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La Repubblica / Affari & Finanza

Eccellenza del territorio, il Sassicaia ha fatto scuola. Notevole la quota di valore aggiunto che il distretto di produzione conferisce al vino … Emile Peynaud, forse il più grande degli enologi contemporanei, soleva ripetere: «Non esiste un grande vino senza un grande terroir». E Giacomo Tachis, il più famoso winemaker italiano, aggiunge: non esiste un grande terroir senza una grande storia. La magia del vino sta tutta qua: nella sottile differenza che passa tra una buona bottiglia e una grande bottiglia Quella buona inebria il gusto e l’olfatto, quella eccelsa arriva a toccare tutti i sensi, sesto compreso perché ha una forte carica evocativa, una fascinazione immateriale che diventa, come accade per la moda e il lusso, un fattore economico. Il professor Fabio Taiti, presidente del Censis Servizi e uno dei più acuti osservatori socioeconomici del mondo del vino, nella sua annuale ricerca sui distretti vinicoli ha teorizzato i fattori di moltiplicazione che il vino dà ai territori, ma anche la quota di valore aggiunto immateriale che il territorio trasferisce al vino. «In alcuni casi - sostiene il professor Taiti - il 90% del valore della bottiglia è dato dal sogno che essa racchiude, ma la quota più rilevante di questo sogno è legata all’esclusività del luogo di produzione e alla modalità di fruizione del vino». Ed è proprio su questi binomi di fascino che sono nati alcuni nuoviantichi terroir da vino che hanno decretato il successo internazionale di molte bottiglie italiane.
Il caso più clamoroso degli ultimi 30 anni rimane quello di un vino simbolo, il Sassicaia, intuito da Mario Incisa, portato all’eccellenza dall’arte di Giacomo Tachis consolidato da Niccolò Incisa della Rocchetta. E’ nato attorno al "mito" Sassicaia un nuovo piccologrande distretto vitivinicolo italiano quello di Bolgheri-Castagneto. In questo pezzo incantevole di costa della prima Maremma, che non aveva tradizione vinicola, grazie all’affermazione del Sassicaia sono sorti altri vini di grandissimo pregio come il Masseto di Ornellaia, Paleo, Grattamacco. E sulla scorta di questo successo altri distretti vinicoli si sono affermati. Un caso diventato oggetto di studi di marketing è l’affermazione del binomio Marco Caprai-Sagrantino che ha portato in alto la notorietà internazionale di questa denominazione e di un territorio d’eccellenza come Montefalco.
E storicamente già altri binomi si erano affermati come Gaja-Barbaresco o ConternoBarolo e MascarelloBarolo, BolognaBarbera, Tasca d’AlmeritaSicilia, ValentiniAbruzzo, PieropanSoave, MasiAmarone. Ma questo legame bottigliaproduttoreterritorio si è ancor più affermato con le nuove generazioni di vignaioli. Ad esempio con il sorgere di nuovi terroir (è il caso di Suvereto con Tua Rita) come il distretto delle bollicine di Franciacorta che si ancora a bottiglie come Ca’ del Bosco (Zanella) o Bellavista (Moretti), con l’affermarsi di nuove denominazioni (è il caso del binomio Rosso Conero-Umani Ronchi), con il rinnovarsi di antiche terre da vino (Planeta e Donnafugata in Sicilia, Felluga, Jermann,Villa Russiz, Venica in Collio che raccolgono eredità di battistrada come Schiopetto, Gravner o Filiputti, Ercolino-Feudi San Gregorio che incrementa la consolidata fama campana che si reggeva sul binomio Mastroberardino-Avellino) o con il perpetuarsi di miti come l’inscindibile binomio Biondi Santi-Brunello di Montalcino, Antinori e Frescobaldi-Toscana, Mazzei-Chianti e Ricasoli Castello di Brolio-Chianti, Ferrari-Lunelli-Trentino.
Proprio per queste peculiarità del comparto vitivinicolo si sta sviluppando un business impensabile fino a pochi anni fa: la creazione di fondi chiusi per l’acquisizione di cantine, ma soprattutto di territori di eccellenza vinicola, prologo per una futura quotazione al mercato dei capitali di alcune aziende vitivinicole. BorsaMilano, che proprio in novembre dedicherà un convegno al tema, ha compiuto uno studio preliminare per il collocamento che indica come possibile l’ingresso al listino in tempi brevi di alcune cantine. Ma anche singoli imprenditori si stanno muovendo su questo terreno. E’ il caso di Martino De Rosa che già impegnato insieme con il gruppo Moretti (ha appena inaugurato Petra una bellissima cantina progetta dall’architetto svizzero Mario Botta a Suvereto) nella realizzazione alla Badiola di Castiglion della Pescaia di un’azienda vitivinicola con annesso relais superlusso, centro benessere e ristorante che sarà gestito dal più stellato degli chef del mondo Alain Ducasse, ha riunito un pool di investitori per fare acquisizioni nelle più importanti terre da vino italiane: Piemonte, Toscana e Sicilia. Questo team collocherà a breve sul mercato quote di capitale per costruire le cantine e per avviare le attività vitivinicole, fortemente integrate sia con le attività turistiche che con quelle immobiliari.

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