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La Repubblica / Affari & Finanza

Per le etichette sono arrivate nuove regole ... Dal 1 marzo 2004 sono entrate in vigore le nuove regole di etichettatura dei vini, previste dai regolamenti Ce 1493/99 e 753/2002, integrati dal decreto del Ministro delle politiche agricole del 3/7/2003. Queste regole si applicano sia ai vini da tavola, che ai 117 vini Igt (Indicazione geografica tipica), ai 302 Doc (Denominazione di origine controllata), ai 28 Docg (Denominazione di origine controllata e garantita), prodotti in Italia (così come negli altri paesi dell’Ue).
In sostanza, mentre in precedenza il contenuto dell’etichetta era fisso e stabilito dalla legge, ora è prevista la possibilità di riportare dati facoltativi (come l’annata di raccolta dell’uva, la varietà di vite), accanto ad informazioni obbligatorie, fra cui il tipo di vino (da tavola, Igt, Doc, Docg), l’area geografica, il contenuto di alcol, il volume della bottiglia, il nome dell’imbottigliatore.
Ma cosa distingue un vino Doc, o Docg, o Igt da uno da tavola? In sintesi, l’Igt è un vino da tavola che presenta un certo livello qualitativo e di tipicità, e risponde ad un disciplinare di produzione, che però non è molto dettagliato. E’ invece molto "pignolo" il disciplinare di produzione per i vini Doc e Docg, che descrive le modalità di coltivazione dell’uva e di produzione del vino, oltre che le caratteristiche fisiche, chimiche ed organolettiche del prodotto. I Docg infine si distinguono dai Doc per essere vini molto famosi (oltre che di pregio), e la garanzia risiede nel fatto che i controlli vengono ripetuti se l’imbottigliamento non viene effettuato entro 90 giorni dal primo controllo. Inoltre, il prodotto non può essere venduto in contenitori superiori a 5 litri.
Acquisire un etichetta prestigiosa è comunque una questione non semplice. Infatti, se il vitigno si trova in una zona per la quale già opera un disciplinare di produzione, occorre, oltre che rispettare le sue regole, iscrivere la vigna nell’albo dei vigneti (tenuto dalle Regioni), e denunciare la produzione annuale di uve alla locale Camera di commercio, la quale invia poi la commissione di degustazione per verificare la rispondenza del vino prodotto con il disciplinare, e in caso positivo rilascia il relativo certificato.
Se invece non esiste nessun disciplinare di produzione, occorre presentarne uno al Ministero delle politiche agricole (magari attraverso un Consorzio di tutela), per ottenerne l’approvazione.

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