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La Repubblica

Inno al cibo “pulito, buono e giusto” ecco il futuro dell’eco-gastronomia ... Il Salone del Gusto sposa “Terra Madre”: unica mega rassegna a ottobre... AAA Torinesi ospitali cercasi. Per accogliere i 5.000 contadini del mondo che dal 22 al 27 ottobre riempiranno la città di facce e storie, suoni e colori, parole e prodotti. E’ cominciata ufficialmente ieri, nei saloni vellutati del Piccolo Regio, la nuova avventura di “Salone del Gusto & Terramadre”, mai come quest’anno uniti da una “e” pochissimo commerciale e moltissimo sentimentale, etica, sociale.
Nel 2006, l’appuntamento biennale - che da una dozzina d’anni porta a Torino l’eccellenza delle produzioni gastronomiche artigianali - aveva ricevuto l’imprinting di “buono, pulito e giusto”, titolo-slogan del libro-manifesto della nuova eco-gastronomia propugnata da Slow Food e dal suo méntore Carlo Petrini. Aver unito le due manifestazioni - come illustra il bel logo dell’edizione 2008, con i l’albero della gastronomia dai rami colmi di buon cibo e le radici affondate nella madre terra - è la nuova tappa d’obbligo di un percorso votato alla scelta responsabile, informata, colta, del cibo che da una parte nutre e dall’altra rischia di uccidere il pianeta. Così, se due anni fa, i quasi 200mila visitatori del Salone avevano visto transitare delegazioni variopinte verso i saloni dell’Oval, il palazzo dello sport sede dei lavori di Terra Madre, questa volta sarà possibile per tutti - prenotandosi - accedere a seminari, dibattiti, incontri con le comunità del cibo in arrivo da tutti e cinque i continenti.
Un’occasione davvero straordinaria di contaminazione tra culture, tradizioni e pensieri che attraversano l’intera civiltà contadina in questo tribolatissimo inizio di millennio, ben chiara alle centinaia di famiglie sparse nei centocinquanta comuni piemontesi pronte a ospitare - proprio come due anni fa - gli ospiti contadini. Il tema del nuovo appuntamento - viaggio alle radici del cibo - è concetto caro agli organizzatori e viene sottolineato dalla promiscuità virtuosa che caratterizzerà gli oltre quattrocento eventi previsti nella settimana del Lingotto, tra mercati della terra e testimonianze di produttori, orti scolastici e progetti di mense ideali, concerti e dimostrazioni alimentari. Il tutto, benedetto da un’organizzazione logistica “buona, pulita e giusta”. Grazie alla collaborazione con il Politecnico di Torino, infatti, è stato realizzato un modello fieristico sostenibile unico al mondo: ovvero strutture riutilizzabili e a impatto ridotto, attenzione massima all’uso dei materiali - dalle posate alle sedie - scelta di stoffe “organiche” e confezioni di carta riciclata. E se ancora non bastasse, è già stato individuato il sito, all’interno del parco del Po, dove piantare il numero di alberi necessario a compensare la quantità di CO2 prodotta.
Difficile che tanta rinnovata sensibilità nei confronti di ambiente e giustizia sociale lasci indifferente i visitatori più giovani. Ieri, Petrini ha snocciolato dati da brividi: in Italia, stiamo toccando quota 3% di addetti agricoli, contro il 60% della comunità contadina mondiale. E di questo 3%, metà ha più di 50 anni. Rilocalizzare l’agricoltura, più che un pensiero nobile, diventa necessità inderogabile, “perché non possiamo mangiare i computer”, ha chiosato il fondatore di Slow Food. Convincere i ragazzi che si può tornare a lavorare la terra in modo gratificante e moderno è la prossima, arditissima sfida di Petrini il visionario. Chi vuole scommettere sulla riuscita, venga a Torino in ottobre.

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