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La Repubblica / Affari&finanza

Le ambizioni di Save: autostrade immobiliare e “Food and beverage” ... La sua attività di origine è nel business degli aeroporti, con il terzo sistema aeroportuale italiano, basato su Venezia e Treviso, dopo quelli di Fiumicino e Malpensa. Ma nei giorni scorsi la Save di Enrico Marchi ha varato un polo della ristorazione da 220 milioni di ricavi e 157 punti di vendita mettendo insieme, sotto il marchio Airest, tutte le società e i numerosi marchi che operano nel Food and Beverage e nel Retail aeroportuale che le fanno capo. Con le Ferrovie ha un accordo in atto già da tempo per ristrutturare le medie stazioni: è azionista di minoranza di Centostazioni con un ad di provenienza Save, Paolo Simioni. Nel 2010 a 80% dei lavori ultimati, le Ferrovie dovrebbero dismettere questa partecipazione.

Adesso Save vuole espandersi nel business autostradale. Ha una quota di minoranza dell’autostrada VeneziaPadova, ma vuole aumentare la sua partecipazione. Possibilità non tanto remota visto che l’Autostrada Serenissima, la BresciaPadova, in difficoltà finanziarie, ha promesso alle banche di dismettere in breve tempo le sue partecipazioni, tra le quali, appunto, c’è anche una bella quota delle VeneziaPadova. Se a tutto questo si aggiunge una ristrutturazione dell’area intorno all’aeroporto di Venezia, un progetto battezzato Marco Polo City, con un business immobiliare spalmato su un’area di tre chilometri, che va dalla costruzione del progetto di Ghery per la Darsena all’edificazione di alberghi, aree commerciali, uffici per un investimento totale di 700 milioni (gestito in pool con altri soggetti), che dovrebbe partire già l’anno prossimo, si ha un’idea di che come si stia trasformando il gruppo.

"Il nostro modello dice Marchi è quello di tutti i gruppi interessati alle infrastrutture di mobilità, con una diversificazione del business anche per affrontare problemi di ciclicità". Insomma un modello simile, non per dimensioni che sono non paragonabili, a quello con il quale sono cresciuti i Benetton di Sintonia, con i quali, nonostante la comune origine veneta, ci sono stati più confronti e scontri che altro. Anche nel settore della ristorazione dove con Autogrill si contendono i business aeroportuali e autostradali. “Noi somigliamo a noi stessi. Siamo partiti da un’edicola del Marco Polo e siamo stati i primi ad abbattere le distinzioni tra ristorazione e retail e tra catering sugli aerei e vendita nelle aerostazioni. Ma è un segno di vitalità del Nordest se il primo e il terzo sistema aeroportuale italiano sono di gruppi veneti, se tra Centostazioni e Grandi Stazioni sono loro gli alleati di Ferrovie in questo business” dice Marchi.

Si vedrà cosa accadrà sulle autostrade. Ma il business della VeneziaPadova, più che al casello si svolge sui project financing. La concessione dell’autostrada sta infatti per terminare e passare nelle mani della società mista Anas Regione creata ad hoc. Nella “pancia” della società restano, oltre al know how del business di gestione, partecipazioni in due project: il grande Raccordo di Padova e la Nogaramare.

Con un bilancio chiuso nel 2008 con 327 milioni di fatturato, un Ebida stabile a 55 milioni, la Save ha risentito della crisi del trasporto aereo nella seconda metà dell’anno, anche se il 2008 si è chiuso quasi in pareggio con 8,6 milioni di passeggeri, (0,3% contro una media nazionale in calo dell’1,8) grazie anche alla crescita di Treviso (10,6% in più) base della Ryan Air. Delle tre divisioni di Save, quella dell’aviazione ha dato maggiori risultati, con una crescita del 5,9% dell’ Ebida (che è pari al 38,8%) dovuta all’aumento dei redditi non da aviazione (accordi commerciali, affitti di hangar, nuove tariffe per passeggeri). Mentre la divisione infrastrutture, cioè Centostazioni, ha avuto una sostanziale stabilità nei margini per la difficoltà maggiore di affittare spazi commerciali e il Food and beverage ha sofferto per problemi di costi e di management dovuti all’integrazione di Ristop, comprata proprio dalla Serenissima. Da qui la decisione di cambiare management e rilanciare il business costruendo un polo della ristorazione di qualità e del retail. L’ambizione non è solo quella di coprire spazi aeroportuali o nelle stazioni, ma di espandersi fuori con accordi di partnership e di produrre in proprio presidiando il primo gradino della ristorazione e espandendosi.

Dall’annuncio di pochi giorni fa delle azioni intraprese per la ristorazione Save ha ripreso un po’ di fiato in Borsa, dove la quotazione è stata falcidiata dalla crisi, passando dai 10 euro del gennaio 2008 ai 3,48 di venerdì scorso. Ma le stime degli analisti non sono negative. “Sebbene le condizioni economiche del 2009 restino avverse dicono quelli di Unicredit nell’ultimo report di una settimana fa la società è sottovalutata in Borsa e c’è da aspettarsi un miglioramento nei risultati economici, soprattutto grazie alla ristrutturazione del settore del food and beverage e all’aspettativa che l’Enac conceda un aumento delle tariffe”. “Save è poco indebitata, con un debito netto che è appena 1,3 volte l’ Ebida e quota sotto i mezzi propri” dice Fabrizio Spagna di Axia. “Se è vero che ci sarà un calo significativo del traffico aereo il settore food and beverage difficilmente avrà delle flessioni”.

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