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La Repubblica

Vini, ecco gli outsider l’eccellenza non è cara … La nuova Guida dell’Espresso 2012 promuove bottiglie di gran pregio che non costano più di 10 euro. Piemonte e Toscanale regioni più selezionate ma è in grande ascesa l’Alto Adige con bianchi straordinari … Quest’anno fate gli snob. Lasciate per un attimo da parte i “grandi vini” laureati e andate alla scoperta degli outsider. Vigne e cantine italiane ne sono piene: partite dall’Alto Adige con una Schiava, fermatevi sul lago di Garda per un Lugana, in Piemonte divertitevi con una Freisa vivace, con un Cerausolo in Abruzzo, un Vermentino di Gallura in Sardegna. Nessuno di loro costa più di 10 euro. E tutti hanno votazioni ragguardevoli. La Guida “I Vini d’Italia dell’Espresso 2012”, da oggi in edicola e in libreria, di questi outsider, “rappresentanti della straordinaria diversità del vino italiano”, ne segnala una quarantina. Perché finalmente, nel 2011, come spiega Fabio Rizzari, curatore della Guida insieme ed Ernesto Gentili, “oggi per bere vini di qualità non è necessario spendere cifre elevatissime. Tant’è vero che un terzo delle bottiglie che abbiamo premiato come eccellenti, costa 10 euro o meno, in cantina. Ho il massimo rispetto per chi fa grandi vini, più costosi, ma per il consumatore la buona notizia è che la qualità media si sta elevando in ogni fascia di prezzo”. È il vino al tempo della crisi, ma è anche il punto di arrivo di un lungo percorso di crescita. “Vent’anni fa - continua Rizzari - c’erano poche bottiglie di valore in Italia, pochi stili di vinificazione, due o tre, poche varianti produttive. E c’erano meno appassionati e meno lettori. Adesso gli stili sono una marea. C’è chi produce il biologico, chi il biodinamico, chi si affida al guru modernista. Proprio in questa fase una guida serve, aiuta a orientarsi in un ginepraio”. Per l’Espresso quest’anno sono stati assaggiati 22mila vini e 10mila sono stati quelli selezionati per un totale di 2.240 produttori. “La nostra è una guida laica - sottolinea Rizzari - Noi abbiamo sempre cercato di non farci irretire dalle mode, prima quella dei vini strutturati, pieni dileguo, adesso quella delle uve autoctone e dei vini naturali. Il buono è ovunque”. Tra i vini dell’eccellenza (cioè oltre con un voto di 18/20esimi o più) uno quest’anno ha raggiunto la “perfezione”: è un rosso piemontese, il Barbaresco Asili 2006 di Roagna, con 20 ventesimi. Lo seguono, a 19,5, due “rivelazioni” valtellinesi, il Grumello Riserva Buon Consiglio 200l e il Sassella Riserva Vigna Regina, tutti e due di AR. PE. PE, & poi tanti, ma davvero tanti vini con 19/20, bianchi, rossi e bollicine, distribuiti in ogni regione. In totale i vini eccellenti sono 225, sei in meno dello scorso anno. In testa è il Piemonte con 46, seguito, come sempre, dalla Toscana (45), ma in grande crescita è l’Alto Adige (32) che vanta zone, come la Valle Isarco, con punte, nei bianchi, straordinarie. “Ci sono giacimenti ancora inesplorati - aggiunge Rizzari - o solo in parte esplorati, come i nebbioli del Nord Piemonte, il Gattinara il Lessona, sempre più eleganti, o la Malvasia di Bosa in Sardegna che già negli Anni Venti-Trenta era considerato il vini dolce più raffinato d’Italia. Insomma non si inventa nulla”.


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