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La Repubblica / Affari & Finanza

…E Dom Perignon imbottiglia Andy Warhol… Lo Champagne Dom Perignon e Andy Warhol, non è un accostamento un po’ bizzarro per una campagna di comunicazione? Sorride Daniel Lalonde, dal giugno scorso presidente e Ceo di Moët & Chandon e Dom Perignon. Canadese, sposato con un’ italiana, Lalonde è un collezionista di arte contemporanea: “Ci piace l’ idea di celebrare persone che hanno raggiunto obiettivi ambiziosi - risponde - possono essere artisti come Warhol e Nurejev, ma anche designer, architetti, musicisti, persino astronauti”. Per il Dom Perignon, dunque, Lalonde ha deciso di giocare la carta dei “grandi traguardi”. Spiega come la maison riconosca “in Andy Warhol un artista eccezionale e straordinariamente innovativo”. Quindi sottolinea quanto “l’ originale visione” dell’ artista “provochi un cambiamento sia sul piano estetico che concettuale, stravolgendo i canoni classici del mondo dell’ arte”. E allora? In realtà è soprattutto sull’ “idea di democratizzazione connessa al multiplo”, sul Warhol in grado di rivoluzionare “il modo di considerare il ruolo dell’ arte nelle nostre società” che Dom Perignon gioca le sue carte. Dice Lalonde: “L’idea dell’ opera plastica, confinata fino ad allora a una procedura artigianale e alla cultura del “pezzo unico”, scopre grazie a Andy Warhol la possibilità di una “ricreazione” infinita”. Non è un caso dunque se l’immagine della campagna pubblicitaria Dom Perignon, costruita partendo dagli autoritratti dell’ artista, faccia di Andy Warhol il soggetto stesso di questo multiplo. “Questa immagine raffigura la sua visione che ricalca esattamente quella di Dom Perignon illustrata nel suo “Manifesto”” ,dicono alla maison, “ogni millesimo Dom Pérignon è una creazione assoluta che discende da una originale visione estetica, ma ogni millesimo porta in sé l’ idea del multiplo”. Ma non basta. “Per il packaging”, precisa Lalonde, “abbiamo collaborato con designer importanti, come Marc Newson, e ora stanno per andare sul mercato le nuove bottiglie con le etichette elaborate insieme alla Fondazione Warhol”. Insomma, la “molteplicità”, se non il multiplo, si fa business attraverso le bottiglie Dom Perignon ispirate ai colori e alle visioni di Warhol. Ma l’ operazione voluta da Lalonde diventa ancora più stringente attraverso la scelta di puntare su un’ annata rendendo così più intimo il rapporto fra la champagne e l’artista. Da una parte infatti c’è il Dom Pérignon Enothèque 1962, il più vecchio (e prezioso) fra i vini commercializzati dalla maison. Dall’altra l’opera di Andy Warhol nel corso dell’ “annata” 1962 quando si svolge la sua prima personale alla galleria Eleanor Ward’s Stable di New York. È per lui l’occasione di puntare il dito sui miti e riti del suo tempo riproducendo i simboli della società dei consumi di massa americana: i prodotti standardizzati all’estremo e le star del cinema. Le opere esposte includevano Marilyn Diptych, 100 Soup Cans, 100 Coke Bottle e 100 Dollar Bills. Fin qui una campagna di comunicazione. Quanto al business il Centro Informazioni Champagne che rappresenta in Italia il Comité Champagne (Civc) ci dice che nel 2009 sono state prodotte in Francia oltre 293 milioni di bottiglie di Champagne, di queste oltre 112 milioni sono state esportate di cui 6,8 milioni in Italia. Gli italiani si distinguono nel panorama mondiale per la domanda di bottiglie di pregio: i millesimati, rappresentano da soli il 7% delle importazioni. Le cuvée speciali, che costituiscono il top di gamma di ogni produttore, coprono il 5% del mercato.

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