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La Repubblica / Affari & Finanza

Boom di turisti tra vigne e cantine: un business a prova di crisi legato alla valorizzazione del nostro patrimonio enogastronomico ... Il Sagrantino di Montefalco, "monumento vegetale", così ha classificato il pregiato vitigno autoctono dell’Umbria la Fondazione Agnelli, prestigioso centro di studi e ricerche torinese nell’ambito di una ricerca condotta sul territorio alla scoperta di nuovi patrimoni culturali. L’opera e l’esperienza. Percorsi di vita dei beni culturali", questo il titolo del lavoro curato da Peppino Ortoleva e Teresa dimostra come l’enogastronomia sia diventata uno dei punti di forza del turismo di alcune aree, in particolare di quella di Montefalco, nella Val D’Umbria, un paese protagonista di uno dei boom enologici più grandi degli ultimi anni in Italia. E che, proprio a partire dal vino, ha poi trovato un pubblico per i suoi musei e i suoi beni culturali. Un processo che è arrivato fino a «trovare un recentissimo esito ricco di forti potenzialità – in termini di immagine, comunicazione e promozione – nella Strada del Sagrantino Comuni di Bevagna, Castel Ritaldi, Giano dell’Umbria, Gualdo Cattaneo e Montefalco», come si legge nello studio della Fondazione Agnelli.
Un matrimonio allo stesso tempo culturale e d’affari per un’area di 284 chilometri quadrati e 22.411 abitanti che, grazie al patrimonio enoturistico, hanno visto rinascere economicamente la loro terra.
Il caso Montefalco e del promotore della rivalutazione del Sagrantino, Marco Caprai, è rimbalzato in tutto il mondo. Emblema di una tendenza alla valorizzazione del nostro patrimonio produttivo che, finalmente, si sta diffondendo nel nostro paese. Una forte spinta al fenomeno dell’enoturismo è arrivata dalla crisi internazionale, generata dagli attentati terroristici dell’11 settembre 2001 e poi dalla guerra in Iraq e dalla Sars, che hanno dirottato i viaggiatori verso destinazioni domestiche, considerate più sicure. Ma passata la congiuntura negativa internazionale si può ben dire che la visita alle cantine, i pellegrinaggi nelle zone caratterizzati da prodotti alimentari tipici e l’agriturismo più in generale sono diventate una costante nei consumatori italiani. Prendiamo il vino.
Da un sondaggio del Censis, condotto su un campione di 2.000 italiani adulti, risulta che le aree del vino si propongono come magneti dei nuovi turisti. Un tempo meta di pochi, appassionati stranieri, oggi le regioni e i distretti vinicoli attirano tanti italiani. Poli di attrazione sono in particolare le cittàmarchio, come Montalcino (Siena) patria del Brunello, il Chiantishire (tra Siena e Firenze) o Alba (Cuneo) patria del Barolo e del Barbera. Ma accanto alle mete di punta sussiste tra gli italiani un potenziale volume di 10 milioni di "intenzioni e progetti di viaggio" nei singoli micro distretti, per esempio quello del Prosecco, dell’Oltrepò Pavese, del Monferrato. Non solo al nord, ma anche al sud. Il settore vitivinicolo è considerato la punta avanzata delle esportazioni calabresi di prodotti agroalimentari, dicono i dati diffusi pochi giorni fa, in concomitanza con "in Calabria, Terra d’Enotria", l’ appuntamento organizzato dall’Associazione Nazionale Città del Vino.
Il 32% degli acquisti di vino avviene oggi direttamente dal produttore, dicono i dati relativi ai canali distributivi. Non solo. Sempre secondo le rilevazioni del Censis proviene dalle cosiddette Città del Vino (i 500 comuni che si sono associati per promuoversi quali polo di attrazione enoturistica) il 65% dei vini segnati nelle guide di settore. Tra le più prestigiose ricordiamo I vini d’Italia dell’Espresso curata da Enzo Vizzari, I vini di Veronelli, Vini d’Italia del Gambero Rosso, Duemilavini dell’Ais, associazione italiana sommelier, che possono costituire un utile bussola per orientarsi anche tra i territori vitivinicoli.
Oggi il turismo del vino ha un giro d'affari di 2,5 miliardi di euro, el proiezioni parlano di una crescita dell'8% in termini di presenze e del 10% in termini di fatturato. Sono i dati diffusi dal Movimento Turismo del Vino guidato da Francesco Lambertini. Nato nel 1993, il Movimento turismo del vino a cui una donna, Ornella Venica ha dato grande impulso in passato può ben dire di aver contribuito a far salire a 3,5 milioni il numero di visitatori di cantine in un anno, anche grazie a manifestazione come "Cantine aperte" "Calici alle stelle" e "Benvenuta vendemmia", giornate di festa nazionale dei nostri vigneti.
Ma i produttori non restano più alla finestra ad aspettare i visitatori. Sempre più spesso sono loro ad andare incontro ai clienti, con iniziative promozionali finalizzate a portare i loro marchi in giro per l’Italia. Tra i più dinamici i produttori del Trentino e dell’Alto Adige che ha dato vita a "In viaggio con i vini dell’alto Adige", tour di assaggi in diverse città.
Nel 2001 il 5% del fatturato delle cantine associate è stato destinato al sostegno, alla qualificazione e allo sviluppo dell'enoturismo. In particolare si è puntato al miglioramento delle strutture ricettive e di accoglienza, ad iniziative quali corsi di cucina e degustazione, all'organizzazione di concerti, eventi culturali, workshop, seminari sulle tradizioni locali, momenti di promozione e comunicazione. E pensare che ce l’hanno insegnato gli americani, capiscuola in tecnologie ma anche in marketing.
Anche quello del vino. La Napa Valley e la Sonoma Valley sono due grandi poli di attrazione turistica mondiale. Attorno ai quali ruota un business del turismo superspecializzato.

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