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La Repubblica

Stregati dal turismo del vino: relais di lusso e piccole strutture: per ogni tipo di pubblico in ferie con un brindisi ... La cronaca di un brindisi annunciato: vacanziero, rilassato, possibilmente italiano. Il rituale appuntamento con il Vinitaly - dal 10 a lunedì 14 - mai come quest´anno si fa forte del doppio binario vitigni autoctoni-enoturismo. Come dire: beviamo i vini ancorati alla storia delle nostre campagne e facciamolo nei luoghi d´origine, scegliendo tra casolari trasformati in relais di lusso e piccole strutture semi-familiari, riempiendo lo sguardo di filari degradanti e imparando il vino da chi lo produce, alternando una visita al museo a una memorabile sosta gastronomica. I dati dell´enoturismo sono ormai tanto importanti da autorizzare le più rosee previsioni. A latitare, sono ancora le strutture di supporto - nella sola Toscana il rapporto tra richiesta e ricezione negli agriturismi è di uno a sette - e l´accoglienza, tanto che il neopresidente del Movimento Turismo del Vino, Francesco Lambertini preme perché un numero sempre più alto tra gli oltre 900 associati si sottoponga alla certificazione volontaria di qualità, codificata dal numero di foglie di vite, da 3 a 5, con il plus delle 5 Oro per il livello più alto.Ma insieme agli appuntamenti legati al "Vintour", al Sol - la sezione dedicata agli extravergini - e alle degustazioni in piazza Bra - aumentano anche le critiche. La Fiera di Verona è ormai una realtà così sovradimensionata che in qualche modo alimenta i tentativi di rompere il giocattolo: è il caso del mai decollato Salone del Vino di Torino, oggi in bilico tra chiusura e trasloco in quel di Roma (con ipotesi di appoggio da parte del "Gambero Rosso"). Allo stesso modo, nei giorni scorsi l´Unione Italiana Vini ha dato il via libera a una nuova fiera del vino da realizzare a Milano con cadenza biennale, in alternanza allo storico Vinexpo che si tiene negli anni dispari a Bordeaux. Le accuse sono quelle di sempre: servizi precari, sovraffollamento, scarsa selezione. Eppure, le defezioni sono pochissime e quasi tutte ancorate a produttori di supernicchia, poco interessati al «melting pot» veronese. Così, ogni anno Vinitaly aggiunge nuovi frammenti di geografia vinicola all´immenso zoccolo duro presente alla rassegna con una fedeltà imbarazzante. Del resto, proprio in occasione della Fiera torna d´attualità il progetto di "Enoteca Italia", varato in tandem da Regioni e Ministero delle Politiche Agricole per la promozione del vino di qualità. Nelle prossime settimane, il governo metterà mano anche alla legge 164 sulle doc, in auge ormai da oltre dieci anni.Esterno al Vinitaly, ma non meno interessante, il progetto alternativo "Terra e libertà, Critical Wine", nato sotto l´egida preziosa di Luigi Veronelli, che per tre giorni animerà le strade di Verona con dibattiti, convegni e performances sui temi dell´agricoltura compatibile, delle truffe enologiche, della tracciabilità. In quanto al rapporto fra giovani e vino, anteprima di fiera domani con la giornata "Bevi poco per bere bene" all´università di Verona. In quest´occasione ci si potrà iscrivere alle "Viniadi", primo campionato italiano per sommelier non professionisti.

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