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La Repubblica / Affari&finanza

Il made in Italy trionfa al supermercato ... Nonostante la mancanza di iniziative promozionali pubbliche per le produzioni nazionali, le grandi catene, anche quelle in mano a gruppi stranieri, valorizzano l’agroalimentare italiano. Il successo della Borsa telematica delle merci... Non vi sono iniziative promozionali pubbliche a livello nazionale per i prodotti alimentari italiani venduti nel nostro paese, al contrario di quanto avviene sui mercati esteri. Ma non si tratta di mancata volontà politica, come spiega Riccardo Deserti, capo della segreteria tecnica del Ministero per le politiche agricole: “Da una parte l’attribuzione di molte competenze alle Regioni, dall’altra le norme comuni- tane sulla concorrenza, che impediscono aiuti distato, non lasciano molto spazio, tanto è vero che anche negli altri paesi comunitari possiamo fare al massimo solo campagne informative, mentre sui mercati extracomunitari si ha maggiore libertà d’azione, tanto che vi è un’apposita società del Ministero, Buonitalia, che si occupa proprio della promozione del made in Italy alimentare in giro per il mondo”.
Questo non vuoi dire che i produttori italiani del settore agroalimentare siano abbandonati a se stessi: “Il Ministero per le politiche agricole - afferma Deserti - punta a sostenere i produttori con altre tipologie di iniziative, come i progetti di filiera, finalizzati all’aggregazione dei vari operatori, e con misure per assicurare la qualità dei prodotti, visto che il dicastero sorveglia gli organismi di controllo che certificano la produzione dei consorzi di prodotti con marchi di qualità, tipo Dop (Denominazione di origine protetta) e Igp (Indicazione geografica protetta)”.
Un’altra iniziativa che va nella direzione del sostegno della produzione agroalimentare italiana è la Borsa telematica delle merci, avviata da qualche anno, ma solo recentemente dotata di un organismo di controllo e di specifiche regole di mercato. A questa Borsa, raggiungibile al sito www.bmti.it, accedono sia i produttori, o le loro associazioni, sia gli acquirenti, che possono essere grossisti o operatori della Gdo, e dato il successo che ha registrato nell’ultimo anno, avendo raggiunto il valore delle merci scambiate quota 150 milioni di euro in un anno, si pensa già di promuovere la partecipazione, sul lato della domanda, anche di operatori esteri. Il vantaggio della Borsa è chiaro secondo l’esponente del Ministero per le politiche agricole: “La possibilità di incontrare tanti operatori permette, anche nei momenti di calo del mercato, di piazzare comunque la produzione, senza contare che la stessa commercializzazione è più facilitata”. Gli scambi effettuati in Borsa riguardano sia prodotti grezzi, come i cereali, sia quelli semilavorati, come farina e semola, sia quelli pronti per la vendita, come le merci ortofrutticole, i vini, i formaggi. I prodotti non devono essere per forza con marchio di qualità, ma devono rispettare delle caratteristiche precise.
Comunque, tutte le catene di supermercati, in un modo o nell’altro, già valorizzano la produzione alimentare italiana. “Noi della Coop - sottolinea Mario Cifiello, consigliere delegato - abbiamo nel nostro Dna la promozione dei prodotti italiani, anche perché fra i 6,5 milioni di soci vi sono tanti produttori, e spesso i nostri fornitori di prodotti freschi sono cooperative, ossia società come la nostra”. Per alcuni settori merceologici, fanno notare dalla Coop, l’assortimento è quasi esclusivamente di origine nazionale: è il caso dell’ortofrutta e della carne, mentre in altri, come il comparto salumeria, vengono lasciati liberi i punti di vendita di scegliere i prodotti tipici locali da inserire nei banconi. La scelta dei prodotti nazionali ha anche altre ragioni, come ammette Cifiello: “I minori costi di trasporto, e il livello qualitativo spingono verso l’approvvigionamento da fornitori locali, e questo approccio è particolarmente seguito per i prodotti confezionati che espongono la marca privata, ossia Coop, tanto che le forniture in questo caso sono di provenienza nazionale in percentuale maggiore rispetto all’assortimento generale presente negli scaffali”.
Anche i gruppi della grande distribuzione esteri si comportano in modo analogo. E’ sicuramente il caso di Auchan, una multinazionale francese, che detiene anche la catena Sma, che segnala come il 95% dei prodotti alimentari venduti nei suoi ipermercati presenti in Italia sia realizzato nel nostro Paese. “Il nostro gruppo, che ottiene in Italia dal settore food il 60% del suo fatturato
- rammenta Patrick Espansa, direttore generale di Auchan Italia - è particolarmente attento alle produzioni locali, ed infatti, oltre ad aver creato una linea di prodotti, “I sapori delle regioni”, che punta a promuovere su tutto il territorio italiano circa 150 prodotti tipici locali, è stata ambasciatore del made in ltaly, selezionando una serie di alimenti che sono venduti neli ipermercati Auchan di altri paesi”. Come è stata, nel 2005, l’iniziativa “Italia in Francia”, che ha
portato sugli scaffali degli ipermercati di quel paese il meglio della produzione agroalimentare italiana, seguita poi nel 2006 da una analoga iniziativa in Ungheria, per finire quest’anno in Russia.
Che la produzione alimentare italiana sia preponderante negli scaffali di tutti i supermercati lo conferma Federdistribuzione, l’associazione della distribuzione organizzata, il cui presidente, Paolo Barberini, precisa: “La presenza di operatori esteri nella Gdo italiana, che detengono oggi circa un quarto del mercato, non ha pesato sulle decisioni di assortimento, tanto che la percentuale di presenza di prodotti alimentari italiani è praticamente uguale nelle catene italiane come in quelle estere, ed oggi anzi c’è una riscoperta del made in Italy”. Tutto bene, dunque? In realtà, andando a guardare la bilancia commerciale agricola ed alimentare italiana si scopre che è in forte passivo: nel 2006, come specifica l’Istat, il deficit è stato di 9,5 miliardi di euro, cifra che, come riconosce la stessa Federdistribuzione, merita una riflessione.


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