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La Repubblica / Affari&finanza

Macchinari per la vinificazione il polo hitech alla prova della crisi ... Una terra famosa per il Moscato è anche il distretto dell’“enomeccanica”. “Qui non c’è mai stato un disoccupato ma adesso si comincia a parlare di cassa integrazione”... A Canelli, centro di undicimila anime a cavallo tra la collina astigiana e la langa cuneese, la disoccupazione non esiste da anni: “La nostra città è abituata ad avere un’occupazione pari al cento per cento”, dice l’assessore comunale alle attività produttive Giuseppe Camileri. Anche qui, però, si percepiscono i primi scricchiolii del terremoto: “La crisi globale - spiega - inizia a farsi sentire e per la prima volta si comincia a parlare di cassa integrazione. Ma per il momento non abbiamo ancora superato i livelli di guardia”.

L’impasse industriale coinvolge Canelli e i comuni limitrofi perché lì nascono prodotti che poi vanno in tutto il mondo. Non si tratta dei nobili vini. La parola chiave è enomeccanica, cioè la costruzione di macchine che servono per fare il vino: etichettatrici, imbottigliatrici, tappi, sistemi di chiusura, sciacquatrici, autoclavi, serbatoi, cisterne. Il paese dell’Astigiano è il capofila di un distretto che raccoglie altri dodici comuni situati in quelle terre famose più che altro per il Moscato e che, messi insieme, hanno numeri importanti: settanta aziende (di cui cinquanta solo a Canelli) che occupano più di mille dipendenti e che generano un fatturato annuale complessivo di 300350 milioni di euro.
Di questa cifra, il 70 per cento circa è merito della vendita di prodotti all’estero: “Sono aziende - racconta l’assessore Camileri - nate negli Anni 50 come supporto all’attività vinicola, ma che da subito hanno saputo mantenere una certa indipendenza, sia dall’indotto del Moscato che da quello della Fiat. Ed è stata proprio questa la sua fortuna”. Le imprese hanno iniziato a produrre per l’Astigiano e per il Cuneese e poi si sono allargate. Prima la Francia, poi la Spagna e la Germania, fino ad arrivare agli Stati Uniti (c’è chi ha stretto partnership industriali con giganti come Coca Cola e Pepsi) e, più recentemente, alla Russia, all’Australia, al Sudamerica e alla Cina.
Niente male per un tessuto industriale in cui figurano poche imprese un po’ più grandi (Alplast, Arol, Cavagnino e Gatti, Robino e Galandrino, tanto per fare qualche nome) e tutta una moltitudine di Piccole e medie imprese. La maggior parte non ha più di venti dipendenti, molte hanno conduzione familiare.
I loro prodotti interessano quasi tutta la filiera vitivinicola: “A parte i macchinari per la vinificazione, in cui sono più specializzate le Pmi del Veneto - spiega il funzionario dell’Unione industriale di Asti Lorenzo Paniate - , nel distretto di Canelli si producono strumenti che servono dalla fase della conservazione fino a quella dell’imbottigliamento”.
In realtà parlare di “enomeccanica” per le aziende di Canelli e dintorni è riduttivo, visto che, come sottolinea Paniate, per molte di loro il vino è stato solo il punto di partenza: “Sono nate con quella specializzazione e poi hanno allargato il loro campo d’azione. Prima alla birra, poi ad altre bevande come le bibite o l’acqua minerale, infine ai liquidi in generale, tra cui anche gli oli, i cosmetici, i farmaci”. Prospettive future? “Dopo tre anni di boom - dice il funzionario dell’Unione industriale - il 2008 non è andato benissimo e il mercato si è calmato. Del resto si tratta di un settore molto ciclico, che subisce la frenata degli investimenti”.

Intanto ci si consola con la mostramuseo “Canelli: tecnologia e design”, in cui il distretto fa vedere non solo l’utilità ma anche l’estetica delle proprie macchine. L’evento, che fa parte di Torino World Design Capital 2008, dura fino al 31 dicembre ed è ospitato dalle storiche cantine della città, che sono piccole cattedrali scavate nel tufo. Una risorsa che il Comune vorrebbe far riconoscere dall’Unesco come Patrimonio dell’umanità.


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