02-Planeta_manchette_175x100
Allegrini 2018

La Repubblica / Affari & Finanza

Milano vuole diventare la nuova capitale del vino ... Debutta MiWine, il nuovo salone enologico, che ospiterà oltre 300 tra i più importanti "buyer" del mondo. E’ il terzo evento del settore, e già si parla di "guerra delle fiere" ... Il vino torna a sfilare e stavolta lo fa nella città dove le passerelle sono di moda. Si apre oggi e dura fino al 16 di giugno la prima edizione di MiWine, atteso come un evento, guardato con un po’ di apprensione dai produttori che sono in bilico tra il bisognodesiderio di fare marketing e le strettoie di bilanci sempre più magri. C’è già chi parla di guerra delle "fiere" ricordando gli anni, e questo accadeva fino al 2000, del monopolio incontrastato di Vinitaly, la maxirassegna di Verona che da quasi mezzo secolo mette in mostra le bottiglie italiane. Ed in effetti il calendario delle degustazioni, delle rassegne, delle mostre è diventato più fitto di quello del calcio. Una guerra combattuta con molto fairplay, ma che ha fatto storcere il naso a qualcuno. Ad esempio non è piaciuto che MiWine abbia adottato per la parte aperta al pubblico della sua rassegna, che si presenta sotto i migliori auspici con oltre 17 mila metri quadrati di esposizione, oltre mille cantine presenti e tutto il gotha vitivinicolo schierato in prima fila, la formula del salotto degli enoappassionati, coniata per la verità dal Salone del Vino di Torino che nella scorsa edizione ha inaugurato il WineShow.
Tutti però sono pronti a scommettere che MiWine comunque vada sarà un successo. Certo è che la Fiera di Milano, un colosso delle esposizioni quotata in borsa con un fatturato di 219 milioni di euro, 9,1 milioni di utile e 1,6 milioni di metri quadrati venduti, ha profuso ogni sforzo per sostenere questo debutto nel mondo del vino e l’alleanza con l’Unione Italiana Vini ha dato i suoi frutti assicurando una forte penetrazione tra le aziende top del settore. Oltre 43 paesi sono stati interessati da una sorta di road show della Fiera, ci saranno nei tre giorni milanesi che cominciano oggi oltre 300 tra i più importanti buyer del mondo. Ed in questo sperano i produttori: nella possibilità di allargare il perimetro commerciale del vino made in Italy.
Il primo a pensare ad una fiera in grande stile per completare la visibilità del made in Italy con il vino, dopo la moda, il travel, il settore luxury che sono di casa a Milano, è stato l’ex presidente di Fiera Milano Flavio Cattaneo, ora direttore generale della Rai. E si dice che per dare visibilità alla rassegna vinicola non mancheranno le telecamere tant’è che l’Oscar del Vino ha migrato da Roma a Milano per l’occasione assicurandosi una direttadifferita proprio su RaiUno.
MiWine è stato concepito per metà come rassegna commerciale e per metà come grande evento di comunicazione e d’incontro tra le cantine e il pubblico. La fiera ha preso corpo dopo un incontro tra Ezio Rivella, presidente di Unionvini e Flavio Catteneo che si è scoperto essere un cultore del buon bere. Un’intesa che ha messo in moto un investimento, si dice, di oltre 5 milioni di euro, ma con una certa soddisfazione si fa trapelare che MiWine è già andato praticamente in pareggio. Sta di fatto che per trovare posto nel calendario la rassegna milanese ha sposato la formula biennale ponendosi in alternanza con Vinexpo, la fiera anch’essa celebrata ogni due anni, di Bordeaux.
Ma rimane anche il fatto che MiWine arriva a due mesi dalla chiusura di Vinitaly, a un paio di settimane di distanza da Merano, e sembra aver messo la prua addosso al Salone del Vino di Torino che partito nel 2000 per iniziativa di un imprenditore privato, Alfredo Cazzola, mister MotorShow, è arrivato alla quarta edizione e quest’anno si sdoppia celebrando la rassegna commerciale dal 14 al 17 novembre nei padiglioni del Lingotto e portando il WineShow il 2728 novembre a Roma che si prepara a celebrarsi come la vera capitale del vino italiano. E a Roma Promotor International, l’organizzazione di Cazzola, avrà come partner proprio il Gambero Rosso che della sua «città del gusto» fa il fulcro dell’evento. Si profila forse all’orizzonte un braccio di ferro RomaMilano per contendersi la palma della città più appetita del vino. Apparentemente però è tutto tranquillo ma si sa che i vari direttori commerciali di Verona, Milano e Lingotto sono agguerritissimi sul mercato per contendersi fino all’ultimo stand. E i produttori? I produttori non possono stare a guardare. Nota Luigi Folonari: «Non vorrei che anche con le fiere accadesse ciò che è successo per le bottiglie: un eccesso di euforia oggi ci ha portato a dover fare i conti con una situazione difficile». E sotto traccia c’è già che parla di diversi partiti dei produttori. Angelo Gaja, un one man show del vino italiano che tutto il mondo guarda come una star, non è andato al Vinitaly, Piero Antinori aveva dichiarato che lui più di una fiera all’anno in Italia non fa ma era a Verona e sarà a Milano, Gianni Zonin veno che più non si può nonostante sia il più importante imprenditore vitivinicolo privato per dimensioni non sarà a Milano. Ma per dirla con Piergiacomo Ferrari, amministratore delegato di Fiera Milano, se c’è tanta euforia di fiere vuol dire che il vino pesa. «Dietro ogni prodotto di successo - afferma infatti Ferrari - c’è sempre una fiera trainante e il nostro sistema fieristico, con una fitta rete commerciale nel mondo, può dare un forte sostegno al prodotto vino. Noi ad esempio - continua l’amministratore delegato di Fiera Milano - con gli "enotour" vogliamo accompagnare direttamente nei territori del vino i top buyer in modo che possano toccare con mano la qualità e la tipicità dei vini italiani». Come dire il mercato è aperto, MiWine apre oggi. E forse anche la guerra delle fiere.

Copyright © 2000/2019


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2019

Altri articoli