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La Repubblica

Lungavita
al Cimixa ... Lo Cimixa è un vitigno autoctono del
Levante ligure che è arrivato sull’orlo
della scomparsa definitiva alla fine
degli anni Novanta, quando per
fortuna iniziò un processo di recupero che ha
avuto un risultato rimarchevole e che ha visto
protagonisti cittadini appassionati insieme
a istituzioni (in particolare la Provincia
di Genova) e produttori.
Già Luigi Veronelli, negli anni Sessanta,
passando da queste parti assaggiò un vino di
cui parlò molto bene e nel quale vide un grande
potenziale di sviluppo. Era prodotto da
Marco Bacigalupo, il pasticcere di Cicagna,
paesino della Vai Fontanabuona (che si trova
nell’entroterra di Chiavari), che aveva
una microproduzione non in commercio né
codificata e senza etichetta.
Si trattava di piccolissime quantità che alcuni
agricoltori o hobbysti di questa valle
mantenevano più per tradizione di famiglia
che per reale convinzione, vinificando i frutti
dei vigneti marginali coltivati a Cimixa
che ancora esistevano nella zona.
Quando si decise di favorirne il recupero,
l’ultimo vigneto ancora utilizzabile per riprodurre
le talee era ancora quello di Marco
Bacigalupo, e partendo da lì fu possibile ricreare
un vigneto madre, da cui riprodurre
le barbatelle.
Oggi si può dire che il recupero sia andato
a buon fine, e il vitigno Cimixa è anche entrato
a far parte della Doc Golfo del Tigullio-
Portofino, in cui non era rientrato all’atto
della costituzione proprio perché sostanzialmente
dimenticato. La produzione è ancora
molto limitata, e nel tempo non tutto è
andato per il verso giusto, ma si può dire che
i risultati oggi siano straordinari. Vinificato
in purezza lo Cimixa è molto interessante, e
lo è forse ancora di più se lasciato appassire
per produrre passito.
Al di là dei risultati prettamente organolettici,
tuttavia, l’esperimento che si è realizzato
qui è un esempio da seguire perché,
con un lavoro che è durato diversi anni e ha
comportato non pochi sforzi, si è riuscita a
coinvolgere tutta la comunità locale per salvare
un pezzo di quello che è il patrimonio
più importante che i territori hanno in dote:
la biodiversità.
Preservarla significa anche tutelare e conoscere
la propria storia, in definitiva significa
riscoprire qualcosa che fa parte della nostra
vita.
Il Levante ligure, soprattutto nel meno conosciuto
entroterra, offre esperienze gastronomiche
splendide, proprio perché figlie
di questa biodiversità, e il paesino di Ne
ospita due ottime osterie (La Brinca e Antica
Osteria dei Mosto) che sono il luogo privilegiato
per incamminarsi sul sentiero della
scoperta.

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