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La Repubblica

I Sapori ... La sorpresa fuori dall’uovo ... Verdicchio sugli asparagi, pinot nero con la gallinella, con la pastiera il moscato passito. Quali bottiglie scegliere (e con quali piatti) per un brindisi buono e giusto ... Pasqua con chi vuoi, dice il proverbio. Che però non consiglia né dove, né come, né, soprattutto, mangiando cosa. Preservati dai precetti laici e rassicurati dalla resurrezione cristiana, i menù pasquali attingono alle tradizioni popolari più radicate come alle nuove realtà sociali, con le piccole grandi rivoluzioni alimentari annesse. In scia - che si scelga l’agnello o il cous cous, la colomba o i dolci di marzapane - naturalmente c’è il vino. Un tempo si chiamava “vino delle feste”, dichiarazione di impotenza enogastroeconomica a reggere per tutto l’anno il piacere di bicchieri adeguati a cibi altrettanto buoni e golosi. Ma se per trecento giorni abbondanti si mangiava per soddisfare la fame e si beveva per calmare la sete, nelle occasioni importanti - le feste, appunto - il sostentamento si trasformava in godimento (pancia mia fatti capanna!) e la bottiglia in celebrazione. Il senso del rituale è rimasto intatto: a cambiare in maniera evidente sono le coordinate della nostra realtà alimentare, infarcita di gusti nuovi, poco ortodossi o,al contrario, di gusti iperconosciuti, ma abbinati in maniera inusuale. Chi è cresciuto forte della dicotomia bianco vs rosso, ha dovuto aggiornarsi. Altrimenti, impossibile scorrere l’elenco dei pinot neri per cercare l’etichetta giusta a solleticare il sapore rapinoso e mascalzone di un pesce in guazzetto. O accompagnare un piatto di uova con una flute di bollicine rosé, eleganti e nobili come poche altre, pur se nate nelle popolarissime vigne emiliane. Questione di cultura vinaria. La crisi obbliga chi non sa a spendere semplicemente meno, senza troppo domandarsi in cambio di cosa. Magli enocuriosi - o quanti possono contare sui consigli di un negoziante in gamba - hanno imparato che in Italia si producono vini sempre più buoni, e anche rispettosi del territorio, liberi dai pesticidi (da non confondere con i fertilizzanti, che avvelenano la terra ma non sono altrettanto pericolosi per l’uomo), su su fino alla certificazione biologica, il tutto, lontano dal soliti noti e a prezzi onesti, che riconoscono il lavoro e la dignità dei vignaioli, senza ricarichi indecenti. E il bello del nuovo artigianato alimentare, guidato da una generazione di giovani contadini decisi a vincere la sfida per una agricoltura diversa, lontana dai grandi numeri, accessibile a quanti vogliano conoscerla - enotecari in primis - e sana. Se avete deciso di evitare l’esecuzione dell’agnello pasquale, regalatevi il brivido di uno squisito chardonnay chiantigiano per esaltare la golosità carnale (ma rigorosamente vegetariana!) della torta pasqualina. Per saperne di più, organizzate il prossimo weekend in quel di Verona, dove tra una settimana esatta comincia la quarantasettesima edizione del Vinitaly, quasi centomila metri quadrati e oltre quattromila espositori pronti a farvi assaggiare il meglio della produzione nazionale. Nello stesso fine settimana, la fiera ViniVeri di Cerea, alle porte di Verona, e Villa Favorita a Sarego, Vìcenza, offrono il più importante panorama europeo di vini naturali (pesticidi free), per un brindisi buono, pulito e giusto.


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