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Marco Caprai, dai merletti alla vigna hitech… Etichette elettroniche controllano i filari, chip inseriti nei tappi delle bottiglie e perfino una ricerca sui genotipi del Sagrantino in collaborazione con l’Università di Milano, vendite online. La diversificazione di una industria tessile. «Abbiamo seminato i vinaccioli per riscoprire le diversità genetiche del Sagrantino. Oggi si usano le barbatelle, in pratica tutte le piante sono cloni identici uno all’altro. Riseminando, nascono piante tutte diverse l’una dall’altra, come i figli di una stessa coppia, tutti diversi, per combinazione genetica e non più per propagazione. In tre vigneti stiamo studiando 60 genotipi diversi. Siamo partiti otto anni fa, quest’anno faremo la prima raccolta. Non sappiamo cosa può venire fuori, potremmo dare vita a un nuovo Sagrantino, o anche scoprire che sono genotipi non adatti alla vinificazione». Marco Caprai, il viticoltore umbro che ha fatto conoscere a tutto il mondo Montefalco e fatto diventare una star internazionale il Sagrantino, vitigno autoctono che cresce solo in questa zona, parla sottotono, come se stesse facendo la cosa più normale del mondo. Invece, a sentire gli esperti, è il primo imprenditore a fare ricerca avanzata in un settore dove normalmente solo i laboratori scientifici si cimentano. Ricerca in agricoltura, con un vero reparto di sviluppo, ma secondo le più moderne logiche industriali e le più innovative tecnologie.
Ai bordi di ogni filare dove crescono i nuovi genotipi sono piantati dei Tag, etichette con chip a radiofrequenza. Servono a monitorare ogni filare per non perdere neanche la più piccola informazione sulle proprietà e l’evoluzione di ogni angolo del vigneto dove avviene questa sperimentazione. Tutto finisce nella banca dei genotipi, dove è stata realizzata la mappatura dei cloni presenti sul territorio, «anche quelli meno interessanti dal punto di vista produttivo, per non impoverire il territorio e il vitigno», racconta Caprai. «Le ricadute scientifiche sono notevoli, serve anche a evidenziare i caratteri dominanti e quelli recessivi, a ricostruire tutta la progenie di questo vitigno di cui si sa molto poco», spiega Leonardo Valenti, professore di Viticoltura all’università di Milano, che insieme all’enologo Attilio Pagli ha contribuito al successo di questa case history, emblema di come il successo di una singola azienda possa trainare il rilancio di un intero territorio.«Montefalco, un villaggio che risale ai tempi dell’Impero Romano, oggi epicentro del più eccitante movimento viticulturale d’Italia», scrive RobbReport, il più famoso magazine americano che ha dedicato al marchio Arnaldo Caprai e a Montefalco un intero servizio, con richiamo in copertina.
Un vino rude e acido, che si raccoglieva a novembre e dava vita soprattutto a passiti è diventato oggi, grazie alle tecniche giuste, a selezioni clonali severe, un vino capace di fare la concorrenza ai supertuscan, ai barolo e brunello più pregiati. Tutto è iniziato nel 1971, quando Arnaldo Caprai, imprenditore tessile con una sua storia di successo alle spalle fatta di merletti e cachemire, compra la tenuta di Val di Maggio: 21 ettari, oggi 136, ma destinati a diventare 150 entro 23 anni. Allora erano pochi i produttori di Sagrantino, per lo più confinati al mercato locale, con vini dolci. Oggi le etichette di punta sono che ottengono riconoscimenti in tutta Italia sono diverse.
«Nel 1988 ho detto a Marco "ti affido il vigneto, fai tu". Un giorno torno e trovo tutte le viti ridotte rasoterra. Mi è preso un colpo, ma l’ho lasciato fare. E ha avuto ragione lui», racconta il padre Arnaldo alla cena di festeggiamento per il premio Cantina dell’Anno, conferito dal Gambero Rosso la settimana scorsa nell’ambito del Salone del Vino di Torino. La cantina fattura 5 milioni di euro, per il 24% realizzato all’estero. Le sue bottiglie sono vendute in 30 diversi paesi, in particolare Usa, Giappone, Germania, Svizzera, Belgio e Olanda. Sperimentazione, innovazione, anche la via dell’ecommerce su Internet è stata esplorata: Outsider, il vino prodotto in bottiglie limitate per festeggiare i 25 anni dell’azienda, è stato venduto solo online, ed è andato a ruba.
Ora l’ultima sfida, all’insegna dell’hitech: il tappo con l’Rfid incorporato che si può leggere anche con il cellulare. Si chiama SmartCorq, tappo intelligente, è stato inventato e brevettato dalla Lab di Bologna e messo in produzione da Perbacco, azienda milanese produttrice di tappi. La Arnaldo Caprai è la prima ad adottare questo tappo, tutto sintetico, al cui interno è racchiuso un microchip di un millimetro quadrato, praticamente la capocchia di uno spillo: dentro tutte le informazioni relative alla bottiglia, dai dati sulla vendemmia, a quelli sul produttore, dai consigli per il giusto abbinamento alle ricette, persino poesie e racconti. Ma in caso di bottiglie pregiate, possono essere immagazzinati anche i dati relativi ai diversi proprietari della singola bottiglia. Il tappo è stato adottato su una linea di vini da collezione, la Contemporare, fusione di contemporaneo e raro. E per etichetta: la riproduzione del circuito di un microchip.


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