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La Repubblica

Le nostre etichette lanciano la sfida ... Matteo Lunelli, vicepresidente della Ferrari... Ci brindano gli sportivi, era alla festa di Versace e anche alla serata degli Oscar a Los Angeles: “Le bollicine italiane vanno bene e sì, Ferrari è tra i primi”. Matteo Lunelli è il vicepresidente della casa trentina, è l’erede di una famiglia prestigiosa “che ha sempre puntato all’eccellenza”.
Quasi al pari dei francesi. Pare che adesso le bottiglie loro le nascondano, per poi magari mandarle in Russia.
“Di certo i mercati emergenti sono interessanti, hanno non solo nuovi ricchi ma una consapevolezza della qualità e dei marchi. In Europa lavoriamo bene con la Germania, nei paesi asiatici puntiamo molto sul Giappone dove già abbiamo una posizione consolidata. Ma in crescita sono molti altri mercati, dalla Russia alla Corea alla Cina. Da poco abbiamo fatto un accordo con un grande importatore americano: anche lì la bollicina è in forte salita, secondo i dati di Italian Wine & Food Institute le importazioni in Usa dei nostri spumanti sono aumentate lo scorso anno del 5,4% in quantità e del 9,3% in valore. Ma è ovunque che lo spumante piace: lo scorso anno abbiamo registrato un aumento del fatturato del 10%, quest’anno è ancora presto ma la tendenza è verso un +20%”.
Quanto conta il made in Italy in un mercato così “segnato” dalla tradizione francese?
“Non più della qualità oggettiva dei nostri prodotti: certo, l’immagine, la comunicazione, i grandi eventi hanno permesso alle nostre etichette di farsi vedere, conoscere, apprezzare. I consumatori sono diventati più consapevoli. Ma anche le nostre bottiglie sono migliorate, puntiamo all’eccellenza. Il percorso della qualità è favorito da una terra particolarmente vocata come il Trentino e da una migliore regolamentazione del settore spumantistica. E poi la concorrenza con lo champagne e i nuovi paesi hanno contribuito all’arricchimento delle bottiglie. E ancora: oltre a un buon vino, conta l’emozione che si trasmette”.

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