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La Repubblica / Affari&finanza

La City scommette sull’imperniata del vino ... Uno “spread betting” legato al Liv-ex 100, indice delle etichette più prestigiose, ritenuto l’equivalente dello S&P 500... “Guadagnare con il vino, senza bisogno di comprarne neanche una goccia”, a rilevare la nuova scommessa finanziaria è proprio Decanter, bibbia dell’enologia mondiale, patinato di culto per chi ama assaporare, degustare, valutare il vino come piacere della buona tavola. La rivista annuncia questa nuova opportunità di scommette re sulle etichette più prestigiose senza necessariamente doversi trasformare in collezionisti o appassionati del buon bere: “Un investimento alternativo in questa fase turbolenta di mercato”, scrive. La possibilità è offerta da un nuovo titolo sul vino legato a un indice, il Liv-ex 100 exchange, indice che segue il benchmark di 100 tra i più ricercati vini del mondo. L’ha lanciato Odl Markets, che fa parte di Odl International, che opera su diverse piazze del mondo, da Londra, Amsterdam, Bruxelles, Lisbona, Londra, Parigi e New York e persino Tokyo.
“Si tratta di uno spread betting: è una cosa molto inglese, prende le mosse dal mondo delle scommesse, in alcuni siti di spread betting puoi scommettere su tutto: su quale sarà il nuovo presidente Usa, al futuro papa”, racconta Salvatore Miserendino, oggi direttore Investment Banking di Vontobel Italia, ma con alle spalle un lungo periodo a Londra con un focus sul mercato dei derivati e della finanza strutturata. Spiega Miserendino: “Alcuni definiscono queste piattaforme, la cattiva finanza, ricordando i bucketshop, i negozi-spazzatura, molto diffusi negli Usa prima del 1929, che aprivano e chiudevano per operazioni volanti improvvisate. Ma io non condivido questo giudizio eccessivamente negativo. Non si sente parlare di tutti questi scandali nello spread betting e molte società, come Ig, sono addirittura quotate, e trattano molti sottostanti finanziari puri”.
Odl Markets è autorizzata da Fsa, la Consob inglese, l’orano di vigilanza sulla borsa e i titoli quotati. Autorizzata e regolamentata, dunque, un indice di garanzia in più. “Il Liv-ex ha guadagnato il 7,7% nell’ultimo anno fino a maggio, mentre l’Ftse 100 nello stesso periodo ha perso il 6,3%”, ha dichiarato James Miles, direttore e fondatore di Liv-ex, la piattaforma elettronica nata per gli scambi commerciali di vino, che ora fa il salto nella finanza. Il Liv-ex 100 è il corrispettivo nel mondo del vino dello S&P 500, si legge sul sito, con un portafoglio di etichette di eccellenza di cui registra le quotazioni. Lo spread better funziona cosi: si pone un livello a cui compri azione o indice e un livello a cui puoi vendere, si aggiornata ogni tre mesi e guadagni o perdite vengono addebitati automaticamente sul conto con il fornitore, come si fa di solito. Insomma quello che si dice un denaro-lettera. Senza trattenute: come tutti gli spread betting, infatti, è esente dalla tassa sul capital gain, che in Inghilterra è del 18%.
Londra è una delle piazze più grandi e prestigiose per il mercato del vino, con una storia alle spalle di commerci negli alcolici. Questo spiega l’iniziativa, che in altri paesi stenta a prendere piede. E che qui, invece, promette di allargarsi. “Siamo agli inizi, crescerà inevitabilmente. Basti pensa che solo il 2% di tutte le transazioni su commodity viene fisicamente consegnata, mentre per il vino è il 100%”, ha dichiarato Miles che ha già intenzione di emettere un nuovo titolo, legato all’andamento di valore di una singola etichetta, per esempio Chàteaux Lafite 2005 o Chàteau Latour 2006. Tra i parametri di valutazione delle etichette incluse nel paniere dell’indice, oltre la liquidità, anche il punteggio della critica specializzata, che non deve scendere sotto 95. Si spera che questo trading non faccia aumentare in modo spropositato l’influenza dei critici anglosassoni, che già oggi fanno il bello e il brutto sul mercato. Un punto in più o in meno nelle loro valutazioni, infatti, può determinare un’impennata dei prezzi di una bottiglia.


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