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La Repubblica / Affari & Finanza

… Bollicine e rossi d’autore, ma parte la rivolta dei contadini … I brand trentini in cima alle classifiche delle principali guide che sono in presentazione in questi giorni, marchi che hanno continuato a crescere anche durante la crisi. Ma tra i gruppi cooperativi scoppia la guerra dei bilanci. E il gruppo La Vis, travolto dai debiti, va in matrimonio al big Cavit… Chiuderemo l’anno con una crescita del 18% in Italia e del 10-15% in Europa”. Anselmo Guerrieri Gonzaga - rampollo della dinastia di viticoltori trentini che grazie al padre, Carlo, è riuscita a portare al top mondiale i vini rossi di una regione in genere conosciuta per i bianchi - deve il suo ottimismo alla ristrutturazione radicale di tutta la distribuzione. “Invece del distributore unico abbiamo una rete di 94 agenti e questo ci garantisce una capillarità moltiplicata rispetto a 2 anni”, racconta. Il panorama è roseo, ma non dappertutto. “Alcuni paesi sono ancora in grossa crisi soprattutto per quanto riguarda i vini di alta fascia di prezzo e quindi questo non facilita le nostre esportazioni. I più difficoltà sono gli Usa che per noi conta un 12% del fatturato”. Questa cantina che con il San Leonardo è considerata di “alta-gamma” è in piena rivoluzione e ha tenuto recentemente a battesimo un nuovo prodotto, stavolta un base, Terre di San Leonardo: “il fratello giovane di San Leonardo, di base ha solo il prezzo: 15 euro in enoteca e sta letteralmente volando con volumi che ci hanno stupito. E con la sua prima annata ha ricevuto i due bicchieri rossi del Gambero Rosso”. Niente male per un vino nuovo, che normalmente richiede tempo per farsi strada. Ma si spiega con le nuove tendenze che vogliono vini di qualità anche sulla tavola di tutti i giorni, buoni ma facili da bere, mentre i vini più impegnativi si riservano per gli eventi. Non è l’unica etichetta trentina finita in cima alle classifiche delle principali guide in presentazione proprio in questi giorni. Sul trentino c’è un accordo quasi completo. Sono soprattutto i bianchi, la punta di diamante del territorio. Pojer e Sandri, una realtà di nicchia ma di grande livello, è tra i numeri uno per Duemilavini 2011 dell’Ais che ha dato i 5 grappoli a Essenzia, vino dolce, e al Faie, rosso bordolese, chiocciola di Slow Food al Fili, vino a bassa gradazione alla maniera dei vini della Mosella. I vini d’Italia dell’Espresso ha dato il massimo dei punti al Besler Biank, il bianco. Discorso a parte meritano le bollicine, che sotto la Trento Doc Metodo classico - il consorzio guidato da Fausto Peratoner - hanno creato un brand di territorio che le consente di contraddistinguersi, come dicono le rilevazioni dell’Osservatorio sulle produzioni trentine della Camera di Commercio di Trento. Trento Riserva Lunelli 2003 Ferrari e il Trento Brut Riserva del Fondatore Giulio Ferrari 2001 sono al top dei vini d’Italia dell’Espresso. Trento Giulio Ferrari Riserva del Fondatore Brut ‘01 Ferrari ha preso i tre bicchieri del Gambero Rosso, che come seconda etichetta ha premiato Trento Extra Brut Perlé Nero ‘04 Ferrari. Slow Food ha dato la Moneta a tutta la cantina Ferrari globalmente presa, per la qualità media di tutti i prodotti. Il marchio Ferrari ha portato le bollicine italiane in tutto il mondo, tra i primi a osare la grande sfida con i blasonati champagne francesi. E fa ancora storia. “Contiamo di chiudere l’anno in crescita, dopo la lieve flessione del 2009, anche se settembre è stato un mese molto lento, ma a livello mondiale per l’alto di gamma la ripresa si sente”, racconta Matteo Lunelli, amministratore delegato, ultima generazione della famiglia produttrice del Ferrari, appena rientrato da Milano dove ha partecipato al meeting annuale della Fondazione Altagamma, che raccoglie le griffe del Made in Italy. Spiega Lunelli: “La forza del marchio ci aiuta, indubbiamente, soprattutto nell’Horeca, alberghi e ristoranti. La migliore performance la stiamo avendo in Germania e Usa e si sta riprendendo anche la Russia. Il Giappone, che pure per noi è importante, resta invece stabile, le difficoltà del paese ancora si riflettono nei consumi.” Attorno a questa griffe è cresciuto e si è rafforzato il territorio. Altri produttori hanno scalato con le loro bollicine il consenso dei critici. Un caso è il Trento Brut Altemasi Graal Riserva 2003, che ha avuto i cinque grappoli dall’Ais e i tre bicchieri del Gambero rosso. Tre bicchieri anche per il Teroldego Rotaliano Maso Cervara 2007, un rosso da un vitigno tra i più noti della regione insieme al Marzemino. “La nostra forza è aver saputo coniugare l’artigianalità della produzione in vigna con la tecnologia dei nostri laboratori che lavorano in tandem con la scuola di San Michele all’Adige e consentono di monitorare continuamente lo standard di tutti i soci”, racconta Enrico Zanoni, direttore generale Cavit, mentre snocciola con soddisfazione la sfilza di medaglie e riconoscimenti ottenuti nel mondo dalla cantina di Ravina. Ma il riconoscimento maggiore sta nei bilanci. “Aumenta significativamente il ritirato dai soci, diminuisce il debito, e il fatturato è salito del 6% sull’ esercizio precedente, a 136,1 milioni di euro”, racconta Zanoni. Cavit, tra i primi produttori in Italia per fatturato, è un consorzio di cantine sociali che fattura il 70% all’estero. Un gigante con un portafoglio di marchi variegato, dall’alto di gamma al vino di tutti i giorni, cosa che consente di bilanciare meglio le congiunture sfavorevoli. Quello delle cooperative è uno dei punti di forza del Trentino anche sul versante vitivinicolo. Ma la rivolta dei contadini che si è scatenata proprio le settimane scorse rivela che su questo fronte c’è ancora da lavorare. Le cooperative, segnala nel suo report annuale sul vino Mediobanca, proprio per la loro struttura sono finanziariamente più deboli. E questo le rende più fragili in momenti critici del mercato, come quello attuale. “Il gruppo Mezzacorona non ha mai avuto un giorno di cassa integrazione né di recessione, abbiamo continuato a crescere soprattutto all’estero, dove realizziamo maggior parte del nostro fatturato”, esulta Fabio Rizzoli, amministratore delegato del gruppo Mezzacorona che ha sede nel comune di Mezzocorona. Spiega Rizzoli: “Negli Usa realizziamo 80 milioni di euro di fatturato, siamo riusciti a tenere testa alla crisi grazie al prezzo, con il nostro medio di 8 dollari ci siamo trovati in sintonia con il mercato, soprattutto quello americano, interessato da un forte riposizionamento di prezzo”. Quello del rapporto qualità-prezzo è un pregio di cui tutti i produttori vanno fieri. Ma considerata la morfologia del territorio, montano, la estrema frammentazione dei vigneti e delle proprietà in Trentino, però, non si possono comprimere i margini più di tanto. Tanti fattori, anche questi tipici dell’economia del territorio, che spiegano perché, nei momenti più difficili anche una realtà all’avanguardia come La Vis, altro grande brand trentino, possa essere entrata in difficoltà. “Paghiamo lo sforzo di voler crescere, di consolidarci proprio per far fronte ai limiti che la struttura cooperativa di per sé presenta”, racconta Fausto Peratoner, direttore generale La-Vis. Per sostenere i soci, i vignaioli, è intervenuta la Provincia che ha messo un commissario, Marco Zanoni: per guidare il rilancio della La Vis, attraverso un piano che prevede una ridefinizione delle aree di business e una riorganizzazione societaria.

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