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La Repubblica

Vini italiani su tutte le tavole e i francesi non ci snobbano più. Da Bordeaux l’annuncio: le varietà pregiate hannori portato il "made in Italy" ai vertici mondiali ... Benvenuti in Italia. Un’Italia speciale lontana da incomprensioni, equivoci, pretese bacchettate. Un’Italia capace di offrire il meglio, per una volta, senza se e senza ma. L’Italia del vino, quella dei distillati: che arriva qui, nel regno del vino di pregio, e non sfigura. Anzi, viene apprezzata, decantata, acclamata. E perfino venduta. Dieci anni fa, il vino italiano all’estero ci fruttava meno di un miliardo e mezzo di euro: oggi, il valore è più che raddoppiato. I numeri sono musica, alle orecchie dei produttori. Perché dopo tanto dannarsi, tra equilibri di pace mai tanto precari, terrorismo, crisi economica, ecco ritornare il segno più fianco alla voce “esportazione” perfino in Francia, dove lo sciovinismo è un modo di vivere. La dodicesima volta del Vinexpò, fiera biennale del vino che attira appassionati ed addetti ai lavori da tutto il mondo, si scopre addosso tanta Italia come non mai. Se nell’ultimo quarto di secolo, infatti, venire qui era come presidiare un posto a tavola già sapendo che non si sarà invitati alla cena di gala, oggi la presenza italiana agli stand è importante, qualificata, mirata a un mercato mai tanto interessato. Cero, in passato abbiamo avuto numeri migliori, da mettere sul piatto della bilancia economica. Ma era un risultato ottenuto con la quantità e non con la qualità: per anni, abbiamo aiutato i viticultori francesi a correggere e rinforzare certi loro vini eleganti, sfiziosi, irrimediabilmente debolucci. Arrivavano in Francia dai porti del sud, in container colmi, i nostri cosiddetti “vini da taglio”. Come se l’unico destino possibile, per vitigni come Nero d’Avola, Primitivo, Fiano, fosse quello di innervare quelli altrui. Oggi vendiamo molto meno in litri. Ma le bottiglie di qualità vengono riconosciute, premiate, richieste: dal Piemonte alla Toscana, passando per Sicilia, Veneto e Trentino, la percezione dei nostri vini all’estero è tanto cresciuta da farci balzare in testa alla classifica degli esportatori. Sorpassando proprio i francesi, che hanno cominciato a guardarci con occhi diversi da quelli di insegnanti pazienti e dichiaratamente snob. Effetto guerra? Tutt’altro: Piero Selvaggio, patron di Valentino, uno dei ristoranti più modaioli di Hollywood, con 300.000 bottiglie in cantina, racconta che il nazionalismo antifrancese si è spento insieme ai giorni più bui della crisi irachena, “anche perché le ideologie mal si sposano con il piacere di bere un buon vino. Gli americani sono tornati a bere bordolesi, toscani, piemontesi, quanto e più di prima”. Non a caso, uno dei più noti produttori di Brunello, Castello Banfi, nell’ultimo semestre ha incrementato la sua presenza negli Usa del 35%. Insomma, stiamo diventando i globetrotter del vino. Così bravi a vendere il meglio del made in Italy enologico negli Stati Uniti (718 milioni di euro in valore, con un incremento del 16% sul 2001), che Verona Fiere è stata invitata a presentare i suoi gioielli in bottiglia nel cuore dell’America gourmand. L’evento, battezzato “Vinitaly-United States Tour”, si terrà nell’ultima settimana di ottobre. Due gli incontri pubblici, con annessa super-degustazione, per compratori, media e addetti ai lavori: il primo si svolgerà a Chicago il 28 ottobre, il secondo a San Francisco due giorni dopo. Un’altra parte della manifestazione, invece, sarà destinata a seminari specifici sulle caratteristiche peculiari (storiche, pedoclimatiche, di tecnologia agricola, e via dicendo) che rendono i nostri vini tanto preziosi e appetiti. Durante la presentazione di Vinitaly 2004, in programma questa mattina sul rovente lungo-lago (ieri si sono toccati i 40 gradi), verrà anche annunciato l’Accordo con il dipartimento degli affari agricoli americano: la Fiera di Verona, infatti, è stata scelta, superando proprio le candidature di Pro-wein e Vinexpò, per presentare al mercato europeo le migliori produzioni americane (California, Oregon; Stato di Washington). Il brindisi alla joint-venture, sarà italianissimo, naturalmente.

I numeri del Salone di Bordeaux

2.500 espositori, 40 Paesi rappresentati, 55.000 visitatori attesi da 140 nazioni, 400 i partecipanti alle degustazioni, 90.000 mq lo spazio dedicato al Aalone, 90.000 le brochure distribuite agli operatori mondiali.

La piramide del vino in Italia

3 milioni di ettolitri docg, con Chianti, Brunello e Barolo (le docg più famose al mondo), 9 milioni di ettolitri doc, 22 milioni di ettolitri igt, 20 milioni di ettolitri di vino da tavola, giro d’affari del vino nel mondo: 101,5 miliardi di euro, 8 miliardi di euro il giro d’affari del vino in Italia, la percentuale della produzione italiana nel mondo: 21%, percentuale della produzione italiana in Europa: 34%, la resa dell’ultima vendemmia: 42 milioni di ettolitri, l'ntero patrimonio della filiera vitivinicola: 50 miliardi di euro, gli occupati del settore del vino: 1,2 milioni, le aziende vitivinicole in Italia: 800.000. (arretrato de "La Repubblica" del 23 giugno 2003)

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