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La Repubblica

Il vigneto tutelato
come un opera d arte
“E un museo vivente” ... È emesso il direttore regionale dei
Beni culturali del Veneto, Ugo
Soragni. È un vincolo etnoantropologico.
I suoi riferimenti sono il
Codice dei beni culturali e una
convenzione Unesco. Soragni
spiega che questa tutela è più forte
di quella paesaggistica: “Se un
futuro proprietario volesse abbandonare
il terreno o modificare
le piantagioni, potrebbe intervenire
la Guardia forestale e imporre
il ripristino”. Le viti ultracentenarie
possono morire edessere
ripiantate, ma sempre "maritate"
agli aceri.
Il vigneto è diviso in tre parti,
ognuna con un sonante toponimo:
i più antichi, Zhercol, Talpon,
il più recente Talponet. È addossato
al centro abitato e il Comune
di Godego, a guida leghista,
aveva previsto nell’agosto
del 2012 di estendere l’edificabilità
al nucleo più antico della proprietà.
Ne è nata una mobilitazione,
sostenuta da ItaliaNostra,
dal Wwf e dall’associazione culturale
Borgo Baver. È intervenuta
la Fondazione Benetton. Favorevole
alla trasformazione edilizia
era il proprietario del vigneto.
Contrario chi il vigneto lo lavorava
e lo lavora, Augusto Fabris,
una laurea in Storia, maestro elementare
e figlio di Andrea, il contadino
che prima come mezzadro,
poi come affittuario per oltre
cinquant’anni aveva ereditato e
conservato le tecniche di coltivazione,
raccontandole al figlio.
L’associazione Borgo Baver
chiese l’intervento della soprintendenza.
Che, studiata la storia
del vigneto, ha accertato che era
un raro esempio di viticoltura tipico
dell’antica piantata trevigiana,
attestata nei documenti
(un catasto napoleonico del
1811), nelle fotografie (quelle
del linguista-etnografo Paul
Scheuermeier) e nelle raffigurazioni
pittoriche. “È un museo vivente”, spiega Marica Mercalli,
“dove si esprimono conoscenze
locali e gesti del mestiere,
espressione di uno stile di vita
che dà sostanza al patrimonio
culturale di un territorio”.

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