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La Repubblica Affari & Finanza

Zonin sogna di fare il banchiere in fiera vuole un polo tutto veneto ... La popolare ha una quota
Sia nell’ente di Vicenza, dove potrebbe rilevare anche il pacchetto della Provincia, sia in quello
di Verona. Il progetto può estendersi a Padova, Venezia, Longarone e al Friuli, con Pordenone, Udine e Gorizia... Un sistema fieristico del Nordest governato da una holding, posta al vertice della catena di controllo, in cui sono riunite categorie economiche, banche, assicurazioni e istituzioni dei diversi territori. E, magari, anche la quotazione in Borsa nell’arco di un quinquennio. Gianni Zonin, presidente della Popolare di Vicenza, ha un progetto. Molto chiaro nella sua testa, “la difficoltà sarà, se mai, mettere d’accordo le persone”. Oggi la vicentina è azionista (di lievissimo peso) di Fiera di Vicenza (31milioni di euro di fatturato, quinto quartiere italiano e tra i più importanti saloni dell’oro nel mondo) e con il 6,5% di Veronafiere (terzo posto per fatturato, con una chiara leadership nell’enogastronomia e nel marmo). Da qui vuol partire Zonin con la sua banca, agendo da”elemento di equilibrio”. È la seconda volta che il presidente della Vicentina si propone come ago della bilancia del sistema economico del Nordest. Lo ha fatto in circostanza della complessa (e a tratti durissima) partita di riassetto per il controllo di Save, la società che gestisce l’aeroporto di Venezia e Treviso. In quell’occasione è sceso letteralmente nell’agone, rastrellando sul mercato un numero sufficiente di azioni, da rendere il fronte veneto a difesa dell’azionista di riferimento Finint, cioè la finanziaria di Conegliano Veneto di Enrico Marchi e Andrea De Vido, molto compatto. In quell’occasione, spiegò chiaramente, che l’interesse di Bpvi era per la”creazione di un polo aeroportuale del Nordest”. E siccome Save sta trattando per entrare nell’aeroporto di Verona e Monti- chiari (oggi 28 ottobre il progetto di entrata nel capitale della concessionaria dello scalo scaligero Catullo arriva in assemblea dei soci) a Zoninè parso naturale difendere quel piano di sviluppo. Il sillogismo sulle fiere è chiaro oggi, come lo è stato quello su Save a settembre. “Se crediamo al- le sinergie con gli aeroporti, perché non dovremmo credere a quello delle fiere?” dice Zonin. E quindi la Bpvi che è soda di entrambe le fiere, vuole fare da anello di congiunzione.
In che modo? Molto semplice. In Fiera di Vicenza è in corso un riassetto. Ad oggi gli azionisti principali sono tutti pubblici e tutti con quote identiche: camera di commercio, comune e provincia di Vicenza. Ma il commissario di quest’ultima, Attilio Schneck,vuole cedere il suo 32%. Popolare di Vicenza, dal canto suo, ha una quota minima, uno zero virgola, ma è il principale creditore della spa fieristica vicentina. “Su Fiera di Vicenza - dice Zonin -ha senso entrare se siamo noi più le categorie. Noi diamo lo stimolo, entriamo con una partecipazione di minoranza. Ovviamente se il prezzo è congruo”. Se l’operazione andasse in porto, Popolare sarebbe il ponte tra vicentini e veronesi. Non sfugge in tale contesto il buon rapporto che c’è tra Achille Variati e il veronese Flavio Tosi, che stanno negoziando per sviluppare alleanze, dalle multiutility alla città metropolitana. Ma il coté politico è un pezzo solamente del ragionamento. Perché Zonin non ha intenzione di fermarsi qui. Il suo è un disegno strategico, sul quale l’atteggiamento è quello tipico del banchiere di sistema. E lo dice apertis verbis: “Il complesso delle fiere è un patrimonio per il nostro territorio. In Veneto ce ne sono diverse, non c’è solo Verona o Vicenza, c’è anche Padova che ha come azionista di maggioranza un gruppo straniero (Gl Events ndr.), ma non è detto che non sia disposto a vendere. C’è Venezia, c’è Longarone. E ci sono le fiere del Friuli Venezia Giulia (e Debora Serracchiani ha già detto di voler creare un sistema fieristico regionale ndr.)”. Oggi le fiere hanno spesso manifestazioni che si sovrappongono e si cannibalizzano, per questo dice il banchiere “dobbiamo creare un complesso in cui ognuno ha la sua specificità”. La compagine già ha un nome nell’immaginario di Zonin: “Serve una Veneto Fiere che abbia una holding che sta in cima, con la forza finanziaria per fare le ricerche dei mercati e individuare i diversi servizi che servono a tutta la rete. Una holding in cui devono esserci anche le categorie. il pubblico deve avere il suo ruolo. E poi ci sono le banche dei territori, come la nostra e ci possono essere anche le compagnie di assicurazioni. Potrebbe entrare anche Cattolica che, come noi, è azionista di Fiera di Verona”.
Un disegno chiaro e preciso, la domanda successiva è perché mai Bpvi dovrebbe avere interesse ad agire come una merchant bank? “Noi dobbiamo fare la banca - dice Zonrn - se le imprese del nostro territorio crescono per noi è un bene, se vanno male è un male anche per noi”.

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