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La Repubblica / Affari&finanza

Agriturismo, boom tra natura e cibo ... Il buon andamento del settore è il segnale di un cambiamento di rotta nei trend del turismo che per questa via rilancia il consumo dei prodotti tipici, come il vino e l’olio, le grandi eccellenze della Toscana messe a dura prova dalla crisi ma anche dagli scandali... Il Chianti, il Brunello e il Nobile di Montepulciano, l’olio e il pecorino di Pienza. Ecco l’eccellenza nell’agricoltura, uno dei comparti economici pi importanti della Toscana. Per l’alta qualità, la tipicità e la genuinità, ma anche per i numeri. Più di 80.000 imprese, per lo più di piccole dimensioni, ciascuna con in media 8,8 ettari di terreno coltivato, estese complessivamente su 800.000 ettari e capaci di una produzione annua che si aggira sui 3 miliardi di euro, con incidenza di circa il 2% sul valore aggiunto della regione. Un settore che dà lavoro al 3,2% degli occupati toscani, 50.000 persone (più 11.000 al nero), con una presenza sempre pi massiccia di donne (oltre il 30% delle aziende hanno una guida al femminile), immigrati (circa il 5%, in maggioranza polacchi, albanesi e romeni) e giovani che garantiscono un necessario ricambio generazionale (all’inizio di quest’anno in 1.500 hanno risposto ai primi bandi del nuovo Piano regionale di sviluppo facendo domanda di primo insediamento). Numeri importanti, si diceva, ma il beneficio che alla Toscana deriva dalla campagna è più ampio: è turismo, è ambiente, paesaggio. E’ cibi tipici e apprezzati. Eppure i problemi non mancano. La stessa occupazione è calata nel 2007 di ben il 16%. Non è stato, l’ultimo portato a consuntivo, un anno facile per l’agricoltura toscana. Così lo ha delineato il decimo rapporto annuale sull’economia agricola e rurale realizzato da Regione, Arsia e Irpet. Nel 2007 il valore della produzione agricola si è attestato a 2.383 milioni di euro, con una crescita dell’1,4% rispetto all’anno precedente. E’ stato registrato un rallentamento deciso della produzioni con un andamento negativo in settori importanti come quello della frutticoltura, che eccelle in Maremma e Mugello, e dell’olio (-22%) che ha sofferto dell’andamento climatico negativo e degli attacchi della mosca. Solo in parte questo calo è stato compensato dalla buona performance di agriturismi (+11%) e dei vivai (+7%), dai virtuosismi di vino e cereali. Il tutto unito a una diminuzione del 2,6% delle esportazioni e ad un aumento dei prezzi finali dei prodotti agricoli che per non ha portato benefici alle imprese che invece segnalano una diminuzione della redditività. A pesare sull’agricoltura ci sono anche quei fattori che penalizzano tutti gli altri settori economici a partire dall’aumento del costo delle materie prime, il cui impatto si cerca di ridurre con iniziative destinate alleviare i costi per i consumatori: la filiera corta, il mercato degli agricoltori, i gruppi di acquisto solidali. Intanto entro la fine dell’anno usciranno tutti i bandi del nuovo Piano di sviluppo rurale (Psr) che stanzia oltre 800 milioni di euro fino al 2013. Nel contesto agricolo, vino e olio sono i principali ambasciatori della Toscana nel mondo e rappresentano la spina dorsale di un paesaggio unico: lo sguardo che spazia tra le colline della Toscana gode della vista di 64.000 ettari di vigneti e 97.000 di oliveti dove ogni anno mediamente vengono prodotti oltre 2 milioni e mezzo di ettolitri di vino e 175.000 quintali di olio d’oliva. Il vino è destinato a salpare verso le tavole dei cinque continenti, l’olio soprattutto a valorizzare la rinomata cucina toscana, anche se sono importanti le esportazioni di questo prodotto che si fregia di varie denominazioni e che viene realizzato grazie a 15.000 piante e 400 frantoi sparsi nella regione: l’export di olio toscano, diretto soprattutto in Stati Uniti e Germania, supera i 26o milioni di euro annui. Quest’anno la vendemmia è andata bene, soprattutto per chi ha atteso le calde e soleggiate settimane di ottobre prima di raccogliere le uve e ha portato in cantina chicchi ben maturi e di qualità eccellente. E’ per previsto un calo del 10% della produzione, che dovrebbe attestarsi tra 2,4 e i 2,7 milioni per un valore di 250-300 milioni di euro. Il vino toscano detiene il record delle denominazioni di origine: ben 36 sono i vini a denominazione di origine controllata e 5 quelli che hanno una certificazione ancora più forte, la Docg (denominazione di origine controllata e garantita). Undicimila (su un totale di 30mila) sono le aziende che si sono specializzate nel produrre vini di qualità destinati al mercato interno e all’export il cui valore sfiora i 500 milioni di euro, pari al 17% di quello nazionale, diretto verso i cinque continenti, muovendosi dai Paesi dell’Ue sino agli Stati Uniti e al Giappone. Anche nel caso del vino i numeri sono pesanti, ma è la qualità del Chianti e del Brunello, del Nobile di Montepulciano e di vini di più recente blasone come il Morellino di Scansano che fanno la differenza e rappresentano la storia di un comparto attraversato da un processo di ristrutturazione importante, segnato da creatività, concentrazioni aziendali, crescita di investimenti in vigneti e cantine avveniristiche, qualificazione di imprese di piccole e medie dimensioni. Ma anche da qualche problema: come le inchieste della magistratura su alcune aziende di Brunello, per la presunta violazione dei disciplinari di produzione, e di Nobile di Montepulciano, per il sospetto uso di uve provenienti da fuori zona, che nei mesi scorsi hanno provocato il blocco delle importazioni negli Stati Uniti fin quando lo Stato italiano non ha saputo garantire maggiori controlli e certificazione di qualità dei prodotti.

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