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La Repubblica

L´intervista - Anna Abbona è la portavoce della storica casa dei Marchesi di Barolo: "Un bicchiere nelle nostre campagne questa sì che è una vacanza vincente. Questa è più che un´occasione di lavoro, è una festa dove ci ritroviamo ... Anna Abbona è la vulcanica portavoce della Marchesi di Barolo, storica azienda piemontese recentemente tornata agli antichi splendori, di cui è proprietaria insieme al marito Ernesto e famiglia.Perché partecipare al Vinitaly?«Perché è un momento importante, da certi punti di vista addirittura entusiasmante. Incontri gente che altrimenti non vedi mai, trovi nuovi spunti di lavoro. Per aziende di una certa dimensione, come la nostra, significa anche poter riunire i nostri importatori, in arrivo un po´ da tutto il mondo».Eppure, è una fiera a costante rischio di scissione .«Lo so: ogni volta che un gruppo di produttori parla di inventare una fiera alternativa al Vinitaly mi dispiaccio. Bisogna intendersi: più che un´occasione stretta di lavoro, va pensata come una grande kermesse, una festa dove ricevi e scambi informazioni, pareri, energie. C´è un´aria diversa anche tra noi produttori: ci si parla senza invidie e rivalità, magari si cena insieme dopo la chiusura».Vinitaly è anche turismo del vino.«Un atout straordinario. Abbiamo ristrutturato una bella casa d´antan, Villa Beccaris, l´abbiamo trasformata in un piccolo, godibilissimo Relais. In più, abbiamo una comoda foresteria in azienda. Dopo i primi giorni di smarrimento per questa terribile guerra, i turisti hanno ricominciato a prenotare visite, degustazione, mini-soggiorni. Noi, del resto, siamo aperti tutto l´anno: offriamo una visita e un buon bicchiere a tutti quelli che arrivano... Puntare sull´accoglienza ci garantisce un ritorno d´immagine e di vendite molto forte. E dispensare un minimo di cultura del vino è anche un buon modo di fare questo mestiere».

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