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La Repubblica

Guerra dello champagne la Francia si fa spazio ... Consumi alle stelle, allargate le aree doc... Mezza terra di Champagne in rivolta, l’altra metà che gongola. La notizia del prossimo allargamento delle aree a denominazione controllata sta scuotendo il mondo delle bollicine francesi. “La tempesta nella flute”, titolava ieri l’Herald Tribune, raccontando come il panel di esperti attivato una manciata di mesi fa sia arrivato quasi alla conclusione dei suoi lavori: quaranta i comuni coinvolti nel progetto, cinquemila gli ettari in predicato di entrare nel recinto dorato. Ma perché allargare i confini del fazzoletto enologico più celebrato del pianeta? La risposta ufficiale è facile facile: le nuove aree di consumo privilegiato che si sono affacciate sui mercati hanno rastrellato dagli scaffali virtuali (e non) tutte le scorte. E i 320 milioni di bottiglie prodotte lo scorso anno sono considerate insufficienti a dissetare le gole di vecchi e nuovi ricchi. Ma esiste anche una spiegazione meno banale e più inquieta, figlia dei rapporti deteriorati tra le grandi maison e i viticultori che ogni anno vendono loro le uve.
Infatti, il territorio vocato per la produzione dei migliori Chardonnay e Pinot è solo in minima parte di proprietà delle grandi aziende. Così, vendemmia dopo vendemmia, sono i vignerons a decidere quanto valgono i grappoli. Tra patti scritti e promesse verbali, accordi disattesi e minacce più o meno velate, la potente lobby degli champagnisti - con società quotate in borsa e guidate da uomini forti della finanza francese - ha detto basta dopo l’ultima quotazione dell’uva, vicina ai cinque euro per kg. L’obbiettivo è evidente: più uva a disposizione uguale prezzi calmierati. E poco conta che decidere oggi (in realtà, a inizio 2009) significa arrivare a raccogliere le nuove uve non prima del 2015: il segnale è dato, i vignerons sono avvertiti.
In Italia, la realtà dello spumante d’autore assomma poco più di venti milioni di bottiglie, sostanzialmente divise fra Trentino e Lombardia. E se per la prima volta quest’anno le bollicine di Franciacorta supereranno quelle francesi negli acquisti nazionali, i consumi nostrani continuano a essere poca cosa in confronto a quelli dei francesi, capaci di azzerare ogni anno ben metà dei 320 milioni di bottiglie prodotte.
Ma ben peggio va a livello di esportazione: 150 milioni di tappi francesi contro poco più di due milioni italiani. Come dire che all’estero le nostre bollicine pregiate sono delle illustre sconosciute o poco più.
Certo, le eccezioni sono anche il nostro fiore all’occhiello. La famiglia Lunelli ha portato lo spumante Ferrari al quarto posto delle preferenze giapponesi, alle spalle di super-marchi come Veuve Cliquot, Moet e Pommery, a dimostrazione che l’investimento nella “Haute-de-gamme” del Made in Italy continua a pagare. La cuvée “Anna Maria Clementi” di Ca’ del Bosco sta fianco a fianco delle super etichette francesi in enoteche e ristoranti delle grandi capitali del pianeta. Ma presentarsi ai signori del marketing mondiale senza una denominazione di riferimento - collassato il progetto “Talento”, vietati “Champenois” e “Metodo Classico” - non aiuta, se è vero che perfino in Spagna, dove la Freixnet da sola produce oltre 150 milioni di bollicine da uve Macabeo, Xarello e Parellada, la dizione “Cava” identifica comunque tutte le produzioni del genere. Né consolano i dati polposi su produzione e consumi esteri degli altri spumanti, dall’Asti al Prosecco, amatissimi nel nord Europa, ma oggettivamente diversi per valore e mercato. La querelle francese sulle aree dei vigneti consacrati alle bollicine, insomma, al momento non ci riguarda. Molto meglio concentrarsi sui brindisi di Capodanno: per far nostra la guerra dello Champagne c’è tempo.

Lo champagne
320mln le bottiglie - Nel corso del 2006 sono state prodotte 320 milioni di bottiglie di champagne. Un numero considerato insufficiente viste le nuove aree di consumo privilegiato che si sono affacciate sui mercati internazionali (Russia e Cina).
5000 ha i nuovi terreni - Attualmente in Francia la produzione di champagne riguarda 32mila ettari. Ora il panel di esperti attivato per far fronte alle nuove richieste del mercato internazionale ha disposto che altri 5mila ettari di terreno vengano destinati alla produzione.
5euro l’uva al chilo - L’ultima quotazione dell’uva in Francia ha toccato i cinque euro al chilo. Troppo per la potente lobby degli champagnisti che ha chiesto l’allargamento delle aree doc. Scatenando l’immediata protesta dei “vignerons” (i viticoltori)
4.200.000.000 di euro il fatturato.
32 000 gli ettari oggi coltivati per la produzione.
La denominazione d’origine controllata Champagne è situata nei dipartimenti di Aisne, Marne, Seine et Marne, Auve e Haute-Marne.
I vitigni ammessi nella produzione dello Champagne sono Chardonnay, Pinot Noir e Pinot Meunieur.
Il Noir de Noir è fatto con sole uve Pinot Noir.
La Cuveé è la ricetta di vinificazione legata agli champagne prodotti dalle singole aziende produttrici, dette Maison.
Il Vintage (millesimo) indica lo champagne di una vendemmia specifica.
La quantità di Liqueur d’Expedition (sciroppo alcolico) presente identifica le tipologie Extra-Brut, Brut nature, Brut, Sec, Demi-sec, Doux.
(Fonte: Centro Informazioni Champagne)

Lo spumante
276mln le bottiglie - Nel corso del 2006 sono state prodotte 276 milioni di bottiglie di spumante. Quest’anno, per la prima volta, secondo le proiezioni, i consumatori italiani acquisteranno più spumante italiano (Franciacorta) che champagne francese.
+23% l’export - L’esportazione di spumanti italiani è aumentata del 23 per cento. Un ottimo dato in percentuale, ma sui numeri assoluti l’Italia ha ancora moltissimo da fare: sono state solo due milioni le bottiglie di spumante esportate.
726 le aziende - Tra i marchi d’autore c’è Ferrari, portato dalla famiglia Lunelli al quarto posto delle preferenze giapponesi. Mentre la cuvée “Anna Maria Clementi” di Ca’del Bosco gareggia con le super etichette di Francia nei ristoranti delle grandi capitali.
1.000.000 di euro il fatturato.
276 milioni le bottiglie prodotte nel 2006, di cui 71 milioni Asti Spumante.
40 milioni Prosecco.
21 milioni Metodo Classico (rifermentazione in bottiglia come lo Champagne).
144 milioni Metodo Charmat (spumantizzazione in serbatoi a pressione).
Le aree di maggiore produzione dello spumante con rifermentazione in bottiglia sono il Trentino denominazione Trento Doc, e la Franciacorta (Brescia) che utilizzano le stesse uve dello Champagne.
Sono in espansione le produzioni con metodica dello Champagne, ma a base di vitigni autoctoni (locali) in molte regioni italiane.
Le produzioni di Franciacorta e Trentino soffrono di un export ristretto (Fonte: Osservatorio Spumanti).
Autore: Licia Granello

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