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La Repubblica / Affari & Finanza

In Toscana nasce il museo hitech per raccontare l’epopea del Brunello ... Un museo per raccontare il futuro di un vino e di un territorio che ormai fanno parte della storia del nostro paese: il Brunello di Montalcino. L’idea è di Stefano Cinelli Colombini, discendente dell’antica famiglia senese, tra quelle che hanno fatto conoscere il Brunello di Montalcino nel mondo, proprietario e timoniere da oltre venti anni della Fattoria dei Barbi, una delle tenute storiche, comprata nel 1790 dai Colombini, che già avevano proprietà in Montalcino nel 1352. Un manager a tutto tondo che segue l’intera filiera, dalla produzione al marketing, alla commercializzazione, fino all’innovazione tecnologica. Nella sua fattoria, un antico borgo diventato un’azienda agricola modello, s’è concentrato sulle nuove tecnologie: ha realizzato con l’università di Siena e Madrid il naso elettronico per l’analisi del vino, un sistema di analisi dell’uva a biosensori con le Università di Pisa e Tor Vergata di Roma e, ancora con l’università di Pisa, un sistema di macerazione prefermentativa a freddo. Innovazione nel rispetto della tradizione, una formula applicata anche al Museo della Comunità di Montalcino e del Brunello, da lui finanziato e che sorge a due passi della Fattoria dei Barbi.
Costruire il domani a partire da ieri. Questo il senso del polo culturale ancora in formazione. Antichi reperti fanno da contraltare a video che illustrano le tecniche più moderne di vinificazione; foto d’epoca seguite da scatti di oggi commentati da testi, luci e percorsi narrativi realizzati secondo principi multimediali che sono alla base dei musei all’avanguardia. La carrellata dei padri fondatori di un vinoparticolarmente amato da Guglielmo III d’Inghilterra che è il tesoro di questa terra: Ferruccio Biondi Santi, Giovanni Colombini, Clemente Santi, Raffaello Padelletti. L’antica porcilaia si prepara a ospitare una biblioteca di consultazione degli antichi testi, in continua crescita.
Il museo è lo specchio di un distretto produttivo che ha dato sempre prova di saper guardare avanti, anticipare i tempi. Risale agli anni ’60 l’inaugurazione della Taverna dei Barbi, un ristorante vicino alla cantina per far salire le vendite e consolidare l’immagine del marchio. Nel 1840 un Brunello dei Barbi aveva già vinto un diploma in una esposizione di Bordeaux, e sì che fare breccia nel "nazionalismo" vitivinicolo francese non è mai stata impresa facile. Ma già nel XIV secolo il comune aveva disposto leggi per la tutela della qualità del vino. Un porto franco che è arrivato a contare 12.000 anime, contro le 5.000 attuali. E che non ha mai perso il senso del commercio e dei mercati, il business della "strada", anticipando il Movimento turismo del vino, invenzione di marketing territoriale moderna. Il distretto di Montalcino ha chiuso il 2004 con un giro d’affari di circa 140 milioni di euro. E ha lanciato la nuova sfida al mercato globale: ha registrato il marchio Brunello per farlo diventare una griffe, come quella di Armani.

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