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La Repubblica / Affari & Finanza

Le etichette italiane d’eccellenza scalano il listino del Liv ex il Nasdaq del mercato enologico... Dominato finora dalle grandi case francesi, negli ultimi tempi ha visto aumentare il peso dei nostri brand: dal Barolo Cascina Francia 2004 di Conterno a Gaia, Masseto e Ornellaia l’indice Italy 100 che comprende le top dieci del nostro Paese, in cinque anni si è rivalutato del 29,74%... Nel 2007 erano una presenza ininfluente, oggi i vini italiani fanno sentire il loro peso sul Liv-ex, il mercato secondario dei vini d’eccellenza. Lo scorso anno, come si vede nel grafico in alto a destra, il made in Italy in bottiglia è arrivato a contare il 6,4% degli scambi del Liv-ex 1000 in valore. Un segnale chiaro di come sia aumentato l’apprezzamento da parte dei grandi intenditori per i nostri produttori. Il Liv-ex è stato lanciato nel 2000 da James Miles e Justin Gibbs, due broker all’ingrosso di etichette prestigiose, che si sono accorti che il trading nel settore stava aumentando in modo esponenziale e che però mancava un indicatore affidabile. Il mercato secondario, sostengono gli analisti del Liv-ex si conferma il meccanismo più efficace di determinazione del prezzo, particolarmente per le etichette più blasonate che beneficiano di una grande liquidità. Il mercato secondario premia in particolar modo i brand più prestigiosi, proprio per la loro fama, la riconoscibilità, valori che danno certezza anche ai consumatori poco specializzati. Tutti gli indici del Liv-ex hanno guadagnato lo scorso anno. Il Fine wine 100, il benchmark dell’industria, ha visto salire le quotazioni per 15 mesi consecutivi, battendo tutta una serie di altri indici globali. Questi indici sono dominati dai francesi, con i loro Borgogna, i Bordeaux e ora anche i Cote du Rhone. Ma nel 2017 nella top ten per prezzi si sono classificati molti italiani. Al primo posto Giacomo Conterno, con Barolo Cascina Francia 2004. Un altro Barolo Conterno, Cascina Francia 2003, è salito al quarto posto. E nel rally del Liv-ex 1000, il benchmark più vasto, il sotto indice Italy 100 si è contraddistinto lo scorso anno per un incremento dell’11,92%, più degli champagne e dei Bordeaux. Il sub indice Liv-ex Italy 100 comprende solo 10 etichette italiane: Masseto, il pregiato cru italiano fra i più prestigiosi rossi di Bolgheri, in provincia di Livorno, che ha raggiunto diversi record negli indici più generali, prodotto in una delle tenute degli Antinori; Ornellaia, vino inventato da Lodovico Antinori, fratello di Piero, oggi la tenuta è divenuta di proprietà dei Marchesi de’ Frescobaldi; c’è poi il Sassicaia, etichetta che ha scritto la storia del vino italiano, è il primo vino italiano di una specifica cantina, che, come succede in Francia per altri pochissimi vini blasonati, ha una Doc riservata appositamente, la denominazione Bolgheri Sassicaia, che può utilizzare esclusivamente la Tenuta San Guido; nel Liv-ex Italy 100 ci sono poi Solaia e Tignanello, altri due campioni toscani, entrambi prodotti dai Marchesi Antinori; infine due realtà piemontesi: Gaja Barbaresco e Gaja Sorì San Lorenzo, firmati da Angelo Gaja, e due Barolo della cantina Giacomo Conterno. Analizzando gli andamenti a medio termine, il Liv-ex Fine Wine 1000 si è notevolmente rivalutato negli ultimi cinque anni, secondo i dati aggiornati al 31 marzo 2018: più 30,23% il valore medio dell’indice, che comprende 7 sotto indici, tra cui, appunto l’Italy 100 che ha segnato più 29,74%, un ottimo andamento commentano da Londra gli analisti. Meglio del Bordeaux legend 50, che in cinque anni ha guadagnato il 26,69%. Si tratta di classifiche di mercato, che monitorano gli acquisti di collezionisti e investitori, più che dei consumatori comuni, ma danno l’idea delle tendenze e di quanto i vini pregiati stiano diventando sempre più costosi. Il sentiment per i beni di lusso è positivo, e come già successo per l’alto di gamma l’attenzione si è spostata dal prodotto all’esperienza, un valore fondamentale nell’acquisto del vino. “Vino? Male che va lo puoi sempre bere”, amava ripetere l’avvocato Gianni Agnelli quando investire in etichette top era appannaggio di pochi ricchi. Oggi il “bere bene” è diventato una moda. Un mercato liquido, appunto, perché una bottiglia mantiene il suo valore finché il vino che contiene si può ancora bere.

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