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La Repubblica Firenze

Chianti Classico, crescita record ... In meno di 4 anni vendite +50%: grazie alla ripresa Usa... Che sarà una vendemmia coi fiocchi, come alcuni elementi indicano, è ancora troppo presto per scommetterlo. Ciò che invece appare molto probabile è il nuovo record di vendite del Chianti Classico: tutto lascia prevedere che il 2013 sarà il quarto annodi crescita consecutiva del business, in barba alla crisi economica scavalcata grazie all’export, e segnerà per il Gallo Nero vendite della produzione imbottigliata per un valore che supererà i 360 milioni del 2012 e il fatturato complessivo della filiera di oltre 500 milioni l’anno scorso (l’olio ne vale circa 10). È quanto emerge dalle vendite dei primi mesi di quest’anno. “Ai primi di agosto - spiega il direttore del Consorzio del Chianti Classico Giuseppe Liberatore - il trend dei primi sette mesi 2013 segnava una crescita del volume d’affari del 2-3%, con aumento più marcato negli ultimi due mesi che lascia sperare bene perla seconda parte della stagione”. E così le etichette del Chianti Classico si sono messe dietro le spalle il default del 2009. In un solo anno il Gallo Nero perse il 33%, ma già l’anno dopo iniziò la risalita con un recupero del +20%, che proseguì anche negli anni successivi. “Oggi si può dire - spiega Liberatore - che dal picco negativo del 2009, il Chianti Classico è cresciuto di circa il 50%, ha recuperato, e anzi può vantare un saldo positivo di circa il +15% rispetto al periodo ante crisi”. Merito delle vendite all’estero di cui il più famoso dei vini toscani è campione: 1’81% della produzione è esportata. E a determinare le fortune recenti del Chianti Classico è soprattutto la risalita del commercio nel Nord America, Stati Uniti, e soprattutto Canada dove il giro d’affari è raddoppiato. “Cresciamo - spiega Liberatore - anche in Nord Europa, Asia (Giappone e Nord Corea principalmente), e ora abbiamo posto le basi per fare bene anche in Cina attraverso la stipula in cinque città di accordi di collaborazione con la parte politica e industriale. Non abbandoniamo però - conclude Liberatore - il mercato nazionale, anzi,vogliamo rilanciarlo. E per i primi sei mesi del 2014 abbiamo programmato un fitto battage di iniziative nelle località per noi di riferimento: Toscana, ovviamente, e poi Roma, Milano, le città del Nord-Est e dell’Alto Adige”. Nel 2012 il Chianti Classico aveva registrato un aumento delle vendite del 10%, grazie soprattutto all’export, con gli Stati Uniti primo mercato estero (assorbe il 28% della produzione), seguito da Germania (12%), l’emergente Canada (9%), il Regno Unito e la Svizzera (7%). Nel 2012 è continuato anche il trend della riduzione delle giacenze, accumulate negli anni di crisi e che si è riusciti a smaltire del 5% rispetto al 2011, mentre il prezzo dello sfuso era cresciuto. E questo nonostante che lo scorso anno la produzione di Chianti Classico sia stata solo di 235 mila ettolitri, con un calo del -16% complice la stagione siccitosa. E quest’anno? “Sbilanciarsi in una previsione sulla vendemmia è azzardato, è troppo presto, decisivo sarà l’andamento climatico di settembre - spiega Liberatore - Diciamo che ci sono le premesse per avere un ottimo vino, in quanto ad oggi non si è manifestato alcun fenomeno che abbia danneggiato le uve”. Dello stesso avviso l’enologo Roberto Bruchi: “E’ prestissimo, l’estate è partita in ritardo, piovosa all’inizio e poi con due ondate di caldo non eccessivo. Tutto bene, per ora, ma di previsioni si parla tra qualche settimana”. Una cosa è certa: si torna alla vendemmia antica, quella che partiva a settembre, senza dover correre e raccogliere uve stressate da mesi di siccità.

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