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La Repubblica / Affari&finanza

Il vino fa bene alla Borsa, l’indice batte l’Msci world ... Mediobanca rileva che l’andamento delle cantine quotate di tutto il mondo ha rendimenti superiori alle Blue chip... Il vino fa bene non solo al palato, ma anche al portafoglio. È la conclusione alla quale si arriva esaminando i dati dell’ultima Indagine sul Settore Vinicolo realizzata da Mediobanca. L’indice creato dall’Ufficio Studi dell’istituto di credito, comprendente le 48 maggiori società internazionali del settore quotate, è cresciuto del 98,9% tra gennaio 2001 e metà marzo di quest’anno, registrando una performance con i fiocchi se si considera che nello stesso periodo le Borse internazionali hanno segnato un progresso limitato al 5%. Un dato che dimostra da una parte la solidità di questo settore, dall’altra il suo carattere di anticiclicità, già evidenziato da diverse ricerche internazionali sull’investimento diretto in bottiglie. E non è un caso se proprio nei portafogli private spesso sono presenti investimenti di nicchia come questo per aumentare la diversificazione e ridurre così il rischio complessivo. Passando agli indicatori di bilancio, nel 2008 le principali società quotate del settore vinicolo hanno fatto registrare un fatturato in sostanziale tenuta (+0,6%), anche se i margini industriali hanno subito una leggera erosione (il margine operativo netto si è attestato al 16,6%, dopo il 16,9% del 2007). Un dato, quest’ultimo, comunque superiore di due punti percentuali rispetto alla media delle multinazionali del “food & drinks”. In particolare, il miglior margine operativo netto lo fa registrare la compagnia cinese Yantai Changyu (33,2% sul fatturato), seguita dalla francese Laurent Perrier (23,9%). Bene, invece, l’utile netto medio delle quotate, tornato in positivo al 3,5% del fatturato, dopo il rosso del 2007, condizionato da pesanti poste di natura non ricorrente. La Yantai Changyu si aggiudica anche la palma di società con la struttura finanziaria più solida (non ha debiti), davanti alla sudafricana Distell e alla cilena Vina Concha. La ricerca mette in luce anche che, a partire dal 2005/2006 (stagione delle ultime importanti aggregazioni), le multinazionali del vino hanno in gran parte intrapreso un processo di razionalizzazione e maggiore focalizzazione delle proprie strutture, un fattore che ha consentito loro di superare indenni l’ultima crisi economica.

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