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La Repubblica / Affari & Finanza

Parla Gianni Zonin: "esaltiamo le nostre tradizioni" ... Milleottocento ettari di vigneto, 11 tenute, 25 milioni di bottiglie, 80 milioni di euro di fatturato: è il vino di famiglia Zonin. E per capire dove va il mercato forse non c’è osservatorio migliore di quello di Gianni Zonin, cavaliere del lavoro, vignaiolo per missione, banchiere per opzione, presidente del gruppo vinicolo.
É tutto oro quello che riluce nel vino?
«Negli ultimi dieci anni abbiamo avuto un’importante espansione, ma vedo molti facili entusiasmi. La situazione non è così rosea, soprattutto sui mercati esteri. Il 2002 è andato bene, non così sarà nel 2003. A una vendemmia non felicissima ma gli esiti si vedranno nell’arco di 24 mesi si accompagna una congiuntura economica sfavorevole. E’ un combinato disposto molto delicato».
Ma non stiamo celebrando il boom del vino made in Italy?
«Ci mancherebbe altro: oggi siamo i primi in classifica! Però c’è un problema di prezzi, troppo alti per alcuni vini, troppo bassi per altri; c’è una stagnazione sui mercati esteri. Gli Usa sono fermi, la Germania secondo nostro mercato è in pesante contrazione, il Sud Est asiatico non dà segni di ripresa e Inghilterra e Nord Europa non compensano i cali di domanda. Se questa situazione non si risolverà in fretta bisognerà fare serie riflessioni, anche perché la concorrenza dei cosiddetti paesi emergenti, Cile Argentina Sudafrica Australia, comincia a farsi sentire».
E il mercato interno come va?
«Risponde abbastanza bene, ma i consumatori sono molto attenti al prezzo. E’ un mercato spaccato a metà: da una parte c’è un consumo tradizionale in calo, dall’altra c’è il consumo emergente e più consapevole dei giovani, delle donne. E’ quello che si fa nei winebar (sono più di 1000 e assicurano il 17% delle vendite; ndr), che vuole qualità e personalità dei vini. Questo ci assicura un buon futuro se sapremo interpretare i nuovi gusti e dare garanzie di sempre maggiore qualità».
Ci vuole una via italiana al vino di qualità puntando sui vitigni autoctoni?
«Sì, l’Italia conquistato il primato deve "personalizzarlo» e fare vini da vitigni autoctoni. In tempi di globalizzazione significa esaltare le nostre specificità, le nostre tradizioni. La cucina italiana è ormai la prima del mondo e dobbiamo fare vini al servizio di questo gusto. E’ la vera risposta alla concorrenza internazionale».

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