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Allegrini 2018
ARTE E CULTURA

La statua di Washington voluta da Jefferson, realizzata da Canova, tra Usa, Italia e vino

Una storia affascinante, diventata mostra alla Frick Collection di New York, curata da Xavier Salomon, premiato dalla griffe dell’Amarone Allegrini

Partita dal porto di Livorno nel 1820 verso gli Stati Uniti, come ha fatto per decenni il vino italiano, la statua di George Washington, primo presidente Usa, realizzata da Antonio Canova, il primo artista davvero internazionale, anche attraverso le indicazioni di Thomas Jefferson, altro presidente degli States, appassionato di vino italiano ed in particolare di Montepulciano, oggi patria del Vino Nobile, e uomo che “importò” la viticoltura in Usa, ha avuto una storia appassionante, sfiorata anche dal vino. Una storia anche “tragica”, a suo modo, visto che la statua venne distrutta da un incendio che nel 1831, distrusse il Campidoglio di Raleigh, Capitale della North Carolina, dove la statua trovò dimora. Una storia, quella della statua del primo presidente Usa, commissionata da un artista italiano, che è anche una delle prime grandi testimonianze della passione americana per la cultura italiana, fondamentale anche per la costruzione del successo del wine & food made in Italy di oggi, negli States. Una storia ricostruita con un lavoro di ricerca certosino, tra documenti, lettere, bozzetti e frammenti ritrovati, da Xavier Solomon, giovane e brillantissimo curatore della celebre Frick Collection di New York (e già collaboratore, tra gli altri, al Brithish Museum e alla National Gallery di Londra, e curatore delle collezioni d’Arte Barocca al Metropolitan di New York), premiato con l’edizione n. 6 del Premio Allegrini “L’Arte di mostrare l’Arte” 2018, per la mostra Canova’S George Washington, allestita a Manhattan da maggio a settembre di quest’anno.
“Questa mostra - ha spiegato Xavier F. Salomon nella lectio magistralis di scena a Villa della Torre, tra le più belle ville della Valpolicella di proprietà della celebre realtà dell’Amarone Allegrini - racconta l’amicizia tra gli Stati Uniti e l’Italia già dalla nascita degli Stati Uniti, e la bellezza dell’arte italiana come veicolo di diplomazia. La statua di George Washington del Canova è un simbolo ed è una storia che va fatta conoscere”.
“È quasi un dovere per noi - ha sottolineato Marilisa Allegrini - avere questa sensibilità per il mondo dell’arte. Premiando quest’anno l’America, premiamo un Paese a noi particolarmente caro da molti punti di vista, e molto importante anche per la distribuzione dei nostri vini”.
Una statua che, in molti modi, si lega al mondo dell’agricoltura e del vino: a volerla fu Thomas Jefferson, come detto appassionato di vino italiano ed agricoltore, nella sua tenuta di Monticello, in Virginia, per celebrare il primo presidente degli Stati Uniti, rappresentato nell’atto di firmare l’addio alla vita politica, che scelse nonostante le richieste di un terzo mandato. Gli abiti romani che Canova fece “indossare” a Washington sono riconducibili a quelli di Lucio Quinzio Cincinnato, condottiero romano che, nel 458 a.C., dopo la vittoria sugli Equi, lasciò il potere ritornando all’attività di agricoltore. Come fece lo stesso Washington, alla fine del suo secondo mandato, dopo aver dato vita a quella che è diventata, oggi, la più grande democrazia del mondo.
“Salomon - si legge nelle motivazioni del premio, consegnato da Giancarlo Mastella, direttore di Villa Della Torre e membro della giuria - ha il merito di aver fatto conoscere agli americani le sorprendenti vicissitudini della statua del primo presidente degli Stati Uniti, scolpita dal grande artista italiano a Roma fra il 1817 e il 1820 per il Campidoglio di Raleigh, la capitale del North Carolina. Xavier Salomon ha ricostruito la storia politica e artistica della statua, anche grazie alla collaborazione con il Museo Canoviano di Possagno, prestatore del monumentale modello in scala 1:1 che Canova aveva realizzato per la scultura e dei bozzetti di studio, con il Museo di Bassano, da dove sono giunti i disegni preparatori, e con i musei americani ed europei che hanno fornito dipinti e sculture. Salomon ha condotto una vera e propria operazione di archeologia canoviana, ritrovando a Raleigh, e salvando così dall’oblio, frammenti della statua originaria bruciata, compreso quello prezioso con la firma apposta da Canova”.
Dopo la sua permanenza alla Frick Collection, la mostra sarà ospitata dall’11 novembre dalla Gypsotheca e Museo Antonio Canova di Possagno.
Nelle passate edizioni de “L’Arte di mostrare l’Arte” sono stati premiati i curatori della mostra “Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento”, Davide Gasparotto, Adolfo Tura e Guido Beltramini, Paola Marini e Bernard Aikema per l’esposizione “Paolo Veronese: l’illusione della realtà”, Salvatore Settis, Rem Koolhaas e Fondazione Prada per la mostra Serial/Portable Classic, Luca Massimo Barbero, curatore della mostra di Palazzo Strozzi a Firenze “Da Kandinsky a Pollock. La grande arte dei Guggenheim”, Maria Luisa Pacelli, direttrice del Palazzo dei Diamanti di Ferrara.

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