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La Repubblica / Affari & Finanza

"E’ diminuito il potere di acquisto": Enrico Viglierchio, alla guida di Castello Banfi, analizza i motivi di ristagno delle vendite ... Ha ereditato il bastone del comando di Castello Banfi da Ezio Rivela, fondatore della cantina e ora presidente dell’Unione Vini, due anni fa, in tempo per celebrare oggi i 25 anni di attività di un’azienda nata per produrre vini a basso costo e divenuta invece l’ambasciatrice del Brunello, forse il vino più esclusivo d’Italia, nel mondo. Enrico Viglierchio di questo colosso con produzioni a Montalcino e in Piemonte di proprietà della famiglia italoamericana Mariani, è il giovane amministratore delegato e direttore generale.

Viglierchio, è davvero pesante la crisi del vino italiano?

«Il mercato è in una fase molto delicata. Ma non per la qualità del vino che è in costante, forte ascesa; è un problema di vendite che sono stagnanti».

Quali sono le cause a suo giudizio?

«Ci sono fattori esterni come la caduta del mercato americano dopo l’undici settembre, la negativa crescita giapponese, lo stop dei consumi nella Germania in crisi. E ci sono fattori interni al settore: un ingiustificato rialzo dei prezzi in molti casi, le ultime tre vendemmie molto scarse in quantità che hanno fatto alzare vertiginosamente i prezzi della materia prima e la lievitazione dei costi di produzione, un’eccessiva parcellizzazione produttiva. Ma la causa prima è che è molto diminuito il potere di acquisto dei consumatori che si sono fatti più selettivi: sia perché hanno meno risorse a disposizione, sia per l’effetto psicologico che induce a credersi più poveri di quanto realmente si sia. E infatti a soffrire di più sono i prodotti di fascia media».

Una situazione che però non sembra riguardare la Banfi ...

«In effetti per noi il 2003 è un anno positivo. Abbiamo avuto un significativo incremento di vendite negli Usa con un più 25 per cento».

Beh, forse perché i Mariani sono americani?

«Sarebbe una spiegazione semplicistica. Forse perché abbiamo tenuto i prezzi bloccati da tre anni, perché il Brunello è in questo momento negli Usa un prodotto must, e infine perché abbiamo un’ottima distribuzione e penetrazione commerciale in quel mercato».

E in Italia come va?

«L’Italia è per noi il primo mercato e anche qui abbiamo ottenuto un incremento di vendite del 10 per cento che si è tradotto in un incremento di fatturato del 5%. E mancano ancora due mesi decisivi come novembre e dicembre. Credo che a darci queste buone performance sia anche il mix di prodotti che riusciamo ad offrire. Abbiamo vini esclusivi come il Poggio Alle Mura, Summus ed Excelsus, abbiamo la più ampia produzione di Brunello, ma abbiamo anche una gamma dal corretto rapporto qualitàprezzo accessibile da un consumatore medio».

Un’azienda a capitale Usa, ma italianissima nell’impostazione?

«Un’azienda che punta prima di tutto alla qualità. Che produce vino in Italia e lo distribuisce nel mondo, che ha capitale americano, e Cristina Mariani segue molto da vicino la nostra attività, ma che fa scelte improntate solo al miglior rapporto con il mercato e alla tutela e promozione dei grandi vini italiani: Brunello e Supertuscans soprattutto, ma anche un’importante produzione piemontese soprattutto nel segmento spumanti che è in ripresa. Un mix positivo: il nostro fatturato è salito a 55 milioni di euro, la produzione è di dieci milioni di bottiglie».

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