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La Repubblica / Salute

Più calorie, attenti all’alcol, ecco la dieta di stagione ... Il clima più rigido favorisce l’appetito e in parte anche la digestione ma non esistono giustificazioni medico-scientifiche al “bicchierino”... L’uomo è un animale a sangue caldo, ovvero è un omeotermo che deve mantenere la sua temperatura ottimale tra 36 e 37 gradi. Ciò significa che la spesa energetica per il funzionamento dei suoi organi è alta e irrinunciabile, anche nel riposo o nel sonno. Perciò, quando la temperatura esterna scende a valori bassi gli servono più calorie. Ecco perché dopo aver aperto la finestra in un mattino invernale possiamo avere un brivido di freddo (contrazione muscolare destinata a produrre calore) e un crescente interesse per la prima colazione. Tuttavia, quei segnali del corpo, utili per gli antenati che dovevano affrontare tutt’altre condizioni di vita, non servono più a chi, indossando abiti da esploratore artico, passerà la giornata seduto, tra mezzi di trasporto e locali climatizzati. Il freddo favorisce l’appetito e in parte anche la digestione, perciò è logico che d’inverno si consumino cibi più grassi e più abbondanti. Però, quando si metabolizzano molte calorie, com’è abituale per i giovani o per gli sportivi, si introducono anche cibi più nutrienti non calorici (vitamine, minerali, fibre) e quindi non ci sarebbe bisogno neppure di integratori, se non fosse che nel periodo invernale scarseggiano gli agrumi e le verdure ricche di vitamina C e carotenoidi protettivi. Allora, nasce il paradosso che certe integrazioni, esageratamente reclamizzate, possono diventare davvero opportune, specialmente per quei sedentari che nel timore di ingrassare adottano diete ipocaloriche povere di nutrienti protettivi. Una precisazione va fatta per le bevande alcoliche: prudenza, molta prudenza anche per i montanari che tradizionalmente contrastano il freddo con qualche bicchierino. L’alcol in realtà non “riscalda” ma provoca una momentanea vasodilatazione, quasi uno spreco di calore che sarebbe meglio riservare agli organi interni. Non dobbiamo dimenticare che il fegato è in grado di inattivare l’alcol ma a costo di un superlavoro non innocuo e che lo distoglie da quella miriade di funzioni costruttive e protettive che servono a garantirci il normale stato di salute. Quindi, anche nei climi freddi, non esistono giustificazioni medico- scientifiche per bere più di un aperitivo o di un paio di bicchieri di vino o di birra.

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