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La Repubblica delle donne

Bacco, successo e Venere … Secondo gli ultimi dati dell’International Organisation of Vine and Wine, l’Italia, con i suoi 42,5 milioni di ettolitri nel 2017, mantiene il primato mondiale di produttrice vinicola. Un settore che, dalla vigna alla distribuzione e dalla comunicazione alla vendita, conta sempre più figure femminili. “Nello scenario italiano, tra aziende e cantine, le donne rappresentano un terzo della forza lavoro”, dice Donatella Cinelli Colombini, a capo di Casato Prime Donne e Fattoria del Colle a Trequanda, e presidente dell’associazione le Donne del Vino. Nata nel 1998, è “la più grande organizzazione femminile mondiale del settore enologico e registra 815 associate, di cui circa metà sono produttrici, 57 ristoratrici, 90 sommelier, 17 proprietarie di enoteche, 9 enologhe, 130 giornaliste, 30 socie onorarie e 72 con attività diverse. Il nostro obiettivo è fare in modo che le donne, oltre che operative, diventino più strategiche, occupando cariche nei Cda dei consorzi, dove sono ancora una minoranza”. Cinelli Colombini pensa soprattutto alle giovani, le under 30, che si affacciano o vorrebbero al settore. Per loro, da un'idea di Alessandra Boscaini, delegata del Veneto è nato il progetto Future: “È un archivio telematico con tutte le opportunità formative in cantine, enoteche, ristoranti, agenzie giornalistiche e di pr, studi di consulenza... Insomma, in ogni segmento della filiera del vino”, racconta Boscaini. Per soddisfare l’esigenza di internazionalizzazione, si lavora a creare una rete mondiale basata sulla condivisione e il networking tra socie, che potranno così trasferire conoscenze e business come opportunità di stage o di lavoro. Ma quali sono le professionalità più ambite tra le wine lady specie tra chi non ha un’azienda di famiglia alle spalle? La maggior parte studia per diventare enologa e poi dedicarsi alla vendita. Emblematico il caso di Signorvino. Se nel 2012, anno di nascita, erano pochi a lavorare sul progetto, ora si contano 15 enoteche con 300 dipendenti, con oltre il 50% di quote rosa. “Per la nostra realtà”, conferma Luca Pizzighella, direttore commerciale della rete, “l’apporto delle donne è fondamentale, non soltanto inteso come fornitura d’eccellenza da parte delle produttrici, ma anche come professionalità nel gestire i clienti nella nostra azienda”. In crescita tra le donne anche l’interesse a comunicare il prodotto. “Di corsi di specializzazione o master ce ne tanti”, racconta Filippo Bartolotta, sommelier delle celeb (dagli Obama a Jessica Alba) e a capo del tour operator Le Baccanti, specializzato in enoturismo con un team tutto al femminile. E se il Wine & Spirit Education Trust (Wset) resta leader nella formazione, non mancano università che - insieme all’Associazione italiana sommelier - aprono alle specializzazioni e allo studio del settore e alla creazione di figure capaci di stare sul mercato. A maggio debutterà a Roma la prima edizione del MasterWine Management, condotto dalla scuola di alta formazione Giunti Academy. “È in formula weekend, per venire incontro a chi già lavora, e fornisce le tecniche di gestione essenziali per gestire un’impresa”, racconta Rossella Calabrese, direttrice di Giunti Academy. “E ci aspettiamo molte donne”. Tanto più che, in Italia, siano le professioniste aliene al settore a decidere di lanciarsi nel business. Come le sorelle Anna e Francesca Gobbi, ex medico ed ex restauratrice: oggi producono sotto l’etichetta Anna-francesca uve e vino di alta qualità in Pianura Padana, sfidando la convenzione che solo in collina si ottenga un buon prodotto. “È la cura maniacale del vigneto e della lavorazione in cantina a fare la maggior parte del lavoro”, raccontano. “Siamo produttrici di prima generazione, la nostra idea era crearci un’identità a partire dall’etichette per differenziarci in questo difficile mercato. Senza la necessità di enormi produzioni, ma realizzando un prodotto davvero nostro che ci entusiasmasse”.

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