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La Repubblica / Affari & Finanza

Spumanti una produzione più redditizia ... Tutti gli indicatori di profitto sono più elevati rispetto alla produzione di altre tipologie di vini... Tutti i produttori di spumanti si attendono un 2010 in crescita e di essi il 45% è particolarmente ottimista: prevedono un incremento delle vendite per l’anno in corso superiore al 3%. Il rapporto sul settore vinicolo di Mediobanca ha dedicato un focus particolare quest’anno alle bollicine, sia italiane che straniere. A fronte di un vero e proprio crollo degli champagne, nel 2009 i nostri produttori di spumanti hanno segnato una flessione più contenuta, con un calo delle vendite del 2%, oltre un punto sotto la flessione media di tutto il settore in Italia.
Anche l’export è sceso, del 3,6%, soprattutto in Nord America, ma le performance delle nostre bollicine restano nettamente superiori a quelle degli champagne: nel 2008, quando i nostri spumanti erano ancora in pieno boom, le vendite di champagne erano crollate, soprattutto per le etichette di fascia medio-alta. Dall’analisi di Mediobanca emerge un dato in particolare, il profilo dei produttori di spumanti ha una componente maggiore di valore aggiunto, si attesta insomma come una produzione di maggiore pregio. Tutti gli indicatori di profitto, infatti, sono più elevati nel 2008: il roi, ritorno sugli investimenti, è del 5,9% contro il 5,3% degli altri produttori. Il confronto con i produttori di spumanti evidenzia un margine operativo su fatturato superiore di 1,6 punti e un roe di 1,3 punti più elevato rispetto ai produttori di altri vini. Non solo. I produttori di spumanti fanno un minor ricorso al debito, confermato dal rapporto tra debiti finanziari e capitale investito (inferiore di oltre 14 punti, 35,6% contro 49,6%), e sono dotati di una struttura più legger: le immobilizzazioni tecniche sono il 38% del capitale contro il 53% delle altre tipologie di produzione. D’altra parte, essi paiono mostrare una minore proiezione internazionale, con una quota all’export pari al 24% contro il 49,6% degli altri produttori, e condizioni di migliore competitività, comprovate da un valore aggiunto più che doppio rispetto al costo del lavoro. Si segnala che il valore aggiunto dei produttori di spumanti procapite è stato nel 2008 pari a circa 109mila euro, il 45% al disopra di quello degli altri produttori (75mila euro), a fronte di un costo del lavoro (50mila euro) superiore del 28%.
Relativamente alle esportazioni globali prevalgono le vendite tramite intermediari importatori (oltre otto decimi del totale), con un’incidenza della rete di proprietà al 10,4% circa; dati validi anche per i produttori di spumanti che però segnalano, in ambito nazionale, che il 54% del venduto passa dalla Gdo, un 19% dal canale Ho.Re.Ca (hotel, ristoranti e catering) e un 16% attraverso il grossista o l’intermediario.


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