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La Repubblica / Affari & Finanza

La difesa della qualità del vino e dell’olio passa attraverso i tappi ... Produttori e istituzioni sono d’accordo nella necessità di lottare contro le truffe ma sono divisi sul come farlo. Comunque bisogna varare norme più stringenti... Sul principio di tutelare le produzioni di qualità, combattere la contraffazione e garantire l’integrità dei prodotti alimentari sono tutti d’accordo. Ma quando si passa dalle dichiarazioni alle scelte concrete, è difficile trovare un’opinione condivisa da produttori, istituzioni e consumatori.
Emblematico il caso dei tappi, intorno ai quali si discute da anni senza trovare un’opinione condivisa in merito a potenzialità e rischi per i prodotti che sono chiamati a proteggere. Si pensi al caso del tappo di sughero, che nell’immaginario comune accompagna tutte le bottiglie di vino considerate di buona qualità. Il sughero è un materiale straordinario perché abbina doti di elasticità, capacità di far “respirare” il liquido contenuto in bottiglia e ottime qualità ermetiche.
Tutte caratteristiche fondamentali per garantire la conservazione e la maturazione del vino. Tuttavia questo materiale può sviluppare il tricloroanisolo, un composto chimico che genera il cosiddetto “odore di tappo”, presente nel 4% della produzione mondiale. Da tempo si stanno studiando soluzioni alternative e qualche produttore ha lanciato sul mercato tappi sintetici, che replicano le qualità del sughero - a eccezione delle doti di traspirazione - ma evitano l’odore di tappo. Ma il mercato, fin qui, ha dimostrato di non apprezzare questa scelta, preferendo restare ancorato alla tradizione romantica del sughero.
Il tappo divide produttori e legislatore anche in campo olivicolo. In questo caso non è in discussione tanto la capacità di preservare la qualità del prodotto, quanto l’efficacia dell’azione di contrasto alle contraffazioni. Molti ristoratori ricorrono al rabbocco, riempiendo le bottiglie di olio d’oliva pregiato con prodotto di qualità inferiore per risparmiare sui costi. Una truffa che colpisce il giro d’affari dei produttori di extravergine e mette a rischio i consumatori, che inconsapevolmente utilizzano un prodotto alterato e contaminato da agenti esterni.
Lo scorso anno l’Italia si è dotata di una normativa che proibisce l’utilizzo negli esercizi pubblici di contenitori d’olio d’oliva non etichettati, ma il provvedimento non è considerato sufficiente dagli operatori del mercato. Questa normativa, sostengono, pur vietando l’uso delle ampolle, non impedisce il rabbocco di olio di qualità con altri tipi di prodotto. Gli operatori propongono di replicare la ricetta del governo portoghese, che ha imposto di applicare alle bottiglie di extravergine una chiusura di sicurezza che ne impedisca il rabbocco e dunque la sofisticazione del prodotto. Il tappo è agganciato al collo della bottiglia dall’interno ed è dotato di un sistema di valvole che ne impedisce la commistione.
A capeggiare la protesta è Guala Closures, leader mondiale nella produzione di chiusure di sicurezza per le bevande alcoliche, le bibite, e l’olio, azienda alessandrina che ha chiuso il 2006 con un fatturato di 264 milioni di euro. Quotata a Piazza Affari, la società ha un flottante superiore al 70% ed è solo in piccola parte partecipata dalla famiglia fondatrice Guala, che invece ha concentrato le proprie attività sulla società che porta li suo nome, anch’essa attiva nel mercato delle chiusure.


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