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VINO E INNOVAZIONE

Le chiusure alternative conquistano i grandi vini: tasting con i Barolo Fontanafredda

Stesso vino, stesso giorno di imbottigliamento, ma tappi (Vinventions) con un livello di permeabilità all’ossigeno diverso: risultati diversissimi

Degustare un vino in base (anche) al tappo. Non solo per capire come si esprimono le caratteristiche del vitigno in un territorio, o in base alle tecniche produttive, ma anche per capire come evolve il vino, protetto in bottiglia da chiusure diverse. Una degustazione-esperimento, aperta al pubblico, che è andata di scena, ieri, a Eataly Milano, con un tasting firmato da Vinventions, gigante delle chiusure alternative al sughero, e che oggi tappa una bottiglia su 7 in tutto il mondo, che ha portato nei calici il Barolo Docg del Comune di Serralunga d’Alba 2013 e il Gavi di Gavi Docg 2016, due bottiglie di Fontanafredda, tappati con diverse chiusure che garantiscono diverse permeabilità, tra cui il “Select Green”, il tappo prodotto con polimeri vegetali provenienti dalla canna da zucchero, scelto dalla storica cantina del Piemonte e delle Langhe, che quest’anno ha celebrato la prima vendemmia al 100% biologica e ha scelto i tappi Vinventions anche per una questione si sostenibilità.
Il confronto più che tra vini, che erano (in origine) gli stessi (stesso prodotto, stesso giorno di imbottigliamento), era tra i tappi che avevano un diverso grado di permeabilità all’ossigeno. Il test, guidato da una docente della Fondazione italiana Sommelier, intendeva far scoprire l’impatto che chiusure diversa hanno sui vini. L’obiettivo dell’esperimento, infatti, non era quello di provare quale chiusura fosse migliore rispetto a un’altra, quanto quello di evidenziare le conseguenze che il tipo di chiusura ha sul vino. L’assaggio dei Fontanafredda seguiva questa regola: stesso vino, stesso giorno di imbottigliamento, ma tappi con un livello di permeabilità all’ossigeno diverso l’uno dall’altro. Il risultato? Il colore, la struttura, il gusto e l’olfatto cambiavano significativamente. I vini con la chiusura più “aperta” erano più pronti e incontravano maggiormente il gusto del consumatore, quelli ancora più chiusi erano preferiti dagli enologi che li trovavano più complesso.
“Il tappo svolge un ruolo decisivo per proteggere e garantire la maturazione del vino, proprio come succede con le botti”, ha spiegato Antonino La Placa, direttore commerciale Italia e Sud Europa di Vinventions. “Per questo il nostro team di ricerca ha approfondito il rapporto tra ossigeno e vino attraverso la chiusura e oggi siamo in grado di dare ai produttori una garanzia di prestazioni omogenee e sostenibili anche su grandi vini come il Barolo”.
Il tappo Nomacorc - ha spiegato l’azienda - consente all’enologo di gestire l’ossigenazione e quindi di avere il controllo sullo sviluppo del vino. E permette di rendere uniformi le bottiglie che “calzano” lo stesso tipo di chiusura, perché il vino mantiene la caratteristiche organolettiche disegnate dall’enologo, che decide quanto ossigeno far entrare in bottiglia. Una scelta che può essere fatta, per esempio, pensando al gusto del mercato e alla lunghezza del viaggio. Il vantaggio è anche un altro: visto che non si utilizza il sughero, non possono esserci bottiglie che sanno di tappo.
Il problema del sentore di tappo nei vini chiusi con tappi di sughero monopezzo riguarda ancora circa tra il 3% e il 5% dell’intera produzione a causa di una sostanza che si chiama Tca (tricloroanisolo), ha spiegato l’azienda. Con questa percentuale, ogni giorno un milione di bottiglie viene buttata via perché sa di tappo. “Un difetto che con i tappi alternativi di nuova generazione è stato completamente superato”, ha detto ancora Antonino La Placa, secondo cui Vinventions ormai è arrivata a tappare quasi un quarto delle bottiglie nel mondo.
L’Italia, in questo settore, è il terzo mercato dopo Francia e Stati Uniti, ma dal 2013 il Ministero dell’Agricoltura ha consentito alle Docg di decidere se utilizzare o meno anche un tappo alternativo rispetto al sughero. E questo sta accadendo anche con vini importanti come il Barolo. “A essere escluse dal mercato al momento sono i vini regolati da un disciplinare che prevede espressamente il tappo in sughero come per esempio il Ghemme Gattinara, il Chianti Classico e il Brunello di Montalcino”, spiega La Placa.
Bottiglie off limits a parte, il prossimo step di Vinventions - che già copre una vasta gamma, dai “plantcorc”, tappi ricavati da materiali vegetali riciclabili, con Nomacorc, ai tappi sintetici (con Syntec), dai tappi naturali (con Ohlinger) ai tappi a vite (con Vintop e Alplast) - sono le bollicine. “Abbiamo ultimato la sperimentazione del tappo Zest”. Una chiusura alternativa al classico tappo a fungo rondellato che lo sostituisce sia dal punto di vista tecnico, ma anche sull’immagine perché ricorda quello naturale. L’obiettivo di Vinventions è quello di diventare il più innovativo diffuso fornitore di soluzioni complete di chiusura per il vino fermo, ma anche degli spumanti. Un obiettivo ambizioso per un’azienda nata soltanto tre anni fa, voluta da Marc Noël che l’ha creata insieme a investitori a lungo termine come Bespoke Capital Partners.

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