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La Repubblica

All’asta la cantina di Daccò aveva vini pregiati francesi per oltre 300 mila euro ... Centinaia di bottiglie divini pregiati. Soprattutto Champagne. Riserve ricercatissime di Dom Perignon. Il lotto che comprende il “Vintage”, annata 1988, da solo vale da un minimo di 1200 euro a 1600. L’OEnothèque dell’85, invece, può arrivare addirittura a duemila. Il sito ufficiale della casa madre francese, per il suo consumo ha un consiglio: “L’intensità ottimale”, la si raggiunge “tra i 15 e i 20 anni dopo la raccolta”. Ma la partita più importante è rappresentata da una cassa di “Chateau Lafite Rothschild” del 2001: 12 bottiglie possono arrivare a costare 4500 euro. Fino a qualche mese fa, il prezioso scrigno era custodito nella cantina del ristorante milanese Sadler. Chiuso a chiave, a doppia mandata. Etichette per intenditori, che la procura di Milano ha fatto stimare in 320 mila euro. Tutto, ufficialmente, di proprietà del faccendiere Pierangelo Daccò. Da due settimane, la cantina da cui avrebbe attinto negli anni d’oro anche l’ex governatore del Pdl, Roberto Formigoni, è magicamente evaporata. A Firenze, alle 14e 30, nella sede della“Casa d’aste Pandolfini”, il14 marzo scorso. In pochi attimi, le quasi mille bottiglie hanno preso le più disparate destinazioni, grazie a un’asta. Dalla Pandolfini è impossibile avere maggiori dettagli. A loro, però, si è rivolta la procura di Milano, attraverso il custode giudiziario, per iniziare a “monetizzare”. Ci sono quasi 60 milioni di euro tra immobili, yacht, conti correnti oltre a questa prestigiosa cantina. Soldi - sostengono i pm -, che il “bancomat” di Formigoni, Daccò, avrebbe ottenuto insieme ad Antonio Simone sotto forma di consulenze fittizie. Più volgarmente, mazzette in cambio di finanziamenti regionali da assegnare al centro di riabilitazione Maugeri. In totale, in poco più di dieci anni, poco più di 200 milioni. In attesa che il 6 maggio il processo per associazione a delinquere a carico anche di Formigoni, Daccò e Simone, prenda il via, i magistrati hanno blindato i beni per una cifra che corrisponde alle presunte tangenti. In caso di condanna, saranno messi all’asta e gli introiti finiranno all’erario. Nel frattempo, però, alcuni beni sono stati venduti o lo saranno a breve. I primi sono stati proprio i vini. Da Sadler, Formigoni era “ospite” una decina di volte l’anno. In totale ha consumato cene da solo o in compagnia per un totale di “177 mila e 860 euro”. Conti mai saldati direttamente dal presidente, secondo le parole del fondatore del noto ristorante. “Pagava sempre Daccò, anche quando Formigoni veniva da solo - ha spiegato nei panni di testimone Claudio Sandler, in un verbale che risale al 27 luglio 2013. Avevamo ricevuto personalmente da Daccò la disposizione che i conti del presidente fossero a suo carico. Formigoni non si preoccupava affatto del conto e, una volta finita la cena, andava via. Ringraziava e andava senza neppure chiedere quale fosse l’importo”. Secondo questo racconto, inoltre, l’ex governatore “ordinava per altro in libertà, bevendo solo champagne, del quale è particolarmente appassionato”. Forse altre bottiglie del Vintage del 1988, o magari simili al Magnum da 2 mila euro Dom Perignon 1985 Oenothèque. Tra i 248 lotti in cui l’asta è stata suddivisa - vi erano anche vini italiani di altre provenienze -, soprattutto champagne e vini francesi, l’autentica passione per il duo Daccò-Formigoni. L’asta è stata un successo: tutte le bottiglie sono state vendute per un incasso di 280 mila euro. A breve dovrebbe toccare all’“Amerika London”, il Ferretti 33, ancorato dal luglio del 2013 nel porto di Ancona. Su questa imbarcazione di lusso, Formigoni avrebbe trascorso diversi week end. In parte in Liguria, più frequentemente restando in rada a Porto Cervo, per le vacanze del senatore dell’Ncd in Sardegna. Sempre a spese di bancomat Daccò. Per lo yacht extralusso, il prezzo d’asta sarà di 2,4 milioni di euro.

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