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La Repubblica Affari & Finanza

Champagne, è boom dall’Italia all’Inghilterra ... Sono le bottiglie più pregiate a trainare le bollicine francesi sul nostro mercato. E a Londra, che fa scuola di tendenza, apre il locale dedicato più lungo d’Europa... E’ una continua ricerca dell’equilibrio tra due estremi, la struttura, il
carattere del Pinot Noir e i profumi dello Chardonnay, tra la potenza l’eleganza: questo ‘71 è 1’unione perfetta, un’annata austera ma allo stesso tempo generosa, un raro equilibrio tra ricchezza, rotondità e acidità. E’ la magia della terza plenitude, lo stadio finale dell’evoluzione. l’affermazione del vino in tutta 1a sua complessità”. Richard Geoffre è lo chef de cave, il maestro di cantina del Dom Perignon: firma le bottiglie, dà l’impronta dello stile della maison e con l’équipe di enologi da lui guidata sceglie le uve migliori da assemblare ad arte. A Milano guida una verticale di Oenothèque, il top di gamma della casata, una degustazione di
annate di eccellenza, dal 1995, appena messa in commercio, indietro, fino al 1969. Un’esperienza unica del gusto, certo. Ma, soprattutto un segnale inequivocabile per il mercato: continua il grande attacco all’Italia. Come al resto del mondo.
Le grandi manovre sono iniziate lo scorso anno. E i risultati si vedono: il nostro paese è salito dal quinto al quarto posto nella classifica mondiale delle bottiglie di champagne acquistate, ma è terzo per valore, che vuole dire che si guarda a1la qua1ità. “L’Italia fa segnare una crescita a due cifre, con un incremento delle importazioni del 10,9% rispetto al 2006. Non era mai successo che fosse superata la soglia dei 10 milioni di bottiglie. E a tirare la volata sono soprattutto le cuvée speciali e i rosé, la conferma
chel’italiano è un consumatore con
le idee chiare, un
vero intenditore”, racconta Domenico Avolio,
direttore del
Centro informazione champagne, organo rappresentativo per l’Italia del Civc, Comitè Interprofessionel du vin champagne. Un anno record, che ha ampiamente superato il 1999, quando, in pieno boom della new economy si era raggiunto il picco mondiale di vendite.
Il credit crunch non ha toccato quello che viene ritenuto il prodotto di lusso per eccellenza. Solo negli Usa si è registrata una flessione, ma resta il secondo mercato di sbocco. Se ne sono avvantaggiate le bollicine italiane, Prosecco in testa, che secondo 1’Economist e I’Iwf Italian wine&food Institute, stanno dando filo da torcere alle cugine francesi.
L’armata francese delle bollicine avanza a passo di carica, da Ovest a Est, fino all’estremo oriente. Cresce a ritmi frenetici, dal 10% dell’Italia, al 27% della Spagna, fino a 30% della Cina, il mercato a più alto potenziale di sviluppo. E l’export è arrivato aquota 2,3 miliardi di euro, su 4,5 di giro d’affari globale.
Più del 90% delle esportazioni sono realizzate dai grandi marchi, dicono le rilevazioni dell’Urne, l’associazione delle maison. In prima fila c’è il Dom Perignon, seguito da Veuve Clicquot e anche
da Krug e Ruinart, le etichette di
punta di Lvmh, il gigante mondiale del lusso. Gli champagne, insieme al cognac, sono diventati gli asset più promettenti di Lvmh, il gigante del lusso di proprietà di Bernard Arnault e Albert Frère: “Il portafoglio
di
branda più elevata crescita, che generano i ricavi e i margini operativi più alti”, segnalano Antoine Belge e Ervan Rambourg, analisti della
banca d’affari Hsbc. Mentre il marchio Louis Vuitton sta cercando nuove vie per uscire dalla fase di saturazione, le griffe dello champagne investono per sfruttare al massimo l’ondata positiva del mercato.
Packaging esclusivi, locali dedicati: la domanda mondiale di
beni di superlusso è più elevata dei consumi giornalieri, dice il World Wealth Report di Merril Lynch, e questo fa salire il Clewi, l’indice mondiale dei beni esclusivi, che nel paniere comprende una cassa di Dom Perignon. Il primo mercato di sbocco resta l’Inghilterra, che quest’anno racconta Decanter, bibbia enologica del settore, sta registrando un nuovo boom rilevato dalla società di ricerca Mmtel. Basti dire che Harrod’s, lo store del lusso di Londra che detta le tendenze mondiali, ha affiancato al bar-champagne un ulteriore locale dedicato solo al Dom Perignon Oenothèque venduto a bicchiere: 65 pound - 85 euro, per una flute del 1995; per il 1975, 250 ponnds, 318 euro. Un locale pop up, aperto solo in determinati periodi dell’anno, come è di gran moda oggi. Londra, capitale mondiale delle bollicine, ha aperto The Europe’s Longest Champagne bar, il più lungo bar champagne europeo: 96 metri, con un una vetrata a vista, alle spalle dei binari deIl’Eurostar, la linea ad alta velocità inaugurata alla stazione di St. Pancras dalla regina Elisabetta l’inverno scorso, descritta dai giornali finanziari di tutto il mondo come la grande rivoluzione dei viaggi.
Il business scorre a litri. E lo champagne ora guarda ai paesi dei ricchi emergenti. I russi, forti consumatori. I giapponesi. Cinesi e indiani sono ancora una quota minore, ma i tassi di incremento sono elevatissimi. Paesi che stanno trainando la domanda mondiale di tutti i beni di lusso. I più esclusivi e cari. Un esempio viene dagli yacht. La richiesta è talmente alta che i cantieri mondiali lavorano a pieno carico tanto che i big, come l’italiana Azimut-Benetti, stanno aprendo nuovi stabilimenti. Lo stesso, si è detto, vogliono fare i produttori di champagne, che hanno dato vita a un allargamento dei comuni compresi nel disciplinare di tutela del prodotto. Di fatto si tratta di una revisione delle autorizzazioni rilasciate nel 1927, anno della prima regolamentazione delle particelle di vigneti. Un progetto avviato negli anni 80 e poi accantonato per la flessione mondiale delle vendite. Ora che il mercato s’è rimesso a correre è stato dato il via. Ma ci vuole tempo. La revisione terminerà nel 2017 e le prime produzioni non vedranno il mercato prima del 2025. Ci vogliono 24 mesi per lanciare un nuovo modello di yacht. Otto anni minimo per un nuovo champagne. Più esclusivo di così...

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