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La Repubblica / Affari & Finanza

Affari Italiani - Giv, la coop del vino diventerà ‘spa’. Una struttura più adatta al mercato per un gruppo da 250 milioni di euro e 70 milioni di bottiglie ... Il quartier generale è a Villa Belvedere di Calmasino sulla sponda veronese del Garda, tra vigneti e uliveti. Più giù, in Toscana, ecco la secolare tenuta di Sant’Andrea in Percussiva (oggi destinata anche a museo e affiancata dal celebre ‘Albergaccio’) di Niccolò Machiavelli. E ancora più a sud in quel grande vigneto che è il Belpaese ecco le tenute Terre degli Svevi a Venosa e Rapitalà a Camporeale sotto il sole e tra i profumi della Sicilia. Diciotto anni fa tutto questo ben di Dio che finisce sulle più belle tavole italiane e straniere era nelle mani del Credito Svizzero e di esperti finanzieri che ne facevano il loro fiore all’occhiello. Oggi 14 di quelle che sono tra le più prestigiose cantine dell’italico vino sono finite sotto l’ala protettrice del Giv, Gruppo Italiano Vini, capogruppo di una cordata di aziende del pianeta Lega Cooperative (composta da Civ & Civ Modena, Righi, Riunite Reggio, Cevico Ravenna, Chiantigiane Firenze, Mezzocorona Trento, Soave e Az. Agr. Giv di Verona).
Il super euro non impedirà, infatti, al Giv (che esporta il 75% dei 70 milioni di bottiglie prodotte ogni anno e in prevalenza a denominazione Docg e Doc) di rafforzare, con un fatturato consolidato attorno i 250 milioni di euro, la leadership nel settore vitivinicolo nazionale e accelerare il processo di trasformazione in Spa. "Anche se il controllo resterà nelle mani del gruppo cooperativo – chiarisce Rolando Chiossi, 57 anni, presidente e amministratore delegato del Giv – L’evoluzione giuridica verso strutture societarie più aperte al mercato e capaci di rafforzarne e rilanciarne il ruolo anche all’estero, in un periodo di forte concorrenzialità e selezione, è ormai un passo irrinunciabile. Ben sostenuto dalla fedeltà alla missione che ci siamo imposti quando riportammo in Italia il controllo di quattordici cantine patrimonio non solo vinicolo, ma anche storico e culturale del nostro paese. L’obiettivo, in questa sfida, è infatti sempre stato valorizzare la produzione vitivinicola di casa nostra operando in tutte le fasi della filiera produttiva. Dalla coltivazione dei vigneti alla trasformazione, commercializzazione fino al servizio in tavola".
Un grappolo di aziende, cantine e tenute che assommano i vantaggi della piccola e della grande azienda. Con oltre 1300 ettari di terreno di proprietà, l’attività produttiva è gestita direttamente da dieci cantine, che affondano le radici nei secoli, poste in alcune delle zone viticole più vocate delle nostre regioni. Quattrocento i marchi commercializzati che parlano di Piemonte (zona Monferrato e Barolo), Valtellina, Veneto (Bardolino e Valpolicella), Toscana (chianti classico), Umbria (Orvieto), Lazio (Frascati doc), per scendere al Sud e tra i vigneti e le grandi tenute in Basilicata, Puglia e Sicilia. E che arrivano sui mercati della grande distribuzione e nei migliori ristoranti italiani e stranieri attraverso una serie di società di distribuzione estere, direttamente controllate dal Giv: la Frederick Wildman & Sons Litd di New York, il Gruppo Carniato Europe di Parigi e altre società in Germania. "Solo due anni fa ricorda Chiossi abbiamo investito 15 milioni di euro: 9 per il rinnovo di vigneti e altri 6 per l’acquisizione di una tenuta in Basilicata…".

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