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La Repubblica

Castelli e vini, le rotte Doc … Anche il viaggiatore più distratto, lasciandosi la pianura alle spalle diretto verso il Trentino si rende conto del cambiamento nel paesaggio ai lati dell’autostrada del Brennero: non solo per le colline (e poi le montagne) che restringono sempre più l’orizzonte, ma anche per le distese di viti che accompagnano il viaggio verso le Alpi Da Borghetto a Roveré della Luna, gli estremi a sud e a nord della Provincia autonoma di Trento, ci sono un’ottantina di chilometri di strada, attraverso Rovereto e Trento, in un immenso giardino vitato che ricopre la valle dell’Adige dove, al termine dell’estate, si festeggia la vendemmia. Sono gli enologi a dare il via alla raccolta, nella seconda metà di agosto L’amore per il vino alimenta la passione per la vendemmia, ma ci sono altre ragioni per interessarsi a questo rito perché questa è una storia di colori (avete mai ammirato le sfumature calde di un vigna di montagna ai primi freddi?), una storia di tradizioni, cultura e cura per il paesaggio in una terra dove il lavoro si svolge a mano come un tempo. Ed è una storia anche di eventi che - proprio come una volta - al termine dell’estate festeggiano il raccolto. Mettete la freccia, lasciate l’autostrada e seguite il percorso della via romana Claudia Augusta che già duemila anni fa collegava il mondo mediterraneo con l’Europa. Stupitevi per il numero di trattori (carichi d’uva) che in settembre fanno la spola di continuo tra le vigne e le cantine. È un mondo che si può scoprire in auto o in moto, ma che è perfetto da esplorare in bicicletta lungo la pista ciclabile che segue il corso del fiume Adige per tutta la provincia di Trento, senza salite, lontana dalle strade (e dal rumore dei motori), accanto alle campagne dove - oltre ai grappoli d’uva - anche le mele sono una tentazione costante. È un viaggio a pedali che azzera la distanza tra il visitatore e gli uomini del vino e che passa accanto a luoghi di cultura: Trento (con il Castello del Buonconsiglio e il Muse), Rovereto (con il Man), San Michele all’Adige (con il Museo degli usi e costumi della gente trentina) per non dire dei castelli. In una terra dove ci sono oltre duecento cantine è impossibile non fare torto a qualche vignaiolo, comunque da sud a nord bisogna citare la tenuta San Leonardo, ad Avio, nel Basso Trentino, dove i marchesi Guerrieri Gonzaga hanno raccolto l’eredità di un monastero dove la vendemmia si celebrava oltre mille anni fa. Alle porte, di Trento incontrerete le Cantine Ferrari, un’azienda che è il principale ambasciatore nel mondo delle bollicine Trento doc. Con lo spumante Ferrari brindano capi di Stato e campioni dello sport e a coltivare le vigne c’è pure Francesco Moser, che dopo una vita dedicata al ciclismo è tornato alla tradizione di famiglia, la campagna, a Villa Warth, splendida tenuta in collina, a pochi chilometri dalla città, dove c’è pure un museo privato della bicicletta. Il tour del vino in Trentino deve prevedere una tappa per una degustazione a palazzo Roccabruna (a Trento) ma è a nord del capoluogo che lo spettacolo diventa impressionante, in una pianura alluvionale (la Piana Rotaliana) dove il fiume scorre lento, circondato da pareti bianche che proteggono la terra dai venti freddi del nord e riflettono il sole sui vigneti come uno specchio: è la terra del Teroldego, colore rubino e carattere forte, vino trentino per eccellenza. Qui, nel raggio di pochi chilometri, nell’area che era al confine meridionale dell’Impero austro ungarico, vi si presenteranno due possibilità. Coglietele entrambe: varcate le porte dell’Istituto agrario di San Michele all’Adige (dove gli scienziati analizzano il dna della vite alla ricerca di varietà sempre più resistenti) e dirigetevi verso le antiche cantine per scoprire come facevano il vino i monaci. Spostatevi quindi a Mezzocorona, tre chilometri al di là del fiume Adige, per visitare le Cantine Rotari. Le avveniristiche volte di questo edificio moderno vi ricordano le pergole delle viti nelle campagne trentine? È esattamente questo l’obiettivo dell’architetto veneziano Alberto Cecchetto, autore di questa gigantesca (e splendida) “cittadella del vino” che ha le radici nella tradizione ma è un inno alla modernità ed è il punto di partenza per i vini trentini diretti in sessanta Paesi del mondo.

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