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La Repubblica / Affari & Finanza

Centrali nucleari, vigneti, acquedotti, aeroporti l’Ibm brevetta il software che li controlla tutti ... Presentata “Maximo”, una suite ideata nei laboratori Tivoli del gruppo, alcuni dei quali sono in Italia, che con una serie di standardizzazioni fra asset così diversi permette di gestirli in modo efficiente... Sembra un’illusione, e forse si è influenzati dalla città in cui si svolge “Ibm Pulse”, il congresso in cui il gigante della tecnologia presenta le nuove tecnologie al servizio delle imprese. Invece è una cosa serissima, un unico software in grado di gestire una varietà infinita di industrie e servizi fra i più diversi: aeroportuale, edile, nucleare, ospedaliera, ferroviaria, agricola, e via dicendo. Il Protagonista di “Ibm Pulse” quest’anno è stato l’Integrated Service Management, promosso come lo strumento per vivere in un “pianeta più intelligente”. È tecnicamente una suite realizzata da Tivoli, la società di software del gruppo Ibm che ha laboratori importanti anche in Italia, e si chiama Maximo Enterprise Asset Management. È un’unica piattaforma che consente, opportunamente predisposta, la gestione simultanea ed automatizzata di tutti gli asset critici di un’azienda, curando la loro installazione e calibratura, il loro mantenimento, il loro funzionamento, ed è applicabile quasi a qualsiasi settore. “Qualunque tipologia di azienda - spiega Domenico Raguseo, client technical professional manager di Ibm Italia - ha dotazioni specifiche di asset.
Ognuno di questi elementi, ha bisogno di essere localizzato, controllato e sostituito se necessario. Grazie a sensori collocati negli asset critici, che inviano segnali sul loro stato, Maximo ne consente un monitoraggio centralizzato, automatizzato e sicuro”. In una centrale nucleare, una delle applicazioni più cruciali, spiega Raguseo, “anche un piccolo bullone ha un suo ciclo di vita programmato, ed è vitale sostituirlo quando necessario”. Maximo informa automaticamente sullo stato di ogni elemento, e, nel caso di danneggiamento, manda segnalazioni al personale addetto, con informazioni specifiche anche sulle modalità di intervento. La suite Tivoli trasforma un evento anche minimo e apparentemente insignificante rilevato con un segnale proveniente dal sensore, in una comunicazione standardizzata (600 circa i ripidi dispositivi da cui arrivano le informazioni). Per Maximo l’entità dell’investimento è scalabile e nella fase iniziale può variare da poche migliaia cli dollari fino a centinaia di milioni. “Crediamo che sia importante il ritorno di investimento che si ha, grazie ad una manutenzione costante e non soggetta ad errore umano”. Fondamentale è la fase di pianificazione e cioè capire quali sono gli asset critici, i cosiddetti configuration item. Ad esempio, nel caso di un aeroporto, lo stato delle piste, i detector per il controllo bagagli, le scale mobili, i monitor informativi, le navette. Il secondo passo è capire che tipo di relazione hanno questi configuration items l’uno con l’altro e che tipo di eventi ed informazioni si desidera generare da essi. Come si diceva estrema è la varietà delle applicazioni. A Parigi il software controlla il servizio pubblico di biciclette dove consente di sapere quando la bici è arrivata, dove si trova, se ha avuto un problema o se qualcuno non ha pagato il servizio. A Washington è stato appena installato dal DcWasa, il gestore della distribuzione dell’acqua: sensori sono collocati in tubazioni, idranti, tombini, contatori, valvole. “Se c’è un guasto ce ne accorgiamo in tempo reale e in tempo reale interveniamo”, spiega George Hawkins, generai manager di Dc Wasa. “Prima ci si accorgeva di un guasto solo osservando la punta dell’iceberg e cioè l’acqua che fuoriusciva dal tombino. Grazie a Maximo abbiamo ridotto drasticamente le ispezioni sul territorio e risparmiamo circa 100.000 litri di benzina ogni anno. Il sistema inoltre riduce fortemente anche lo spreco di acqua derivante dai guasti, quindi ogni utente risparmia circa 4 dollari su ogni bolletta” Maximo interessa anche il settore agroalimentare, come ci spiega Giuseppe Visaggio, ordinario di Ingegneria del Software presso il Dipartimento di Informatica all’Università di Bari, che collabora con Ibm nel progetto Daisy-net, che prevede il controllo delle qualità di prodotti agricoli. “Grazie alla collocazione di sensori nel terreno, possiamo monitorare gli isotopi. Controllando che questi ultimi rimangano costanti, si potranno certificare in maniera inequivocabile le caratteristiche di un determinato prodotto, nato in quel territorio e non in un altro”. Lo scopo è che il consumatore possa essere certo di acquistare quel particolare prodotto e non un altro e potrà verificano grazie alle informazioni che verranno inserite sull’etichetta. Il progetto include controlli anche nelle fasi di trasformazione, imballaggio, trasporto e vendita. Dopo un annodi sperimentazione, si prevede la partenza tra 6 o 7 mesi.

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