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L’espresso

“La Guida d’Italia” … Barbaresco & Co. L’Espresso incorona Piemonte e Toscana come motori dell’enologia. Alto Adige al vertice, crescono Valtellina e Aglianico del Vulture. Ecco la mappa della qualità … Soave come un mazzo di rose e fiori d’arancio, violette, prugne e liquirizia. In bocca magnifico per avvolgenza, delicatezza di tatto, intensità di sapore. Con un finale spettacolare. Dopo l’assaggio il giudizio non ammette repliche, per il Barbaresco Asili 2006 I Paglieri di Roagna. Alfredo Roagna e il giovane figlio Luca, vignaioli d’altri tempi con 15 ettari di proprietà nelle Langhe, tra Barbaresco e Castiglione Falletto, conquistano la palma della migliore bottiglia della Guida “I vini d’Italia 2012” de “l’Espresso”. L’unica ad aver meritato il massimo punteggio: 20 ventesimi. Una piccola rivincita sul più blasonato Barolo, che si misura con un’annata non memorabile, e un punto fermo da cui partire per raccontare un universo, quello del vino italiano, sempre più variegato e difficile da decifrare. I produttori italiani sembrano andare in ordine sparso, nono ante l’impegno delle associazioni di vignaioli e delle camere di commercio. Al di là dei cliché, la moltiplicazione delle scelte strategiche, l’allegra anarchia insomma, è una realtà palpabile. Alle manifestazioni ufficiali le altre regioni del mondo si presentano più compatte rispetto all’Italia e riescono a promuovere meglio i loro prodotti”, spiega Fabio Rizzari, che ha curato insieme al “compagno” di blog Ernesto Gentili (www.espresso.repubblica.it) la Guida diretta da Enzo Vizzari. Al termine dell’impresa - circa 20 mila vini assaggiati, circa 2.300 aziende e 10 mila vini recensiti - hanno disegnato la nuova geografia del vino di eccellenza: il Piemonte e la Toscana continuano a essere i motori centrali dell’enologia di qualità, tallonati a passi spediti dall’Alto Adige. La Valtellina torna a occupare un ruolo di rilievo, come i rossi del Nord Piemonte, dai Gattinara ai Boca, dai Ghemme ai Lessona, una zona che in virtù dei cambiamenti climatici può contare su una maggiore costanza sui livelli alti. I rossi laziali si rafforzano, primeggiano il Brunello di Montalcino e il Chianti Classico, al Sud gli Aglianico del Vulture si confermano tra i primi vini della Penisola per originalità e profondità e in Sardegna si distinguono la Malvasia di Bosa e la Vernaccia di Oristano. Un patrimonio che il mondo ha imparato ad apprezzare. a giudicare dalle stime di Coldiretti: se verrà mantenuto lo stesso ritmo di crescita della prima metà dell’anno, nel 2011 le esportazioni di vino italiano registreranno il record di 4 miliardi di euro. Con picchi vertiginosi verso Russia (+44 per cento) e Cina (+126 per cento).
Un dato è certo: la carica inarrestabile dei vini a prezzi contenuti, come effetto della crisi economica prolungata che assottiglia i budget delle famiglie. Ben 65 dei 225 vini dell’eccellenza, giudicati da “5 bottiglie” - il 30 per cento del totale dunque - hanno un costo di partenza di circa dieci euro, o anche meno. Rossi e bianchi, da Nord a Sud, dal Cannonau di Sardegna Sonazzos 2007 Gostolai (19 ventesimi), tra gli 8 e i 9 euro, fino all’economicissimo calabrese Cirò Rosso Classico 2010 Caparra&Siciliani, tra i 5 e i 6 euro (17.5). Nella guida i 20 migliori acquisti dell’anno sono segnalati a parte, tenendo presente anche la loro reperibilità. “Quest’anno l’asticella della qualità si è alzata di molto. Per la prima volta, molti vini ai vertici dell’enologia hanno prezzi decisamente abbordabili”, spiega il curatore Ernesto Gentili: “Ad eccezione dei grandi marchi riconosciuti in tutto il mondo, come il Barolo Monfortino o il Sassicaia, che hanno un prezzo elevato che si rivaluta di anno in anno, oggi il mercato seleziona in base al prezzo”. E così molti produttori si sono adeguati. Se dieci anni fa bastava fare la prima etichetta molto buona e il resto della produzione sufficiente, oggi molte case vinicole dedicano grande cura e attenzione anche ai prodotti di base. Perché i consumatori e gli appassionati cercano la qualità e non i nomi altisonanti a tutti i costi, e soprattutto vanno a caccia di novità. “Nelle terre del Chianti Classico sì trovano bottiglie più eccellenti nei vini di base che tra le Riserve”, puntualizza Gentili. Il Chianti Classico 2008 Castello della Paneretta (18.5 ventesimi), ad esempio, risulta tra le bottiglie più interessanti sotto il profilo qualità-prezzo (12-14 euro). Un ginepraio, dunque, nel quale è difficile districarsi, il frutto dell’evoluzione degli ultimi quattro decenni, che ha portato gli operatori del settore ad avere visioni e tecniche molto differenziate, tutte legittime. Se fino agli anni Settanta il vino si faceva con approssimazione e con risultati altalenanti, il ventennio successivo è stato segnato dal “rinascimento enologico” basato su un eccesso di fiducia nelle tecniche di cantina. Note dolci e speziate derivanti dall’uso di botti piccole, note di frutto più sottolineate, vini corretti ma privi di un carattere distintivo, da uve internazionali. Fino all’ennesima inversione di rotta. “Negli ultimi sette - otto anni molti produttori si sono ribellati all’omologazione delle tecniche”, spiega Rizzari: “Oggi il territorio e la tradizione vengono considerati unici: un vino calabrese non potrà mai essere imitato da un ligure o un piemontese. Al tempo stesso, tuttavia, c’è chi continua a fare il vino come vent’anni fa e chi si spinge verso l’agricoltura biologica e biodinamica. E un segno di vitalità ma significa anche che il panorama è più che mai complesso, variegato e sfrangiato. Il compito della guida è distinguere tra la qualità reale e quella “scimmiottata”, solo imitata”. Gli autori della Guida sono convinti che ogni vino racconti un territorio, una storia fatta di persone, luoghi e tradizioni. Al di là del voto attribuito alla singola bottiglia, quello che conta è l’affidabilità delle singole aziende vinicole, la costanza nella qualità, la tenuta nel corso degli anni. Le “tre stelle” sono il riconoscimento più ambito, uno spazio in cui si entra e da cui si esce solo dopo una meditata valutazione. Ha dovuto faticare non poco l’unico produttore che nella Guida 2012 è salito da due a tre stelle, l’azienda Rinaldi Giuseppe, tra Barolo e Monforte, che produce Barolo ma anche Langhe Nebbiolo, Dolcetto d’Alba e altri vini tipici delle Langhe. Quest’anno, per la prima volta, alle consuete categorie (da una a tre stelle) si aggiunge la “stella bianca”, il simbolo che segnala un’azienda da tenere d’occhio, che si è distinta per la netta crescita. “Quando si esporta un vino non si spediscono all’estero solo le bottiglie ma uno stile di vita, un modo di consumare il vino, vale a dire a tavola”, conclude il curatore Gentili: “I nostri giudizi riflettono questa impostazione. Rispetto alla critica americana, che privilegia i vini muscolari e potenti da bere anche alle cinque del pomeriggio, in Italia i vini devono essere più leggeri e bevibili, unire carattere ed eleganza. Per intenderci, gli americani non premierebbero mai un Lambrusco”.


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