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La Repubblica / Affari & Finanza

Vino alla prova della risonanza magnetica… Ha fatto subito venire in mente il detto "in vino veritas". Ed è proprio il caso di dirlo. Si tratta infatti di un’invenzione che consente di capire se una bottiglia di vino è diventata cattiva senza bisogno di stapparla. Il 15% delle bottiglie, dicono le rilevazioni, è contaminato da aceto e altre disgustose componenti derivanti da tappi di sughero avariato o da conservazione cattiva. Comprare un’etichetta d’annata, insomma. è una sorta di roulette russa, una scommessa che può costare cara. Adesso, grazie alla tecnologia, i consumatori hanno uno strumento per tutelarsi: una macchina che combina uno scanner a risonanza magnetica con uno spettrometro, che consente di guardare dentro la bottiglia e individuare eventuali difetti.
A spingere per la sua diffusione è Eugene Mulvhill, un’operatore immobiliare del New Jersey. Il suo macchinario ha subito attirato l’attenzione dei ristoranti più alla moda, come Le cirque di New York e di Zachy. la grande casa di aste di vini. «Fondamentalmente, ad ogni asta il compratore è molto accorto», ha dichiarato a Forbes.com Richard Trauner, ceo di Zachys.
Eugene Mulvhill ha una cantina di vini che vale diversi milioni di dollari e da bravo collezionista ha cominciato a porsi il problema di come tutelarsi dalle bottiglie danneggiate. E così, a forza di arrovellarsi su questo problema ha trovato la soluzione. Tutto inizia nel 2002, quando Mulvhill legge un articolo di American Journal of Enology & Viticulture a uno sul Journal fo Magnetic Resonance, entrambi relativi alla Risonanza magnetica. E compra il brevetto esclusivo di una tecnologia per 5.000 dollari dall’Università della California di Davis, la principale scuola di viticoltura del paese, dove insegna uno degli autori dello studio, Matthew Augustine, docente di chimica.
La macchina costruita da Augustine sta ora in un locale della casa di campagna Mulvhill, perfezionata: somiglia a un termos alto circa 2 metri e mezzo. Dentro il corpo c’è una spirale che è un semiconduttore magnetico, con una temperatura vicina allo zero. La spirale produce un campo magnetico che può rilevare nuclei di idrogeno che sono parte dell’acido acetico, il principale ingrediente dell’aceto. «E’ come percepire un fruscìo durante un uragano», ha spiegato Joseph Broz, un investitore privato, un Ph.D in fisica che è diventato partner dell’iniziativa con Mulvhill e Augustine. La macchina costa 100.000 dollari. Chi se la può permettere? Eitaro Itoyama magnate giapponese nel business del golf, è già in lista. La speranza, è che, come sempre nelle tecnologie, la diffusione dell’apparecchio porti alla fine ad un abbattimento dei costi. E a portata se no proprio di massa come i pc, almeno di molti enoappassionati.

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