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La Repubblica / Affari&finanza

Export, annata record nonostante l’euro forte ... Nomisma, al Vinitaly i dati del successo dei nostri produttori. Il riposizionamento su un mercato globale che cambia... Il 2007 sarà ricordato come un anno record per l’export di vino italiano, che ha raggiunto 3,4 miliardi di euro di vendite oltre confine.
In un mercato globale estremamente competitivo, contraddistinto da crisi economiche, tensioni nei prezzi delle commodity e da un euro sempre più forte, il vino italiano continua imperterrito a registrare successi ed incrementi nelle esportazioni, trainando così le vendite oltre confine del “Made in italy” alimentare, dove ha fatto premio il fatto di presentarsi in squadra.
Il forte riposizionamento qualitativo operato dai produttori italiani sembra quindi dare i suoi frutti. E ciò è tanto più evidente se si considera che, in un momento di apprezzamento dell’euro sul dollaro, l’export verso gli Stati Uniti continua a macinare successi. E’ quanto emerge da Wine Marketing 2008, lo studio di Nomisma che verrà presentato al Vinitaly questo giovedì. Il quadro che emerge dalla prima parte del Rapporto Agra/Nomisma “Wine Marketing” evidenzia una volta di più la diffusione del vino ormai in tutti gli angoli del pianeta. Sebbene a livello complessivo si registri, nel 2006, un volume di consumi analogo a quello di venti anni fa - 241 milioni di ettolitri
-, quella che è profondamente cambiata è proprio la geografia di tali consumi. Gli Stati Uniti, che agli inizi del terzo millennio consumavano poco più di 20 milioni di ettolitri divino, si apprestano a raggiungere in tempi brevi una dimensione del mercato interno analoga a quello italiano: oggi negli USA si consumano circa 10 litri di vino pro-capite per un totale di quasi 26 milioni di ettolitri; in Italia siamo sui 27,3 milioni di ettolitri, contro i 36,6 milioni di venti anni fa.
Anche nel Regno Unito i consumi viaggiano con il vento in poppa. Nel ventennio considerato gli acquisti divino sono praticamente raddoppiati, passando da 6 a quasi 12 milioni di ettolitri, per un consumo procapite che oggi si aggira sui 24 litri.
Tra le super-potenze economiche la Russia si configura come un mercato a forte attrattività, anche più della Cina: negli ultimi dieci anni i consumi di vino sono aumentati del 141%, arrivando a 11 milioni di ettolitri.
Di segno opposto i cosiddetti mercati tradizionali che sembrano evidenziare preoccupanti segnali di maturità: oltre al caso del nostro Paese, anche la Francia - primo mercato al mondo con quasi 33 milioni di ettolitri divino consumato - denota un calo del 20% rispetto al livello di fine anni ‘90, mentre la Germania non riesce ad abbattere la barriera dei 20 milioni di ettolitri, alla cui ombra staziona ormai da più di un decennio. I cambiamenti intervenuti nell’allocazione geografica dei consumi hanno condotto, di pari passo, ad un’evoluzione del panorama competitivo con la continua e crescente affermazione dei produttori vinicoli dell’Emisfero Sud.
Sebbene l’Italia continui a mettere a segno, anno dopo anno, incrementi nelle vendite oltre confine, ciò ha sostanzialmente permesso di mantenere costante nell’ultimo decennio la quota detenuta a livello globale, pari al 18% dell’export mondiale di vino. Cosa che invece non è riuscita alla Francia che è passata dal 42% al 35%, soprattutto a causa dell’Australia che all’opposto esprime oggi un 9% di quota mondiale a fronte di un 4% detenuto nel 1996. Se consideriamo congiuntamente, oltre all’Australia, anche Cile, USA, Sud Africa e Nuova Zelanda la quota in mano a questi “player” arriva al 22% contro l’11% di dieci anni fa. E’ pur vero che, dopo anni di crescita ininterrotta, anche questi competitor hanno iniziato a percepire una riduzione dei loro margini di manovra, tanto è vero che nel 2006 le esportazioni di vino dall’Australia hanno subito una leggera battuta d’arresto dell’1%.

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