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La Repubblica / Affari & Finanza

Rapporto Vinitaly - Le bollicine italiane nelle classifiche mondiali ... «Sono radicalmente francofilo quando si tratta di champagne, ma Bellavista ha creato bollicine di statura internazionale in grado di competere con le più eleganti versioni francesi». Così Robert Parker, guru mondiale della critica enologica, ha portato ai vertici della classifiche mondiali un Franciacorta. Dopo Sassicaia e Ornellaia è la volta delle cuvée di Bellavista, una delle azienda del gruppo Torre Moretti. Qualcosa di più di un semplice riconoscimento, visto che i mercati americani e giapponesi dipendono praticamente dalle valutazioni di Parker su Wine Advocate. Le bollicine "made in Italy" sono in forte ascesa. E se fino a poco tempo fa erano i brindisi ufficiali tra politici, uomini d’affari e sportivi a far tendenza con marchi di fama, come il Ferrari, del gruppo Lunelli, cantina che quest’anno festeggia un secolo di attività, oggi, nelle enoteche, sono i semplici consumatori a stabilire che lo spumante tira più dello champagne, come dicono le rilevazioni dell’Osservatorio del salone del vino. Per il Prosecco di Valdobbiadene, poi, è vero boom, con una crescita del 22%. Bevanda raffinata e, spesso, anche costosa, lo spumante vede impegnate in prima fila anche le cooperative, realtà produttive che in alcune regioni hanno raggiunto dimensioni e livelli qualitativi notevoli. E’ il caso di Cavit: gli spumanti pesano per il 20% sul fatturato totale della cantina, e rappresentano circa il 30% della produzione trentina, dove insieme a Mezzacorona, è uno dei marchi di punta. A tallonarli è subentrata La Vis, che con l’acquisizione della storica cantica Cesarini Sforza si è ritagliata una nicchia nei brut. Una docg per l’Oltrepo’ Pavese, in particolare per lo spumante metodo classico: è questa la proposta di Gianni Zonin per far fronte alla crisi di quest’area con la specializzazione. E se gli altri puntano tutto sullo chardonnay, l’Oltrepo Classico è l’idea di Zonin dovrebbe fregiarsi della Docg se ottenuto almeno con l’80% di Pinot nero, il vitigno principe delle produzioni pavesi.

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