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La Repubblica / Affari & Finanza

Fabbriche a cielo aperto, è la gestione dei rischi la nuova sfida finanziaria. Molte incognite si nascondono dietro ogni attività imprenditoriale. Anche se alcune imprese sono meno protette da atti vandalici o dal meteo fuori controllo ... La tematica della gestione dei rischi all’interno delle aziende non finanziarie sta assumendo una crescente attenzione da qualche anno. Gestire i rischi significa porre le basi per conseguire una stabilizzazione del reddito d’impresa e quindi renderlo meno volatile e meno dipendente da fattori esterni che sono solo in parte gestibili dal management dell’azienda. Se la presenza dei rischi è insita in ogni attività imprenditoriale, è altrettanto vero che vi sono delle attività che sono più esposte a certe tipologie di rischi rispetto ad altre.
L’azienda vinicola si caratterizza per avere la sua "fabbrica" a cielo aperto, esposta a rischi sia naturali, per esempio il rischio climatico, sia di altra natura, per esempio il rischio di atti vandalici. In particolare, il rischio climatico assume grande importanza poiché i suoi effetti si possono manifestare in diversi modi. Innanzitutto, gli eventi atmosferici impattano sulla qualità e la quantità della vendemmia e sull’integrità della vite e degli impianti.
Poi, sempre il clima è responsabile della diffusione e propagazione di eventi patogeni, per es. attacchi di parassiti, che incidono sullo stato di salute e sulla vita della pianta. Infine, soprattutto per le produzioni di uve destinate alla vinificazione di qualità, l’influenza che il clima esercita sull’esito di una vendemmia impatta sul prezzo di mercato dell’uva stessa, che potrebbe fluttuare in modo anche molto rilevante se ad esempio dovesse esserci scarsità quantitativa abbinata a un elevato livello qualitativo. Com’è gestito il rischio climatico all’interno delle nostre aziende viticole? La tabella al centro della pagina riporta la spesa sostenuta dalle imprese per coprirsi dal rischio climatico. Si osservi come l’Italia, che realizza il 17% della produzione viticola mondiale, seconda solo alla Francia, rappresenti solo il 4% della spesa per coperture dai rischi climatici. Fortissimo è il segnale proveniente dagli Usa, che rappresenta meno di un terzo della produzione vinicola italiana ma che concentra l’85% della spesa mondiale in prodotti di copertura.
La stessa Spagna ha un rapporto spesa per coperturaproduzione che è circa tre volte il nostro. Perché negli Usa si spende di più in coperture e come si spende? Il punto chiave è che il mercato americano copre più manifestazioni del rischio, non solo i danni prodotti dalla grandine, e le copre in modo diverso, non solo ricorrendo alle polizze assicurative ma anche attraverso strumenti finanziari di trasferimento del rischio, ossia attraverso i derivati climatici.
I derivati climatici sono strumenti diversi e più flessibili delle polizze assicurative perché consentono di: proteggere effettivamente il livello di reddito aziendale, anche in presenza di danni solo parziali; effettuare la copertura solo quando si ritiene che il rischio si possa effettivamente manifestare, oppure per proteggere dei buoni risultati che si sono già conseguiti, per esempio una maturazione dell’uva che si presenta ottima arrivati al mese di agosto; uscire dalla copertura se lo si desidera, andando a vendere lo strumento derivato prima della sua scadenza; comprare un prodotto a basso costo perché può sfruttare l’elevato volume di transazioni che si viene a formare sul mercato finanziario di riferimento. Purtroppo in Italia, a differenza degli Usae dell’Australia, nessuno offre strumenti derivati climatici per il settore vinicolo ma vi sono alcune iniziative sia del Chicago Mercantile Exchange (www.cme.com) sia di Euronext (www.euronext.com), il consorzio tra le borse di Londra e Parigi, che potrebbero portare presto a creare le condizioni di infrastruttura affinché questi prodotti possano essere offerti anche per il mercato italiano; sarà fondamentale però che i nostri operatori finanziari, in primis le banche che già operano nel settore vinicolo ma non solo, siano pronti a cogliere questa nuova opportunità di innovazione di prodotto al servizio del "vigneto Italia" di qualità.

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