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La Repubblica

Il vino d’autore batte gli indici ma il portafoglio di etichette oggi lo costruiscono i gestori ... I brand d’eccellenza spesso legati a famiglie storiche movimentano le aste e il liv-ex, il benchmarck delle quotazioni sul mercato secondario. Il Sassicaia dei Marchesi Incisa della Rocchetta è il più scambiato... “Il 2015 è l’annata migliore mia vita”: Aubert de Villaine, comproprietario di Drc, Domaine de la Romanée-Conti, ha fatto salire di colpo le quotazioni dell’annata 2015, la migliore dei suoi cinquant’anni di carriera. La dichiarazione è stata fatta a metà della scorsa settimana nel corso della degustazione organizzata presso l’agente inglese della maison, Corney & Barrow. “I vigneti - ha spiegato de Villain - sono rimasti in perfetta saluto turno l’anno, e il risultato è un vino che dispiega una combinazione di concentrazione e freschezza”. L’annata record esce sul mercato proprio quando Bernard Noblet, storico “chef de cave” del Domaine de la Romanéé-Conti si ritira per lasciare il suo posto all’enologo Alexandre Bernier già da otto anni a lavoro con lui. Le grandi etichette hanno una fama che si è consolidata negli anni attorno a storie di famiglie che, nonostante il successo, si comportano come veri e propri contadini, attaccati alla terra, alle condizioni climatiche, a tutto ciò che in primis fa di un vino un grande vino: il terroir, come si dice in tutto il mondo, alla francese, perché è stata la Francia la prima nazione a parlare di cru, di grandi territori vocati, a inventare le denominazioni di origine e qualità. E non a caso sono i vini francesi i più numerosi e spesso i primi in classifica negli indici di mercato. Tutti gli indici del Liv-ex, indici del mercato secondario, hanno guadagnato lo scorso anno. Il Fine wine, il benchmark dell’industria, ha visto salire le quotazioni per 15 mesi consecutivi, battendo tutta una serie di altri indici globali. Domina la Francia. Il 2017 è stato l’anno della Borgogna che ha movimentato, in valore, il 12% degli scambi, contro il 7,7% del 2016. La Borgogna è la patria del Romanée-Conti, e Drc, Romanéè-Conti, è al primo posto per prezzo di scambio. Il Masseto, dei Marchesi de’ Frescobaldi, è l’unico italiano tra i primi dieci per prezzo di scambio in questa stessa classifica. L’Italia, con il Sassicaia, dei marchesi Incisa della Rocchetta, è invece il brand più scambiato sul mercato secondario dei fine wines, con una quota del 7,3%. Liv-Ex e il magazine britannico The drinks business hanno analizzato le performance dei marchi enoici più scambiati nel mondo, messi in fila, secondo punteggi, quote di mercato, prezzi medi, e numero di marchi in commercio, nella classifica dei 100 del 2017, dove, per la prima volta, entra Casanova di Neri, la griffe del Brunello di Montalcino, già al quarto posto nei top 100 di Wine Spectator. Se gli indici crescono, è cresciuto ancora di più Amphora Porfolio Management, il portafoglio di etichette messo a punto dallo staff guidato da Philip Staveley, già in Merrill Lynch e Deutsche Investire in vini pregiati tren’anni fa era era semplice - sostiene Staveley: allora i vini accessibili erano pochi, qualunque cosa tu comprassi acquistava valore. Oggi il mercato è molto più ampio, e investire in vino è diventato un lavoro come investire in azioni o bond. Non solo non è assicurato il rendimento, ma bisogna anche stare attenti a non venire imbrogliati, magari comprando dei falsi, come i Lafite “taroccati” venduti durante un’asta online in Cina lo scorso anno. Scegliere i vini, confezionare un giardinetto di etichette. È questo che ha fatto e vuole continuare a fare Staveley. In un anno Amphora Porfolio ha guadagnato il 13,5%, contro gli indici Liv-ex che sono cresciuti tra il 5 e il 10%. Da tenere presente che tutti gli indici Liv-ex , come gli indici di borsa, segnano in modo preciso l’andamento di domanda e offerta dei Fine Wine, i vini di eccellenza appunto. Come S&P, abbiamo diversi benchmark: il 50, che ogni giorno segue l’andamento delle annate più recenti; il Liv-ex 100, aggiornato mensilmente, registra il trading delle cantine top; il Liv-ex Bordeaux 500; il Liv-ex 1000, che traccia etichette di tutto il mondo; il Liv-ex Investabls, di fatto lo specchio di un tipico portafoglio di investimento sui vini. Il mercato è sempre più frammentato, con l’ingresso di nuove etichette alto di gamma anche da altri paesi produttori, come Australia, Nuova Zelanda, Cile, Argentina e, ultimamente anche Cina. E l’indice di per sé è una guida, ma non basta più. Il mercato secondario premia in particolar modo i brand più prestigiosi, proprio per la loro fama, la riconoscibilità, valori che danno certezza anche ai consumatori poco specializzati. Uno dei motivi per cui, a detta degli analisti di Liv-ex, molte etichette sono sopravvalutate. L’arte di piluccare qui e là, invece, premia molto di più. Staveley per esempio, ha deciso di aumentare il peso in portafoglio dei Bordeaux che negli anni precedenti
avevano perso quota, per puntare su una loro ripresa, che infatti c’è stata. Il Lafite 2010 ha di molto battuto il Fine Wine 100, crescendo del 12.5%. Margaux 2012 ci è andato vicino. Mission Haut Brion 2008 e Ducru Beaucaillou 2011 hanno fatto registrare entrambi un incremento del 14%. Staveley ha puntato anche su tre etichette del Pomerol, una denominazione del Bordeaux: l’anno 2008 di L’Evangile, di L’Eglise Clinet, and di Trotanoy. Il miglior performer è stato L’Evangile, che si è impennato del 40%: il peggiore, L’Eglise Clinet, cresciuto solo del 3,5%. “Mettiamo i nostri soldi dove è la nostra bocca”, ama ripetere Staveley, punta sui vini che veramente gli piacciono. Ma la scommessa finale Staveley la fa con gli algoritmi: traccia attentamente le quotazioni, incrocia i valori, mette a confronto i territori. È così che il vino fa bene al portafoglio.

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