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La Repubblica / Affari & Finanza

In Bulgaria per una nuova sfida del vino … C’è un pezzo di Langa e Roero nella Bulgaria del terzo Millennio. Un pezzo di Piemonte che sta cercando di far rivivere una tradizione nobile e antica, quella del vino. Protagonisti di questo sforzo un gruppo tessile piemontese famoso nel mondo, la Fratelli Miroglio, e un enotecnicogeologo, Marco Monchiero. Sindaco per hobby - lo tiene a precisare lui stesso - di Canale d’Alba, la capitale del Roero, Monchiero è una specie di globetrotter della viticoltura, un "professionista" chiamato ai quattro angoli del globo per dare una semplice ma fondamentale risposta: «Qui il vino viene buono». E Monchiero, due anni fa, è stato chiamato a Sliven, una città del Sud est della Bulgaria per dare il suo verdetto. Accanto a uno dei tanti stabilimenti del gruppo Miroglio dislocati nel pianeta c’era una grande estensione di terra, che i vecchi del posto dicevano essere stata una delle più grandi vigne della Bulgaria. Una terra anomala per un paese dell’Est Europa: poco profonda come si dice tecnicamente, ma ricca di argilla con un ph neutro e con una base di marne consolidate. Monchiero, 54 anni, studi alla famosa Scuola enologica di Alba, ha "assaggiato" questa terra. L’ha "masticata" per alcune settimane, è andato in giro ad interrogare la gente del posto. In qualche appezzamento ha trovato dei vecchi pali, dei vitigni quasi secchi, delle cantine abbandonate o riconvertite costruite dai francesi o dai tedeschi all’inizio del secolo. La sua risposta, alla fine, è stata positiva. Come i cercatori d’oro che sognano sempre un nuovo Eldorado o, più prosaicamente, una nuova California, Monchiero ha detto che la sfida poteva essere lanciata. Così il gruppo Miroglio ha cominciato a compare un po’ di ettari ed a progettare una nuova cantina. Poco alla volta è riaffiorato un passato che era stato cancellato non senza traumi dalla seconda Guerra mondiale e dagli anni del regime comunista. Scavando sono usciti non solo alcuni vitigni autoctoni ma anche una cultura del vino che affondava le sue radici nella Tracia dei romani e negli influssi dell’impero austroungarico. A cento chilometri dal Mar Nero con un clima subcontinentale che ricorda, e non è l’unica similitudine, il Roero, la zona di Sliven sta cambiando rapidamente volto. Le aree più pregiate, dove qualcuno si ricordava di aver visto delle vigne, sono state reimpiantate a Pinot nero con una scelta coraggiosa, ma coerente con il tipo di vino che si andrà a produrre. Alcune colline sono state riservate al Mauvrud, un vitigno autoctono che ricorda il Nebbiolo per la forza dei tannini e per la capacità di invecchiamento. E qui è intervenuto soprattutto l’intuito di Monchiero, un enotecnico che non ha difficoltà a spiegare la sua filosofia con una sola parola, quella che ripete sempre: il territorio. Così il vino che nascerà in Bulgaria grazie allo sforzo di un gruppo di piemontesi testardi, sarà un prodotto figlio dei dolci pendii di Sliven e non di una "supercantina". Monchiero ci tiene molto a questa distinzione. Per lui, piccolo produttore per passione, i vini si devono saper ascoltare piuttosto che bere. A costo di sembrare un "bastian contrario", Monchiero spiega che bisogna fuggire dai vini facili, "costruiti" per piacere a tutti, compresi i critici delle guide. La prima vendemmia in Bulgaria è prevista per il 2004. Il tipo di coltivazione adottata è quella della spalliera alta con una concentrazione media di 50006000 viti per ettaro. Le prime acquisizioni hanno riguardato circa 150 ettari. L’obbiettivo è quello di produrre un vino di alta qualità, destinato ai mercati tedesco e inglese, i più attenti alle novità che un mercato sempre più globale propone ogni anno. Il Mauvrud e il Pinot nero bulgari si presenteranno come vini importanti ma ad un prezzo accessibile. Dentro le loro bottiglie ci sarà la terra di Bulgaria ed un pezzo di Piemonte, una storia millenaria e la voglia di una nuova frontiera.

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