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La Repubblica Affari & Finanza

La “food valley” non tradisce mai, cresce ancora e vince le sfide estere ... Il valore del comparto vinicolo e dei distillati ha superato da solo il miliardo di euro... Oltre tre miliardi di export, 3,2 miliardi il valore della produzione. Sono numeri di grande rilievo quelli del settore agroalimentare in Piemonte. Una food valley che ha saputo tenere lesta alla concorrenza interna ed europea e che negli ultimi anni ha continuato a crescere. I1 Piemonte conta oggi settantamila aziende agricole e gli occupati totali, grazie alle novemila aziende agroalimentari presenti sul territorio, superano le 110 mila unità. In termini di Pil regionale, l’agricoltura incide per il 2,5 per cento, raggiungendo il 4,3 grazie all’agroalimentare. In totale la superficie agricola utilizzata in Piemonte è di 1.068.000 ettari e su un terzo circa si praticano sistemi di produzione ecocompatibili o biologici.
Analizzando i numeri dell’export, il valore del comparto vinicolo e dei distillati ha superato da solo il miliardo di euro confermando una crescita ininterrotta che parte dal lontano 1998. Per non restare solo all’analisi dei numeri, ma per citare anche prodotti che in questo caso hanno una vai ore aggiunto, va segnalato che il Piemonte può contare oggi su un complesso sistema di tutele e denominazioni a garanzia del consumatore. Sono trecentomila i capi bovini di razza piemontese tutelati dal marchio Coalvi e dal sistema di etichettatura delle Associazioni dei produttori, nove i formaggi Dop (Bra, Castelmagno, Murazzano, Raschera, Robiola di Roceaverano, Toma, Gorgonzola, Grana Padano e Taleggio), due i risi Dop (Baraggia Biellese e Vercellese), un sai urne Dop (Cacciatore) e un pesce (tinca gobba dorata del Pianalto di Forino).
Prodotti a cui si aggiungono alcune Igp di
glande valore come
quelle della nocciola
Piemonte, della castagna di Cuneo e i tredici vini (Docg e quarantaquattro sono i Doc). Un patrimonio unico chela Regione
Piemonte sta cercando di valorizzare ulteriormente con il
disegno di legge che istituisce
i Distretti agroalimentari.
Già approvato dalla Commissione agricoltura e adesso all’esame del Consiglio regionale, il provvedimento punta a una riforma della politica di distretto, finalizzata a ristrutturare, in forme omogenee e flessibili, la gestione delle aggregazioni industriali. La proposta di legge definisce i nuovi distretti agroalimentari di qualità come sistemi produttivi locali, caratterizzati da uno o più prodotti omogenei, certificati e tutelati e con una valenza economica significativa. Il distretto deve poi garantire una interdipendenza tra imprese agricole, di trasformazione e commercializzazione in modo da poter definire una filiera integrata. Al riguardo l’assessore regionale Mino Taricco parla di una vera e propria sfida “che non riguarda solo la commercializzazione e la promozione, ma anche la tutela del paesaggio e le ricadute sul turismo”.
Parallelamente ai distretti
agroalimentari, la proposta di
legge regionale istituisce i di
stretti rurali caratterizzati da
un’identità storica consolidata e quelli del vino attualmente regolati da una legge
del 1999, ormai superata e non più competitiva su un mercato globale dove Cile, Australia e molti paesi
dell’Est conquistano
fette di mercato puntando sulla qualità.
Altro tema sul quale la Regione Piemonte si sta impegnando e che dovrebbe portare ad una vera e propria rivoluzione è il provvedimento a sostegno della vendita diretta dei prodotti agricoli, i cosiddetti farmer’s market, mercatini che mettono in rapporto diretto i produttori e i
Ora si punta sui farmer
market per la vendita
diretta dei prodotti
Il merito va
anche
al sistema
di tutele
a garanzia del
consumatore
consumatori. Entro l’anno
dovrebbero essere aperti una
decina di mercatini con l’obiettivo di arrivare a quaranta,
cinquanta nel 2010. “Il provvedimento che stiamo elaborando sulla vendita diretta -
continua l’assessore Taricco - rappresenta il migliore
esempio di filiera corta, ovvero il contatto senza intermediari tra chi produce e chi acquista e consuma, in una logica di rapporto trasparente, ma
anche di informazione e sensibilizzazione. Attraverso il rapporto diretto con il produttore, in
fatti, il cittadino può
venire in contatto con
le realtà del territorio,
conoscere la stagionalità dei prodotti e avvicinarsi a un’alimentazione più sana e consapevole. Interventi di questo
genere possono contribuire
ad alleviare la forte tensione
sui prezzi, che rappresenta un
problema molto concreto per
i consumatori in questo mo
mento e rispetto al quale vorremmo dare anche noi un segnale di attenzione”.

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