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La Repubblica

La rivincita della terra ... Le parole sono importanti perché spesso dicono molto più di quello che significano. Non è un caso che per molto tempo le varie associazioni sindacali legate al lavoro nei campi abbiano cercato di cancellare, parlando dei propri membri, la parola “contadino”. Era ed è preferibile il termine “imprenditore agricolo”, forse percepito come più politicamente corretto oppure in grado di veicolare una maggiore allure di modernità.
Io credo che invece questo termine abbia un’immediata connotazione industrialistica, e che di conseguenza svuoti del suo significato più profondo il nobile lavoro che cerca di descrivere. Questa piccola lotta semantica ci dice che in realtà siamo di fronte a un passaggio epocale, a un’enorme scommessa per il futuro: riuscirà il gruppo di caparbi, di resistenti, che presidiano ancora il territorio, che si mettono al servizio dei cittadini per produrre il cibo, a portare avanti la missione di un’agricoltura in armonia con la natura, sana, capace di mantenere viva la cultura popolare e materiale del nostro paese? In alcuni settori, come quello del vino, la scommessa è già stata vinta: è la dimostrazione che non siamo di fronte a una missione impossibile. Le nuove generazioni di contadini che scelgono questo lavoro, e che dunque lo fanno con una maggiore consapevolezza del ruolo ricoperto, hanno tutte le carte in regola per vincere.
Davanti alla tendenza concentrazionistica e all’industrializzazione dell’agricoltura, che li vorrebbe quasi come degli operai dei campi, dei lavoratori a cottimo, essi invece rinvigoriscono le economie locali, salvano il territorio e producono bene: mettono in atto la preziosa multifunzionalità dell’agricoltura, praticano una nuova ruralità. E non soltanto per quel che riguarda esperienze come l’agriturismo, ma soprattutto perché essi producono in maniera sostenibile, trasformano con savoir faire artigianale, commercializzano in maniera innovativa. Forse a livello di gratificazione economica non siamo ancora di fronte ai risultati ottenuti dal mondo del vino, ma questi giovani sono ben consapevoli che si stanno ritagliando uno spazio dalla qualità della vita impagabile. E se vinceranno non saranno soltanto loro a stare meglio, stiamone certi: sarà un bene per tutti.

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