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La Repubblica / Affari & Finanza

Etichette del sud, le nuove griffe sui mercati esteri: sono gli imprenditori locali a guidare la rinascita enologica dei vigneti del meridione, a partire dalla Sicilia ... Vino, si,ma del profondo sud. Mick Hucknall, voce della band inglese Simply Red, dopo avere acquistato un vigneto a San Alfio, vicino all’Etna, ha messo in bottiglia "Il Cantante", un vino rosso con nome e etichetta in tono: uno sfondo nero su cui si staglia il profilo dello stesso Hucknall che guarda l’Etna con la cima innevata. In produzione c’è già anche il Nero d’Avola, proveniente da un’altra azienda del cantante a Pachino. Entrambi i vini verranno esportati nel nord Europa e per ogni bottiglia venduta verrà piantato un albero nel mondo. Un tempo esportatrici di robusti vini sciolti da taglio destinati a dare vigore ai vini pregiati del nord, oggi il nostro meridione vende all’estero bottiglie di qualità. E i produttori, ora, dal nord scendono al sud a comprare terre e lanciare nuove etichette, spesso legate alla valorizzazione dei vitigni autoctoni.
Tra i pionieri c’è Gianni Zonin che dal Veneto è arrivato in Sicilia, dove ha comprato Feudo Principi Butera, vicino Caltanisetta, e Masserie Conte Martini Carissimo in Puglia, altra terra in piena rinascita enologica. Qui è appena approdata la Barone Pizzini, storica azienda vitivinicola della Franciacorta (Brescia), che dopo Toscana e Marche, si è spinta nel Salento, dove ha comprato 22 ettari di uliveto e vigneto per la produzione del Primitivo del Salento Igt e del Rosso di Puglia Igt. La coltivazione sarà tutta rigorosamente biologica.
Ma la rinascita del sud enoico parte innanzitutto dai produttori locali. Calatrasi, Planeta, Spadafora, sono tre marchi meridionali che si sono imposti con coraggio e determinazione all’estero, partendo da una terra, la Sicilia, dove non è certo facile fare l’imprenditore. Tre storie esemplari a cui già nel 1998 Decanter Magazine, bibbia del settore, aveva dedicato un supplemento speciale.
«Durante uno dei miei viaggi ho visitato la Napa Valley e mi sono detto: «Questa vallata ricorda la mia, la Valle dello Jato, perché non possiamo fare la stessa cosa da noi?», racconta Maurizio Miccichè, presidente della Casa Vinicola Calatrasi, 42 anni, medico di formazione viticoltore per vocazione. Detto e fatto. Nel 1980 Maurizio Miccichè avvia a San Cipirello, piccolo borgo a 30 chilometri da Palermo, la produzione di vino di qualità dai possedimenti di famiglia, 550 ettari di terra di cui 150 coltivata a uva, anche con soluzioni tecnologiche innovative. Profumo, packaging e buon rapporto qualità prezzo, un tema oggi molto sentito: sono i punti di forza del business plan messo a punto dal giovane Miccichè che riesce a lanciare i suoi vini all’estero, Gran Bretagna, Inghilterra e Paesi scandinavi in testa. La sua prima linea "Terre di Ginestra", bianchi e rossi che oltre agli odori e colori della sua terra, racchiudono una storia di successo che fa scuola: nella Valle dello Jato, a sud di Palermo, c’è la casa di Giovanni Brusca, autore dell’attentato al giudice Falcone. Un territorio ad alta densità mafiosa, dove pure già il padre di Maurizio, medico condotto, aveva affermato un modello di gestione dei vigneti basato sui principi della solidarietà. La grande svolta arriva nel 1997, quando Maurizio conquista l’austrialiano Brl Hardy, uno dei più grandi produttori al mondo. In jointventure lanciano D’Istinto, un’etichetta che si è subito affermata sul mercato internazionale. Oggi l’85% del giro d’affari della Casa vinicola Calatrasi deriva dall’export. Il fiuto per gli affari non manca al giovane Miccichè. E, prima ancora del rilancio di vigneti in Puglia, ha anticipato un nuovo trend: il boom dei vini africani. In Tunisia ha comprato 1000 ettari, dove sfruttando antichi vitigni francesi ha lanciato Syrah, Mourvédre, Cinsault e Carignan, i vitigni della nuova decade, come sono stati ribattezzati. Un polo tunisino a 20 minuti d’aereo, che ricorda la Valle del Rodano, da dove è partito il boom di questi vitigni. «Volevo far conoscere al mondo un nuovo sud», afferma con orgoglio, mentre racconta dei 250 posti di lavoro creati e dei 16 milioni di euro di fatturato attuale, contro i 4 del 1997. Oggi in molti stanno seguendo la sua strada. Al Vinitaly la Sicilia arriverà con numeri da record: 167 aziende presenti con 1150 etichette in degustazione. Sarà lo stand più grande della Fiera di Verona.

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